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25 Gennaio 2017

Regione Toscana modifica il regolamento sulle autorizzazioni ed obbliga gli studi odontoiatrici ad avere un defibrillatore


Altra tegola si sta per abbattere sugli sudi odontoiatrici. La Regione Toscana, con la Legge regionale n° 50, ha modificato la L.R. 5 agosto 2009 n°51 "Norme in materia di qualità e sicurezza delle strutture sanitarie: procedure e requisiti autorizzativi di esercizio e sistemi di accreditamento", introducendo nuovi adempimenti.

"Questa nuova legge -spiega ad Odontoiatria33, segnalandoci la notizia, il dott. Renato Mele, rappresentante toscano nella Consulta ENPAM della libera professione- tra le altre cose, ha sostituito l'articolo 48 sui contenuti obbligatori del regolamento di attuazione rendendo così necessario a procedere all'abrogazione del regolamento, approvato, con decreto del Presidente della Giunta regionale 61/R/2010 ed alla contestuale approvazione di un nuovo regolamento al fine di avere una riscrittura esaustiva e puntuale delle norme di attuazione".

Il nuovo regolamento viene approvato a fine novembre 2016 e tra le nuove disposizioni inserite, quella che prevede l'obbligo per tutti gli studi sanitari liberi professionali di possedere un defibrillatore.

"Il passaggio legislativo che si è occupato di tale questione -continua Mele- è il Decreto del Ministero della Salute del 18 marzo 2011, "Determinazione dei criteri e delle modalità di diffusione dei defibrillatori automatici esterni" con la finalità dichiarata di promuovere la diffusione e l'utilizzo dei defibrillatore. Norma che demanda alle Regioni individuare le attività per le quali il soggetto esercente è tenuto a dotarsi a proprie spese di defibrillatori...".
E la Toscana, stano al nuovo regolamento, sembra averli individuati.

Critico verso la norma, il dott. Mele si chiede quali interessi ci siano dietro questo obbligo.

"Intanto mi domando -dice- è vero o no che, prima ancora del defibrillatore, nei casi di arresto cardiaco improvviso, sono necessarie le corrette manovre di rianimazione cardio-polmonare? E allora perché tanta attenzione sull'ultimo anello della catena della sopravvivenza senza aver potenziato le conoscenze del più importante, semplice, e più economico, BLS? Perché voler diffondere a tappeto la presenza dei defibrillatori in tutti i luoghi, aperti e chiusi? E' lecito pensare che ci sono interessi commerciali in gioco?"

Mele, che non mette in discussione l'utilità di questi strumenti, ricorda però che gli stessi "funzionano solo in due precise tipologie di arresto cardiaco, escludendosi tutte le numerose altre. Ed anche in questi casi, purtroppo, non sempre riescono a salvare la vita. Altro fattore da tenere in considerazione è quello dei luoghi dove questi gravissimi eventi si verificano. Solo nel 5% dei casi l'arresto cardiaco si verifica sui posti di lavoro, eppure la presenza contemporanea di più soggetti, la cui attività può comportare anche impegno fisico, dovrebbe incidere statisticamente in senso favorevole al numero di eventi".

Contro la norma si sono già attivate le sigle sindacali di settore locali che hanno chiesto un urgente incontro con la Regione e sono pronti a presentare, tramite il loro legale, un ricorso straordinario al Capo dello Stato. Da capire, anche, se la norma si applicherà anche per le strutture già autorizzate. E sembrerebbe proprio di si.

Nor. Mac.

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