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11 Maggio 2020

Disinfettanti e detergenti per i pazienti in sala d'attesa: quale percentuale di alcol?

Federfarma ha chiesto chiarimenti in merito ad una comunicazione del Ministero su disinfettanti da utilizzare anche in sala d’attesa. Quale deve essere la percentuale corretta di etanolo (alcol) per il lavaggio delle mani?

Lorena Origo

Tra le procedure indicate come necessarie da attivare in studio in fase di accoglienza del paziente, ma anche in quella di dimissione, vi è il lavaggio delle mani.
La bozza delle Indicazioni ministeriali ufficializzate virtualmente dal Vice Ministro alla Salute Paolo Sileri, prevede due possibilità: o con soluzione alcolica, anche in gel, o con acqua e sapone. Per entrambe serve un dispenser per l’erogazione ed il rispetto del protocollo previsto dal WHAO nel 2009, (riprodotto anche graficamente nelle Indicazioni ministeriali).

Ma per la soluzione alcolica, quali devono essere le percentuali di alcol: tra il 60 ed il 70% o non inferiore al 70%.

A porre la questione è stata nei giorni scorsi Federfarma ponendo anche un problema di reperibilità dei prodotti e di costo.

Rivolgendosi al Ministero della Salute, all’Istituto Superiore di Sanità e al Comitato Tecnico-Scientifico della Protezione Civile, Federfarma ha chiesto alcuni chiarimenti in merito a quanto apparso relativamente ai disinfettanti facendo riferimento alla comunicazione apparsa sul sito del Ministero riguardante le indicazioni aggiornate sui prodotti disinfettati e detergenti, in particolare sulle modalità d’uso e sulle percentuali di efficacia dei prodotti da utilizzare, per esempio, in sala d’attesa, dove viene indicato che “per il lavaggio delle mani, la percentuale di etanolo (alcol) non deve essere inferiore al 70%”.

“Sul punto” scrive Federfarma “occorre preliminarmente rilevare che l’indicazione di cui parliamo – quella appunto che indica una percentuale non inferiore al 70% di alcol – si pone in contrasto con quelle fornite dall’Istituto Superiore della Sanità (ISS), che indicano una concentrazione compresa tra il 60 e il 70%. Infatti:

  • sul sito dell’ISS, sezione EpiCentro, è presente tra i materiali divulgativi l’opuscolo curato dalla ‘Task Force Comunicazione ISS’ del 28 febbraio che al punto 1 riporta ‘è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol al 60%’ ;
  • sempre sul sito dell’ISS, sezione EpiCentro ‘Informazioni Generali’, sono pubblicate le FAQ aggiornate al 26 marzo che riportano l’indicazione ‘è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol con almeno il 60% di alcol’; questa informazione è presente anche su altre FAQ del sito dell’ISS consultabili a questo link:  (Il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l’infezione. Bisogna lavarsi le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per ameno 20 secondi, meglio 40-60. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol con almeno il 60% di alcol’);
  • sul sito del Governo accanto all’infografica sui comportamenti da seguire, è presente la frase ‘è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol al 60%’.”

“Questa palese difformità di indicazioni” prosegue la Federazione Unitaria dei Titolari di Farmacia Italiani “evidenzia profili critici che impongono un immediato pronunciamento da parte delle amministrazioni".

"È appena il caso di sottolineare -continua Federfarma- l’incertezza derivante dall’aver dispensato, fino ad oggi, prodotti (legittimamente contenenti le percentuali di alcol indicate da parte pubblica) la cui efficacia anti-COVID risulta da verificare. Parimenti, occorre stabilire la sorte dei numerosi prodotti di origine industriale che contengono concentrazioni di alcol comprese tra il 60 e il 70 per cento, che risulterebbero a questo punto inidonei a un’azione anti-COVID".

"A tale ultimo riguardo, si evidenzia che – al di fuori dell’intervenuta esigenza di strutturare misure di contrasto all’emergenza sanitaria in atto, in termini di lex specialis – i prodotti che vantano attività disinfettante ricadono, a regime, in due distinte tipologie: presidi medico chirurgici e biocidi. L’immissione in commercio di tali prodotti risponde, in via ordinaria, a normative specifiche di settore che prevedono il rilascio di autorizzazione/registrazione da parte del Ministero della salute, all’esito di opportuni controlli che ne valutino la sicurezza per il consumatore e per l’ambiente nonché l’efficacia nelle condizioni di uso indicate e autorizzate. Non sembrerebbe dunque coerente con tali normative di settore, in via ordinaria, l’indicazione di una percentuale minima di alcol etilico quale parametro discriminante per garantirne l’efficacia".

"Sotto un profilo tecnico-scientifico – viene precisato nel rappresentare l’esigenza di conoscere su quali evidenze scientifiche si basi la nuova informazione – occorre poi segnalare che il dato pubblicato sul sito del Ministero della Salute non chiarisce se la previsione di una ‘percentuale di etanolo (alcol etilico) non inferiore al 70%’ si riferisca alla percentuale in volume. E, anzi, si evidenzia che il dato pubblicato non solo non specifica se peso su peso o volume su volume, ma non riporta neanche il valore di concentrazione massima, il che potrebbe indurre a utilizzare, inefficacemente, alcol puro".

"Non potrà certo sfuggire -conclude la nota- che l’effetto delle indicazioni di innalzamento della percentuale di alcol nei prodotti di cui trattasi potrebbe essere quello di determinare una carenza di gel o soluzioni sull’intero territorio nazionale e un conseguente aumento dei prezzi, dal momento che la maggior parte dei prodotti ha concentrazioni superiori al 60% ma inferiori al 70%”.

Photo Credit: Fotoracconti.it

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