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01 Luglio 2024

Elezioni Commissioni Albo degli Odontoiatri, sarà l’anno delle donne?

Solo 8 presidenti provinciali CAO su 106 sono donne, le consigliere il 15% del totale. Per capirne i motivi abbiamo sentito due candidate presidente: la dott.ssa Frojo e la dott.ssa Pavese 


a Sx la presidente Frojo a destra la presidente Pavesea Sx la presidente Frojo a destra la presidente Pavese

Il semestre che ci accompagnerà alla fine di questo 2024, sarà caratterizzato dalle elezioni per il rinnovo delle Commissioni provinciali Albo Medici e Albo odontoiatri ed alle composizioni delle varie OMCeO. Nei primi mesi del 2025 si svolgeranno poi le lezioni per eleggere i componenti nazionali della FNOMCeO e della Commissione Nazionale Albo Odontoiatri. 

Come ogni elezione ci si interroga, più noi media che gli elettori, se l’oggettivo aumento delle iscritte all’Albo porterà un aumento dei componenti delle varie Commissioni provinciali o addirittura dei presidenti provinciali CAO. A marzo 2024 le donne iscritte ai vari Albi provinciali erano il 37% del totale, percentuale che sale al 45% sei si considerano solo le under 49.  

Ma le CAO sono invece ancora governate dagli uomini.

Secondo i dati forniti ad Odontoiatria33 dalla FNOMCeO, sui 106 presidenti provinciali CAO sono 8 le presidenti, 18 le vicepresidentesse mentre dei 544 consiglieri le donne sono 82. 

Per capire come mai la guida dell’Ordine abbiamo sentito due candidate alle rispettive presidenzeprovinciali, entrambe presidenti CAO ed entrambe ricandidate. 

Sandra Frojo ricopre la carica di presidente della CAO Napoli.Marcella Pavese si ripropone per il secondo mandato alla CAO Asti


Perché sono poche le donne nei posti che contano delle varie CAO?

 “La presenza della donna in incarichi apicali è spesso il frutto di un processo lento, faticoso e troppo spesso conflittuale di valorizzazione delle differenze”, ci dice la dott.ssa Frojo sottolineando che la CAO di Napoli si è sempre distinta per la presenza femminile dei suoi componenti. “Bisogna riconoscere una certa resistenza da parte di uomini affermati in ambito professionale a dividere gli spazi decisionali. I giovani e le donne hanno dalla loro una maggior carica di passione ed impegno e spesso sono più inclini nel promuovere la condivisione delle responsabilità e incoraggiare la partecipazione attiva di tutti nelle decisioni, può quindi risultare disorientante per chi ha sempre operato secondo logiche ben precise di controllo e comando.  Generalizzare però è sempre un errore”. 

Più pratica la motivazione data dalla dott.ssa Pavese: “nella realtà della CAO di Asti che presiedo (183 iscritti) lo spazio per le donne sicuramente c’è. Mancano in effetti colleghe che si propongano, ma mancano anche colleghi che si propongano. Questo secondo me dipende in primis dal fatto che è ben chiaro a tutti che  fare parte della CAO comporta onori ma anche oneri: la Conoscenza del Codice Deontologico e della Legislazione  sanitaria nazionale e regionale va integrata con l’acquisizione di nuove competenze su materie quali  economia delle imprese e diritto in tema civililistico, penalistico ed amministrativo, ed in questo senso voglio ricordare il sostegno della CAO Nazionale e della FNOMCEO alla formazione dei neopresidenti con il Corso di Formazione Presidenti CAO annualmente organizzato. Essere componenti CAO non solo di nome ma anche di fatto è una sfida, rappresentata dal conciliare un incarico istituzionale  (che ricordo non essere retribuito nella quasi totalità  delle CAO provinciali) di grande responsabilità ed impegno per quanto concerne il doveroso impegno nello studio e nel continuo e  costante aggiornamento, con l’ attività professionale e con  la famiglia, e sappiamo essere  fisiologicamente più impegnativo per la donna che per l’uomo il bilanciamento lavoro-famiglia”. 


Stessa difficoltà di impegnarsi si rileva per i giovani, facciamo notare. 

Indubbiamente”, dice la dott.ssa Pavese. “L’impressione è che fare parte di una CAO non sia l’obiettivo dei giovani odontoiatri, credo anche per una mancanza di informazione su che cosa è l’Ordine ed in particolare la CAO, che spesso viene messa da alcuni colleghi indipendentemente dall’età anagrafica o professionale nel calderone delle Associazioni di Categoria. Poi ci sono le difficoltà di coinvolgimento dei giovani agli eventi formativi ordinistici che sarebbero loro estremamente utili per evitare sanzioni disciplinari legati all’ignoranza delle norme del Codice di Deontologia Medica ed alle leggi e regolamenti vigenti.Con la recente introduzione dell’insegnamento all’ultimo anno del Corso di Laurea in odontoiatria e protesi dentaria ‘Avvio alla professione’ e la presenza nella Commissione dell’Esame di Stato di membri della CAO che pongono quesiti riguardanti il Codice di Deontologia Medica ed gli aspetti regolamentativi e normativi della Professione la formazione dei nuovi odontoiatri sarà più completa”.  

Chi conosce particolarmente il mondo dei Giovani è la dott.ssa Frojo che nel suo mandato da presidente CAO Napoli ha attivato molte iniziative dedicate a giovani odontoiatri.“L’inizio della professione odontoiatrica è complicato da una serie di ostacoli che vanno dalla scarsa conoscenza della burocrazia e delle norme ma anche dal non conoscere gli strumenti messi a loro disposizione dagli Ordini di Il percorso di condivisione e confronto maturato nella Commissione Giovani Odontoiatri dell’OMCeO Napoli ha evidenziato la necessità di far chiarezza su alcune tematiche, per  sostenere al meglio i giovani colleghi che si approcciano al mondo del lavoro con la pubblicazione di una ‘bussola’ che viene aggiornata in occasione del Giuramento di Ippocrate. Tanti gli argomenti affrontati dall’abilitazione alla PEC; dall’apertura della partita IVA all’assicurazione professionale; dalla scuola di specializzazione agli ECM, fino a una riesamina di tutti i ruoli che l’Odontoiatra può essere chiamato a svolgere (consulente, dipendente, specialista ambulatoriale, titolare di studio professionale singolo o associato) con suggerimenti anche di carattere etico e deontologico. Uno dei nostri prossimi obiettivi sarà proporre iniziative di mentoring nell’acquisizione e consolidamento di competenze digitali, ma anche nel rafforzamento delle capacità relazionali ed emotive”. 


Candidate alla guida delle proprie CAO provinciali si dividono, ma si riuniscono nella conclusione, quando chiediamo se potrebbe essere giusto e utile battersi per una parità di genere per legge anche nei posti dirigenziali, se fosse necessario prevedere una percentuale obbligatoria di donne candidate?  

Credo che ogni CAO provinciale abbia le sue peculiarità, ma non credo generalizzando, che a livello ordinistico ci sia necessità di battersi per una parità di genere”, dice la dott.ssa Pavese motivando la risposta. “L’accesso ai Corsi di laurea in Odontoiatria dimostra chiaramente che la predominanza numerica maschile è solo un ricordo. Penso che l’esiguo numero di Presidenti CAO donna rispecchi un momento di predominanza maschile in ambito universitario che ormai è stato superato. Il tempo darà ragione”. 

Più articolato il ragionamento della dott.ssa Frojo.“Gli studi dimostrano che, quando vengono applicate le quote di genere, le imprese hanno Consigli di amministrazione caratterizzati non solo da una più forte componente femminile ma anche da membri più giovani e con una formazione superiore. Le quote di genere sembrano quindi modificare il processo di selezione in generale. Queste dinamiche evidenziano la necessità di un cambiamento culturale all’interno degli Ordini ma temo che il processo di parità continuerà ad essere lento e legato soprattutto ad una ormai inesorabile femminilizzazione della professione medica e odontoiatrica”. 


Infine una riflessione per capire le eventuali criticità e limitazioni rispetto ai colleghi maschi dell’esercitare la professione da donna e cosa dovrebbe migliorare? 

Una domanda che meriterebbe una intervista dedicata”, dice la dott.ssa Frojo. “Un punto importante è certamente il gender pay gap fra i sessi. Premesso che a livello normativo i contratti non prevedono una differenza salariale nei generi, va notato che esistono meccanismi basati sulla presenza, determinanti sia per la retribuzione che per la carriera, così come meccanismi di accesso alla pensione basati sull’anzianità contributiva che continuano implicitamente a penalizzare le donne che dedicandosi maggiormente degli uomini al lavoro di cura scontano percorsi lavorativi più discontinui”. 

A mio parere non si può parlare di criticità o limitazioni professionali formali basate sul genere”, sostiene la dott.ssa Pavese. “Certo è chiaro come le donne spesso affrontino maggiori pressioni per bilanciare la carriera con le responsabilità familiari e questo è una sfida in una professione che richiede già di per sé  lunghi orari di lavoro ed una disponibilità costante alle emergenze. Non di meno è evidente che ci sino realtà in cui esistono ancora discriminazioni sottili o minore fiducia da parte di alcuni pazienti o colleghi a causa di barriere culturali. Mi sento però di affermare che il genere femminile mostra anche nell’ambito della professione odontoiatrica un valore aggiunto rispetto a quello maschile: una mentalità più aperta, coinvolgente ed una indiscussa predisposizione al multitasking che fa si che molte donne abbiano successo nell’odontoiatria e contribuiscano significativamente al progresso della professione”. 


Ultima domanda è legata al proprio programma elettorale, per capire quali gli obiettivi se saranno elette. 

Le risposte sono state molto istituzionali, legate alla funzione dell’Ordine come organo sussidiario della Stato. 

L’impegno della dott.ssa Frojo è quello di continuare a lavorare “per garantire che i diritti degli odontoiatri e dei pazienti siano tutelati nel pieno rispetto del nostro codice deontologico e dare a tutti i colleghi accesso a opportunità di formazione continua per migliorare la qualità delle cure fornite ai pazienti. Anche in tema di informazione cercando di divulgare il più possibile rapidamente gli aggiornamenti normativi - fiscali -amministrativi. Saremo pronti per la promozione di iniziative educative e campagne di sensibilizzazione rivolte alla popolazione sulle patologie orali, per il migliorare l'accesso alle cure odontoiatriche alle fasce di popolazione più fragili in collaborazione con le istituzioni sanitarie”. 

Favorire e promuovere l’informazione e la formazione sui temi deontologici, normativi ed etici è anche l’obiettivo della dott.ssa Pavese. “Attraverso la Giornata Odontoiatrica Astigiana offriamo ai nostri colleghi un aggiornamento mirato e gratuito su questi temi, lo scopo è quello di spiegare le regole da rispettate e se poi non vengono rispettare nostro compito sarà quello di convocare l’iscritto per capirne i motivi ed eventualmente sanzionarlo”.    


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