Da anni la Sanità integrativa è indicata come lo strumento che può aiutare i cittadini ad ottenere prestazioni sanitarie fuori dal SSN senza intaccare il proprio portafoglio ed agli operatori sanitari lo strumento che può riportare i pazienti negli studi, soprattutto di quelli odontoiatrici.
Welfare integrativo che non ha ancora sviluppato tutte le sue potenzialità in tema di adesioni dei cittadini anche se la crescita del settore è costante, ed importante: al 2014 sono 290 Fondi integrativi operanti, che hanno erogato circa 2 miliardi di euro in prestazioni sanitarie.
La conferma di come questo settore si in fermento ma necessiti ancora di maturare arriva dalla V edizione del Welfare Day il tradizionale evento dedicato al Welfare Integrativo svoltosi a Roma la scorsa settimana.
L'attuale modello di Welfare Integrativo, stando ai dati presentati, è rivolto principalmente al lavoro dipendente e questo per via delle politiche fiscali connesse che premiano i contratti di lavoro che comprendono questa forma di assistenza.
Ed infatti oltre il 55% dei lavoratori dipendenti aderisce a una forma Sanitaria Integrativa e quasi il 40% beneficia di una forma pensionistica complementare. I lavoratori autonomi presentano dei tassi di adesione alla Sanità Integrativa (poco meno del 15%) ed alla previdenza complementare (appena superiori al 5%) notevolmente più contenuti. Dai dati emersi dalla ricerca effettuata da RBM Salute e presentata durante l'evento, oltre l'80% degli italiani non dispone di una forma Sanitaria Integrativa.
Nel 2013 la spesa sanitaria privata dei cittadini ha raggiunto 26,9 miliardi di euro (circa 485 euro pro capite per cittadino) superando il 20% della spesa sanitaria totale. Le forme Sanitarie Integrativa hanno intermediato quasi 4,5 miliardi di euro, pari al il 15% della spesa sanitaria privata. Benché la quota più elevata di spesa sanitaria privata si registri nel Nord Est (il 26,72%), il ruolo delle forme Sanitarie Integrative è più significativo nel Nord Ovest ove viene intermediata oltre il 50% della spesa sanitaria privata coperta dalla sanità integrativa. Pur a fronte di una quota di spesa sanitaria privata inferiore al Nord Est, il Centro risulta la seconda area geografica per livello di spesa intermediata dalle forme Sanitarie Integrative.
"A tal proposito i livelli di tutela e di sostegno al reddito garantiti dal pilastro pubblico sono molto differenziati tra le diverse regioni del nostro Paese. La sanità integrativa potrebbe rappresentare una straordinaria risorsa per ovviare a tali sperequazioni territoriali garantendo maggiore equità a tutti i cittadini", ha spiegato Marco Vecchietti (nella foto), Amministratore Delegato di RBM Salute S.p.A., la prima Compagnia Assicurativa in Italia specializzata nel settore salute.
Tra le voci di spesa Out of Pocket in tema di servizi l'odontoiatria e le specialistiche si attestano al 75%. Rilevante comunque rimane il ruolo della diagnostica (50% della spesa per specialistiche) ed in particolare dell'alta diagnostica.
In particolare, per le prestazioni odontoiatriche la ricerca evidenzia come il livello di copertura delle forme Sanitarie Integrative sono piuttosto contenuto. Infatti forme Sanitarie Integrative contrattuali nel 78% dei casi si limitano a garantire la copertura della prevenzione odontoiatrica, nel 69% dei casi assicurano le cure odontoiatriche semplici e solo nel 39% dei casi garantiscono la copertura dell'implantologia, nel 34% della chirurgia odontoiatrica e nel 21% delle spese odontoiatriche di tipo ricostruttivo conseguenti ad infortunio.
La ricerca RBM Salute conferma come anche la spesa odontoiatrica abbia una significativa incidenza sulla spesa privata delle famiglie italiane. Infatti l'importo medio non intermediato dalle forme Sanitarie Integrative è rispettivamente di € 652,01 per l'implantologia, di € 353,59 per le cure odontoiatriche di minore intensità e di € 87,80 per la prevenzione.
Sul fronte dei cittadini l'indagine evidenzia come questi ritengano importante disporre di una forma Sanitaria Integrativa per poter beneficiare di un'assistenza medica continuativa 24/7 (il 38,7% degli intervistati), per tagliare le liste di attesa (32,1%) e per sostenere economicamente i costi delle spese sanitarie dei propri familiari (il 29,2%). La maggior parte degli intervistati, peraltro, evidenzia come una Forma Sanitaria Integrativa, consentirebbe di rendere sostenibili le prestazioni effettuate in strutture private, sempre più ampie (49,4%).
"In quest'ottica, come emerge dall'indagine, la limitazione di operatività delle Forme Sanitarie Integrative ai soli lavoratori dipendenti (e non anche ai relativi nuclei familiari) penalizza significativamente le famiglie italiane, tenuto anche conto della distribuzione media della spesa sanitaria tra i diversi componenti del nucleo", ricorda Vecchietti.
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