Questa settimana non sono riuscito a scegliere un solo argomento da approfondire, troppe le notizie che mi hanno incuriosito sulle quali volevo soffermarmi. Scelgo quindi due evergreen: le convezioni e la pubblicità.
Due “lettere al direttore” hanno toccato la questione convenzionamento. A “scatenare” il dibattito il dott. Francesco Spatafora che ci coinvolge raccontando una vicenda personale con molti spunti di riflessione: un suo “storico” paziente gli comunica che lo deve lasciare perché lo studio non è convenzionato con il fondo integrativo a cui è iscritto. Altro contributo, quello del dott. Tiziano Caprara, uno che sul tema molto ha detto e scritto, in cui affronta il problema da un altro punto di vista: quello del dentista che sceglie, o non sceglie, di convenzionarsi.
Due facce dello stesso argomento che portano alla stessa conclusione: il rapporto che legava fino a qualche anno fa il paziente al proprio dentista, oggi è sempre più messo in discussione.
Nel caso raccontato dal dott. Spatafora: perché il paziente decide di scegliere il dentista indicato dal Fondo integrativo.
In quello evidenziato dal dott. Caprara: il paziente lo ha scelto perché indicato dal fondo e perciò un dentista convenzionato vale l’altro.
Non avendo i titoli per entrare nel dibattito cerco di portare il parere che manca, quello del paziente. E credo che valga per entrambi i casi: si chiama necessità, oppure mercato.
Quel paziente che ha chiamato il dott. Spatafora, credo avrebbe fatto a meno di cambiare il dentista, avrebbe voluto continuare a farsi curare dal suo dentista di sempre, ma per ottenere le agevolazioni economiche previste dal Fondo deve rivolgersi ad altri. Un Fondo che il paziente probabilmente non ha neppure scelto di sottoscrivere ma gli è stato, diciamo, offerto dal suo datore di lavoro, dal suo contratto di lavoro, molto spesso al posto di un aumento di stipendio.
Spesso i dentisti si dimenticano che questo modo di intendere l’assistenza medica (il non badare molto a quale medico ci visita) noi pazienti lo sperimentiamo da sempre quando ci rivolgiamo all’Asl per ricevere cure. Perché alla fine dovremmo farci poi tanti problemi per la salute dei denti? E così la vivono i pazienti che da tempo utilizzano i servizi offerti dal loro Fondo integrativo, scelgono il dentista sulla base della comodità, della simpatia, dell’accessibilità, dei servizi, etc.
Se si vuole evitare questo si devono cambiare le regole.
Una soluzione, da capire quanto praticabile, potrebbe essere quella che il Segretario Sindacale ANDI, Corrado Bondi, propone intervenendo sulla nostra pagina Facebook: offrire all’iscritto al Fondo “un voucher che il paziente possa gestire liberamente” spendendolo dal dentista che vuole. Un voucher che per Bondi toglierebbe “anche il costo di gestione ed il guadagno” per i gestori dei fondi. “Più soldi in mano al paziente che liberamente decide poi il suo dentista”.
Senza nuove regole il paziente sceglierà tra i dentisti convenzionati ed al dentista non rimarrà che scegliere se non convenzionarsi, accettando di perdere alcuni pazienti ma non scendere a compromessi oppure convenzionarsi sapendo, come dice Caprara, che non sempre conviene averli come clienti).
Altro “tema sempre caldo” è quello della pubblicità, che questa settimana abbiamo toccato pubblicando la notizia della nuova campagna pubblicitaria di DentalPro in onda sulle principali reti televisive nazionali. Innanzitutto voglio fare pubblicamente i complimenti all’agenzia Walk.in, che ha creato lo spot ed i legali che li hanno consigliati. Credevo che dopo la sentenza del Consiglio di Stato sulla vicenda di Sarzana, poter fare una campagna pubblicitaria nazionale indicando il nome dei direttori sanitari di tutte le strutture sarebbe stato di fatto impossibile, invece hanno trovato uno stratagemma che valorizza persino la campagna stessa: puntare sul singolo medico che di fatto promuove comunque tutti gli altri. Complimenti.
Ma il tema è un altro e nasce dai commenti che la pubblicazione della notizia ha suscitato in alcuni utenti Facebook che ci seguono. Alcuni ci accusano di essere pagati da DentalPro perché abbiamo dato la notizia dello spot. Possibile per uno spot che viene trasmesso sulle tv nazionali e vuole trovare pazienti nuovi? Che interesse avrebbe DentalPro ad uscire su Odontoiatria33. Poi curioso visto che qualche settimane prima a sbuffare e darci dei “venditi ai liberi professionisti” erano i sostenitori delle Catene per via delle notizie che abbiamo pubblicato sulla sospensione dell’autorizzazione sanitaria del Centro DentalPro di Sarzana. Bene, se ci criticano tutti vuole dire che siamo obiettivi.
Altri interventi, più seri ed interessanti, affrontano invece le varie questioni legate al tema: l’impossibilità per il piccolo di competere, il fatto che il dentista non deve vendere (peraltro lo spot racconta di un paziente che si è trovato bene e non si accenna al costo della prestazione), il rispetto delle regole.
Come spesso capita su questo tema, poco c’è da dire. Le regole premettono molto, ma impediscono anche tanto ed ovviamente i budget fanno la differenza. La mia personale considerazione è che questo ultimo spot di DentalPro ,anche con una preventiva verifica da parte dell’Ordine, credo sarebbe stato autorizzato e trasmesso, quindi l’unica soluzione è chiedere di vietare totalmente la pubblicità in ambito odontoiatrico o sanitaria.
Altra considerazione è quella sul messaggio che DentalPro, ma anche l’ultimo spot di Vitaldent seguiva lo stesso obiettivo, sta lanciando. Non si punta più sul prezzo, sul finanziamento, ma si cerca di mettere il camice al proprio marchio (DentalPro, Vitaldent, diventano “il tuo dentista di fiducia”), di fare passare il messaggio che nei loro Centri ci sono tutti quei vantaggi che si hanno andando dal dentista tradizionale, a cominciare dal rapporto diretto con il professionista, con l’aggiunta della “spettacolarità” delle nuove tecnologie.
Fattori positivi che il paziente del dentista tradizionale da sempre mette in pratica. Probabilmente quei dentisti che hanno animato la nostra pagina Facebook con i loro commenti, invece di spaventarsi devono solo spiegare e fare apprezzare ai loro pazienti cosa da sempre fanno: prendersi cura di loro con serietà, professionalità ed etica. In alte parole, farli stare bene.
A quel punto dubito che cambino dentista solo per uno spot.
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