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21 Settembre 2016

Pubblicità sanitaria, la CAO potrebbe chiedere di vietarla e l'incostituzionalità della Bersani. Sanvenero, gli Ordini hanno le mani legate, il rischio per i cittadini è molto alto


E' possibile e giusto applicare tout court le regole del commercio quando è in gioco il Diritto alla Salute dei cittadini?

Per il segretario della CAO Nazionale Sandro Sanvenero (nella foto) la risposta "è una sola un No netto e determinato". Comincia così l'intervista che l'Ufficio stampa FNOMCeO ha dedicato al segretario CAO in vista del Seminario nazionale che a Verona questo fine settimana farà il punto su tutte le questioni aperte intorno al Procedimento disciplinare oltre riunire i presidenti CAO e OMCeO per l'Assemblea nazionale.

Tema dell'intervista la pubblicità sanitaria e la posizione di Sanvenero sulla questione è quella ribadita più volte da tutta la CAO. "Ci vuole cautela a traslare le regole del commercio nella sanità", dice Sanvenero. "E ci dovrebbe essere particolare cautela anche nell'effettuare la pubblicità, che del commercio è l'anima, per vendere salute. Non a caso, nel nostro Codice di Deontologia medica, si usano i termini "informazione sanitaria" e "pubblicità informativa sanitaria". Quest'ultima, in particolare, deve "sempre essere veritiera, corretta e funzionale all'oggetto dell'informazione, mai equivoca, ingannevole e denigratoria".

Sanvenero che torna ad auspicare un nuovo impianto normativo che "sovraintenda e tuteli il consumatore in campo sanitario".

Segretario CAO che ricorda come gli Ordini abbiano il potere di verifica ed eventualmente di sanzione sul tema di pubblicità ingannevole o informazione non veritiera, ma solo sugli iscritti.

"I professionisti così come le STP,-spiega Sanvenero- per esercitare, devono essere iscritti agli Albi e quindi sottoposti al loro controllo, a garanzia della Salute dei cittadini. Al mondo sanitario, e odontoiatrico in particolare, afferiscono però, con varie modalità, una molteplicità di soggetti, catene di franchising, società commerciali, senza arrivare ai casi, da codice penale, di abusivi e ciarlatani. Su tutti questi soggetti, che agiscono palesemente nell'illegalità o in maniera più sfumata e border line, approfittando delle zone d'ombra della normativa, l'Ordine non ha alcun controllo".

E lo scenario ipotizzato dal Segretario non è certo rassicurante. "In questo contesto -dice- non mi stupirei se domani uno di questi soggetti si mettesse a pubblicizzare una nuova cura Stamina o Di Bella. Chi potrebbe intervenire a fermarli? Il giudice penale? Certo: ma solo dopo la morte di qualche paziente. E nel frattempo?"

Ordine professionale quindi con poche frecce al proprio arco o almeno con frecce spuntate.

Per dimostrarlo Sanvenero porta a conoscenza della questione legata alla vicenda del sito parodontite.it.

"Il 10 luglio 2015 abbiamo fatto partire un esposto all'Antitrust, segnalando il sito che, diffondendo - con il pretesto di informare - messaggi ingannevoli su questa patologia, reclamizzava una serie di servizi commerciali. E che i messaggi fossero ingannevoli e falsi non lo dicevamo solo noi. Abbiamo innanzitutto allegato all'esposto un parere della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, una delle più autorevoli società scientifiche in questo campo, che nelle considerazioni conclusive afferma testualmente: "è importante sottolineare come questo sito nella sua globalità tende a presentare come moderno e innovativo un approccio assolutamente non validato dalla ricerca scientifica. Il protocollo diagnostico-terapeutico proposto è basato sull'applicazione di tecnologie falsamente presentate e percepite dal paziente come di punta e pertanto vantaggiose rispetto alle metodiche convenzionali. È evidente il tentativo di creare nei potenziali pazienti eccessive aspettative basate sull'equivoco che la tecnologia sia sempre e in ogni caso utile, senza una reale valutazione del rapporto costo/beneficio".

"Ma non basta. Sempre all'esposto abbiamo allegato il parere del Collegio dei Docenti di discipline Odontostomatologiche - Consulta scientifica che conferma come alcune affermazioni riportate sul sito www.parodontite.it non appaiano supportate da evidenza scientifica. Su queste basi, abbiamo chiesto all'Autorità "l'apertura di una formale indagine volta a verificare l'ingannevolezza del messaggio pubblicitario, adottando altresì, con provvedimento cautelare, ogni misura ritenuta idonea ad impedire il procrastinarsi del danno che deriva anche alla Salute dei Consumatori".

"Purtroppo più di questo non possiamo fare: abbiamo le mani legate"ammette Sanvenero.

"Il sito fa capo a Excellence Dental Network (Edn - i professionisti della parodontite), un'associazione commerciale che non è iscritta ad alcun Albo, né riconducibile in alcun modo a nostri iscritti. Per noi EDN è poco più di un fantasma: e non si può sanzionare un fantasma".

E questo succede per la parondotite, Ma cosa capiterebbe se domani "una di questa società fantasma pubblicizzasse la cura, che so, per il carcinoma orale, sarebbe esattamente la stessa cosa", cheide il segretario CAO

"La denuncia della CAO è chiara -sintetizza Sanvenero- ci sono delle falle evidenti nel sistema di protezione dei cittadini (sotto altra prospettiva, consumatori) se una pubblicità (non veritiera) viene effettuata da una società, che magari non possiede neanche un Direttore Sanitario. Qui siamo nella terra di nessuno. E, se si parla di Salute, noi non tolleriamo che esistano queste zone franche, in cui chiunque può causare un danno senza essere fermato o sanzionato".

Savenero anticipa, poi, che proprio a Verona durante l'assemblea dei presidenti CAO verrà avanzata una proposta "forte", lasciando intendere che potrebbe essere quella di chiedere di vietare la pubblicità sanitaria e dimostrare l'incostituzionalità della legge Bersani.

Nor.Mac.

A questo link l'intervista integrale sul sito FNOMCeO

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