Il Ddl Concorrenza è tornato ad essere protagonista, ieri giovedì 27 Aprile, in Senato con il proseguo della discussione del testo.
Tra i temi sollevati dai senatori anche quello dell'art. 57 e dell'esercizio dell'odontoiatria da parte delle società di capitale. A sollevare la questione la senatrice Serenella Fucksia del gruppo misto che, stando ai resoconti parlamentari, ha giudicato il testo del Ddl "molto carente - e si sarebbe potuto fare molto di più - in merito alla sanità e in particolare e all'esercizio dell'attività odontoiatrica".
"Nel testo proposto dalla Commissione -ha detto la senatrice- in maniera davvero poco coraggiosa si cerca di disciplinare l'attività odontoiatrica da parte delle società. Prima di prendere decisioni normative, sarebbe il caso di analizzare i dati dell'Istat relativi alle cure odontoiatriche, che ci descrivono una situazione difficile". "Sarebbe stato utile - aggiunge - che almeno due terzi dell'organico di gestione della società fossero composti dagli iscritti all'ordine, come avviene anche altrove, e come ci ha chiesto l'Associazione Nazionale Dentisti Italiani". "Questo non perché il nostro Paese debba essere contrario alla concorrenza, ma perché non si può degradare il diritto costituzionale alla salute ad un offerta tre per due", ha concluso la senatrice.
Soddisfazione per le parole della senatrice Fucksia sono state espresse da ANDI che in una nota ricorda come "da oltre due anni, anche nella nostra audizione alla Commissione Industria del Senato, stiamo spiegando alla Politica i rischi che il non voler decidere sulla necessità di limitare la possibilità delle strutture odontoiatriche, completamente di proprietà della finanza, di operare nel settore, mette a rischio la salute degli Italiani". Presidente Gianfranco Prada che ricorda "come sia la cronaca, che racconta dei problemi patiti dai pazienti degli studi odontoiatrici organizzati in catene e in franchising odontoiatrici, che chiudono da un giorno all'altro perché non fanno più profitto e che mercificano la professione, a rendere cogente un intervento legislativo".
Potrà servire questo intervento a fare cambiare idea ai senatori e modificare l'art.57? Forse no visto che è molto probabile che si ricorra al voto di fiducia, vanificando il dibattito in Aula.
Anche se non verrà modificato l'articolo al Senato, continua il presidente ANDI nella nota, l'Associazione continuerà "la propria battaglia in favore della tutela della salute dei cittadini quando il provvedimento tornerà alla Camera". "Se i Senatori decideranno di non porre modifiche al testo presentato schierandosi a sostegno delle lobby della finanza che tanto hanno fatto per fare abrogare i nostri emendamenti" conclude Prada.
Intanto sull'argomento si schiera anche il Senatore Maurizio Sacconi che rispondendo alla lettera inviata dal presidente CAO Giuseppe Renzo così scrive: "La ringrazio per la condivisione delle proposte e recepisco la Sua preoccupazione per le società commerciali che annullano la dimensione personale del professionista. Mi adopererò in conseguenza".
"L'emergere finalmente di voci ragionevoli nel campo della politica", scrive ai presidenti provinciali CAO il presidente Renzo riferendosi agli interventi della Senatrice Fuchsia e del Senatore Sacconi.
"Siamo di fronte -dice Renzo- ad un momento decisivo e su alcuni temi "sensibili", riguardanti la nostra professione, vi invito tutti ad attivarvi, come sempre, con impegno e dedizione, pe runa battaglia su cui ritengo possa decidersi il futuro della professione odontoiatrica".
Nor.Mac.
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