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03 Maggio 2011

Giovani: un appello per essere più rappresentati

di Francesca Giani


Un confronto continuo tra neolaureati e rappresentanti del dentale, in modo che anche i giovani possano avere maggiore voce e maggiori possibilità di ascolto. Questo il grido di aiuto lanciato a margine del Congresso del Collegio dei Docenti da Stefano De Gregoriis, past president dell’Associazione degli studenti di odontoiatria (Aiso), che insieme a Matteo Piergentili, attuale presidente, è stato moderatore della tavola rotonda “La formazione post-laurea: situazione attuale e prospettive future” di venerdì 15, dedicata proprio a comprendere le problematiche di chi esce dall’Università.
E non a caso, uno dei primi temi affrontati nel corso della tavola rotonda, come racconta De Gregoriis al GdO, la difficoltà nel riuscire a emergere e le trappole sul percorso dell’odontoiatra in erba, tra franchising, interventi sulla regolamentazione della pubblicità voluta da Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico sotto il secondo Governo Prodi, e modifiche al tariffario minimo, come sottolineato da Enrico Gherlone, che ha comunque ribadito il dovere di tutti di mantenere gli standard di qualità che contraddistinguono la professione.

Un momento della discussione è stato naturalmente dedicato alla riforma Gelmini, in particolare per capire se l’affiliazione degli atenei e la valutazione dell’operato di professori e Università possano essere due espedienti in grado di dare una maggiore spinta ai giovani odontoiatri e ricercatori. A rispondere è stato il presidente del Collegio Docenti, Antonella Polimeni: se solo il tempo potrà chiarire la situazione, l’aver eliminato il contratto indeterminato per i ricercatori può essere uno strumento in grado di ampliare le possibilità di accesso alle cattedre, con un percorso che, con il comitato di valutazione, è più controllato.

Un altro nodo sul tavolo è stata la definizione del ruolo del sindacato nel futuro dei giovani e della loro formazione.
Un primo intervento, del presidente dell’Andi, Gianfranco Prada, ha messo in luce l’importanza di continuare una lotta iniziata più di trent’anni fa. Ricordando le iniziali difficoltà che ha avuto la professione ad affermarsi, il focus è andato al maggior peso nelle istituzioni di cui oggi l’odontoiatria può godere, grazie alla sua presenza al Ministero.
Sul lato formazione, è stato sottolineato che il percorso universitario ancora stenta a offrire una preparazione pratica. La parola è stata data al presidente dell’Aio, Pierluigi Delogu, che ha sottolineato come debbano essere per primi gli studenti nelle Università a lottare per mettere in evidenza le problematiche che vivono sulla loro pelle, in modo da sottolineare cammin facendo i limiti della riforma Gelmini. I sei anni di corso devono essere un’occasione per essere collaborativi a tutti i livelli, cercando di migliorare dall’interno gli atenei.

Resta da capire se il percorso universitario sia davvero in grado di preparare i neolaureati al mondo del lavoro e quali prospettive si aprano al termine degli studi: “La formazione che riceviamo è molto alta da un punto scientifico, ma a volte può avere un approccio differente dal punto di vista clinico: l’odontoiatra dopo la laurea risulta più preparato nella fase della diagnosi, ma spesso meno nella gestione del paziente sui vari piani di trattamento. A mancare è soprattutto quella forma mentis che si acquisisce solo con la relazione diretta con gli assistiti. Certamente, il corso di laurea attuale può dare una spinta in più: l’idea di un approccio diretto con il paziente e l’adeguamento delle strutture nell’offrire gli studenti come primi operatori è un grande passo in avanti. Un ulteriore obiettivo che ci si potrebbe porre è quello di introdurre corsi più vicini a quello che sarà il lavoro dell’odontoiatra, in ultima analisi un’attività libero professionale. L’idea di inserire lezioni di marketing, sui nuovi materiali, sulla gestione dello studio, ma anche che offrano una maggiore attenzione alla normativa e allo spinoso aspetto del contenzioso medico ha avuto un ottimo riscontro da parte degli studenti.

C’è poi il problema dell’inserimento nel mondo del lavoro: “Io mi sono laureato a ottobre 2010 e posso contare su uno studio avviato, ma altri miei
colleghi che sono ancora in cerca di una sistemazione. Qualcuno è riuscito a piazzarsi nelle cliniche universitarie, altri in studi di terzi, ma la confusione è tanta. Uscire oggi dall’Università non è come negli anni ’80: non si può dire che il mercato sia saturo, ma sicuramente è molto competitivo”.
In questo senso c’è paura per il futuro? “Sono fiducioso, ma un aspetto che temo un po’ è quello di riuscire a essere sempre indipendente, ad avere cioè una base economica e formativa che mi permetta di esserlo.”
Ecco allora la proposta: “Credo sia importante un confronto continuo tra gli studenti e i rappresentanti del dentale. I giovani dovrebbero avere maggiore voce. Ma più che durante il periodo universitario, un ambiente più protetto, credo che questa esigenza sia più forte nel post-laurea, mentre proprio a questa fascia di giovani manca una rappresentanza. Certo, nel sindacato c’è la volontà di raggiungere tutti e intersecare le esigenze anche dei più giovani, ma occorre considerare che la nostra realtà a volte si cozza con quella di chi è un odontoiatra già affermato. Senza un reale cambiamento nelle intenzioni di tutti, non vedo come si possa mutare questo stato di cose.”

GdO 2011;6

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