Il parere dell'Andi
Da molto tempo abbiamo evidenziato come la riforma degli Ordini sia necessaria. Necessaria per adeguare l’istituto e le regole che lo governano all’attuale scenario professionale, ma non per scardinarne i principi: la tutela della salute e la garanzia per il cittadino che gli iscritti operino secondo etica e deontologia. Quindi un albo degli odontoiatri riformato, con più autonomia, ma che rimanga all’interno dell’attuale casa comune dell’Ordine dei medici e odontoiatri.
Quanto approvato in questi mesi e quanto abbiamo letto in queste settimane su possibili riforme non ci spaventa, anche se ci vede impegnati in una azione di dialogo con le istituzioni. Un dialogo che non vuole sostituirsi alle proposte dei rappresentanti ordinistici, ma portare la voce della professione.
La nostra mission è quella di rappresentare e tutelare gli iscritti, la professione più in generale, creando opportunità di lavoro, cercando di incrementare il numero di pazienti, di rendere più agevole e meno complicato l’esercizio della professione.
Entrando più nel concreto, constato come buona parte delle norme e delle proposte a oggi approvate e avanzate non tocchino di fatto il nostro ordine. Già oggi non esistono barriere all’accesso della professione e sulle tariffe, mentre sulla pubblicità moltissimo è concesso. Su questo tema specifico, soprattutto per il controllo della veridicità del messaggio, riteniamo che debba continuare a essere una delle competenze dell’Ordine (a differenza di quanto dice l’Antitrust), proprio perché il giudizio deve essere espresso da dentisti o medici che sappiano di cosa si parla e non, per esempio, da un giudice del Tar.
Siamo favorevoli al fatto che i colleghi possano utilizzare gli strumenti a di-sposizione per informare i pazienti, ma questo deve essere fatto nel rispetto dei colleghi, dell’etica e della deontologia. Sarebbe indubbiamente necessario, anche, imporre un meccanismo di compensazione che limiti la percentuale di utile da destinare alla pubblicità da parte di società rispetto ai singoli.
Sempre sul tema dei controlli verso gli iscritti, Andi non ha gradito la norma inserita nel decreto dell’agosto scorso che escluse gli Ordini delle professioni che si occupano di salute dalla obbligatorietà di separare gli organismi disciplinari da quelli amministrativi. Secondo noi sarebbe un atto di garanzia e trasparenza necessario, proprio perché si parla di tutela di salute.
Sull’obbligo di formazione mi sembra che da sempre i dentisti siano tra coloro che più rispettano questa norma deontologica.
Sull’Ecm abbiamo apprezzato quanto proposto al Parlamento dall’Antitrust sulla necessità di limitare i poteri dei Consigli degli Ordini alla fissazione di requisiti minimi dei corsi di formazione consentendo agli iscritti forme di autodichiarazione.
Se l’Ordine dovrà sanzionare gli iscritti che non si aggiornano, come prevede non solo l’Ecm, non deve poter fare formazione se non su aspetti etici e deontologici.
Vi sono però altri aspetti che ci preoccupano nelle manovre approvate o annunciate, a cominciare dai continui attacchi al nostro Ente di previdenza e dalla norma, ancora tutta da definire, che prevede la nascita di una nuova forma giuridica, le Società tra professionisti, dove il capitale potrà o meno essere maggioritario.
Non siamo contrari a nuove forme di gestione dello studio soprattutto se aiutano il professionista in momenti di crisi, ma queste non devono stravolgere la natura libero professionale della professione odontoiatrica e il corretto rapporto deontologico tra odontoiatra e paziente.
Il parere dell'Aio
Oggi, più che mai, la professione odontoiatrica è liberalizzata nei fatti. Basta considerare che il 98% delle prestazioni è svolto in regime libero professionale privato, l’accesso alla professione non ha alcun limite numerico e l’esame di stato è solo una formalità, le tariffe minime sono state abolite e l’infor-mazione sanitaria è libera, rispetto alla Ue abbiamo il maggior numero di odontoiatri e di corsi di laurea in odontoiatria e non esistono regole e limitazioni territoriali nell’apertura di studi a parte l’autorizzazione voluta dallo Stato.
Se l’Ordine avesse avuto tutto il potere corporativo che gli viene attribuito avrebbe posto dei limiti a tutto questo. I fatti dimostrano il contrario e il sistema si sta portando verso una spersonalizzazione della cura a favore di una commercializzazione delle prestazioni con un abbattimento della qualità in nome di concorrenza sulle tariffe per ottenere massimi ricavi. Se questo è quello che si vuole per il bene della collettività, vuol dire che si vuole trasformare la necessità di salute orale in un business.
Perché non si pensa di fare una liberalizzazione fiscale con una completa detrazione delle spese? Si otterrebbe il duplice effetto virtuoso di eliminare gli alibi sulla supposta evasione e consentire ai cittadini di affrontare le spese con un animo più sereno. Gli Ordini sono stati istituti con il principale obiettivo di salvaguardare i cittadini attraverso delle regole e un codice che garantisse la eticità del professionista. Questo atteggiamento ha portato un ottimo risultato in termini di qualità che, a parte rare eccezioni, tutto il mondo ci invidia. Ritengo che questo ruolo debba essere mantenuto e addirittura valorizzato e di questo aspetto se non se ne occuperanno gli ordini qualcun altro dovrà farsene carico. Perciò ritengo che l’Ordine nella sua ipotesi di riforma debba avere alcune prerogative di analisi e regolamentazione irrinunciabili:
1) Tenere aggiornato un elenco dei professionisti abilitati a svolgere l’odontoiatria e rispettosi del codice deontologico.
2) Garantire l’alleanza terapeutica tra paziente e sanitario attraverso un’osservanza etica della professione.
3) Garantire l’osservanza dell’aggiornamento continuo dei propri iscritti.
4) Vigilare sulla correttezza dell’informazione sanitaria rivolta ai cittadini.
5) Fungere da raccordo con le istituzioni per gli aspetti che regolamentano la professione.
Concludo con un esortazione. Non dobbiamo partire dal preconcetto che certe correnti di pensiero debbano portare a fatti ineluttabili ma con la forza delle idee e con la voglia di sostenerle si possono ottenere risultati inaspettati. C’è una frase calzante che mi piace citare: “Quando il mare è in tempesta il marinaio della domenica si chiude sotto coperta e aspetta che passi, il navigatore sale in coperta, regola le vele e affronta la situazione per superare la crisi”.
GdO 2012;1
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