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06 Febbraio 2012

Sono altre le liberalizzazioni che servirebbero

di Norberto Maccagno


L’aspetto positivo dell’attuale situazione economica e sociale, non solo italiana, è che permette a un giovane di non dover scegliere, per forza, di fare il dentista - professione sicura - ma può scegliere di fare, se lo vuole, il violinista - professione precaria ma piena di soddisfazioni.
A dirlo è Roberto Saviano durante un programma televisivo per sottolineare come oggi non ci siano più certezze e proprio per questo i giovani possono sviluppare le proprie aspirazioni senza essere vincolati dalla ricerca della sicurezza economica a tutti i costi.
Sono sicuro che starete pensando: “Se Saviano sapesse come è veramente la situazione di noi dentisti…”
Certo, avete ragione, ma la vostra professione è veramente in crisi, oppure è la sua naturale evoluzione condizionata dagli eventi economici e sociali a spaventarvi?
Scorrendo i dati dei sondaggio realizzato dal Servizio Studi Andi che pubblichiamo a pagina 6, mi sembra che a preoccupare gli odontoiatri sia più la seconda ipotesi.
Prendiamo la crisi. I dentisti, in particolare quelli più anziani, lamentano un peggioramento della propria situazione professionale. E, soprattutto, viene da chiedersi se in una professione sanitaria, si può puntare a una crescita costante e infinita? Se la prevenzione funziona, si dovrà mettere in conto che dal dentista ci si andrà più per controlli e meno per ricostruzioni e protesi.
Poi, in tema di timori più percepiti che realmente sentiti, consideriamo i decreti sulle liberalizzazioni e le norme che dovrebbero interessarvi: riforma dell’Ordine, abolizione di ogni limitazione all’accesso alla professione, abolizione delle tariffe, preventivo e assicurazione obbligatoria, società tra professionisti, pubblicità libera.
Sull’Ordine possiamo dirci che in ambito sanitario in realtà non si è riformato nulla e la sensazione è che nulla cambierà anche dopo la scadenza del 13 agosto 2012, data entro la quale si dovrebbe approvare la vera riforma?
Per quanto riguarda le limitazioni all’accesso alla professione direi che queste non vi toccano proprio. Tutti i laureati che sostengono l’esame di Stato, vengono promossi e possono iscriversi all’Albo ed esercitare. E i numeri degli esercenti (40 mila) in rapporto con il numero dei pazienti (a proposito, ma perché continuare a fare riferimento ai 57,7 mila iscritti all’Albo per calcolare il numero dei dentisti rispetto ai cittadini?) lo dimostra.
Stesso discorso per l’abolizione delle tariffe minime. Quelle erano già state abolite dal decreto Bersani nel 2006, oggi si abolisce la definizione di indicazione tariffaria. Per altro le vostre erano ferme al 1992 e da allora l’Ordine non ha più indicato nulla. Secondo il sondaggio Andi, i dentisti italiani ritengono che questa norma porterà un peggioramento per i giovani, ma non si capisce il perché. Questo succederà per altri professionisti, come gli avvocati, che a differenza di prima dovranno contrattare direttamente le tariffe con banche e assicurazioni e non più seguire il tariffario minimo.
L’ordine forense ha previsto una riduzione del 40% delle tariffe per questo tipo di pratiche.
I giovani dentisti da sempre sono soggetti a questa procedura, dovendo contrattare le proprie tariffe non tanto con i pazienti, ma con i titolari di studio dove lavorano come collaboratori.
E sulla norma che prevede l’obbligo di fare il preventivo per coloro che ve lo chiedono? Ma perché prima come funzionava? E non ditemi che a crearvi problemi è fare firmare il preventivo.
Un impiccio può arrivare dall’obbligo dell’assicurazione, sempre che veramente non l’abbiate già sottoscritta. Può consolarvi sapere che le Rc professionali per i dentisti sono tra le più economiche in ambito medico. Pensate che per certe specialità quasi non si trovano compagnie disposte ad assicurare i professionisti che le praticano.
Per quanto riguarda la norma che istituisce, per ora solo sulla carta, le società tra professionisti, condivido le preoccupazioni di coloro che hanno risposto di non essere d’accordo con l’ingresso dei soci di capitale in questo tipo di società. Non essendo ancora stati emanati i decreti attuativi (previsti per giugno) necessari a definire le modalità operative non sappiamo come queste saranno strutturate ma ricordiamo come già oggi il capitale entra nelle società (Srl in particolare) che gestiscono gli studi odontoiatrici. Se i sindacati riusciranno a condizionare il legislatore, probabilmente questo tipo di società potrà diventare una forma interessante, e conveniente, per esercitare la professione odontoiatrica.
Infine la pubblicità. Ma veramente si crede che si possa liberalizzare ancora più di quanto già oggi è concesso? Fermo restando che la norma, per la sanità, indica che la pubblicità deve essere informativa.
Il vero problema delle liberalizzazioni attuate in questi mesi dal Governo Berlusconi e da quello Monti è che di fatto non viene liberalizzano quanto i cittadini e le imprese necessitano. Inoltre, un mercato delle professioni realmente liberalizzato funziona se vi sono degli organismi che controllano, ma controllano veramente. “Controllori” che oggi sono gli Ordini professionali che certamente devono essere ammodernati, ma riportandoli allo scopo per i quali sono stati istituiti: tutelare gli utenti dagli iscritti.
Una recente sentenza della Cassazione ha stabilito che l’Ordine non è obbligato a intervenire su segnalazione del cittadino nei confronti di un proprio iscritto.
Se così dev’essere, allora aboliamoli, almeno risparmiamo il costo della tassa d’iscrizione.

n.maccagno@d-press.it

 
 

GdO 2012;2

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