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14 Febbraio 2012

La riforma degli Ordini: il parere del settore

di Norberto Maccagno


Per motivare il mio convincimento del perché siano necessari gli Ordini professionali, mi rifaccio a quanto emerso durante gli Stati generali dell’Odontoiatria, organizzati dalla Cao a Roma a dicembre.
Abbiamo voluto coinvolgere, i vertici del mondo accademico odontoiatrico, i rappresentanti delle più importanti società scientifiche oltre, ovviamente, ai rappresentanti ordinistici e previdenziali della categoria
Dall’altro lato del tavolo, infatti, hanno partecipato esponenti del Parlamento europeo e italiano, del mondo della politica, unitamente ai massimi dirigenti del ministero della Salute e al vertice dei Carabinieri della Sanità.
La discussione sul tappeto era dedicata a vie di formazione e programmazione degli accessi ai corsi di laurea.
L’ipotesi di perpetuare un numero programmato nazionale (chiuso, per certi aspetti), come diciamo da tempo, non è più attuabile. Credo che siamo riusciti in questo intento e tutti i partecipanti hanno sottolineato con soddisfazione che è possibile affrontare problematiche in un ambito generale che privilegi la razionalità e la volontà di trovare soluzioni praticabili.

Se la riforma punta al rilancio del ruolo dell’aggiornamento, divisione della funzione istruttoria da quella decisoria nei procedimenti disciplinari, assicurazione obbligatoria per tutti i professionisti, abolizione delle tariffe minime professionali, previsione delle società professionali in forma di società di capitali e abolizione di qualsiasi vincolo per l’accesso alla professione dobbiamo subito affermare con forza che le professioni sanitarie e in particolare quella odontoiatrica non temono questa riforma.

Nella nostra professione non esistono i vincoli come le tariffe minime che sono un falso problema.
Per tornare alla domanda in base a cui è dedicato questo intervento, Ordini si o Ordini no, rispondo senza ombra di dubbio Ordini sì. Perché sono l’unico baluardo nella difesa dei diritti dei cittadini. Ma attenzione: i problemi che oggi investono gli Ordini riguardano non solo la nostra professione, ma l’intera società. Ci sono, oggi, in Italia 58 mila colleghi odontoiatri, 1 su 900 abitanti e in alcune regioni 1 su 600 abitanti, quando l’Oms indica come rapporto ottimale 1/2000 abitanti. Ma la pletora odontoiatrica è il risultato di un percorso non virtuoso fatto di ricorsi, di programmazione non rispettata, né dalle università italiane, né tanto meno da quelle straniere.

Esistono in Italia 34 corsi di laurea in Odontoiatria, ma ci sono giovani che vanno all’estero, perché qui non riescono a superare i test di ammissione. E si ritrovano senza laurea riconosciuta. Poi c’è il fenomeno dell’abusivismo, fenomeno che non è isolabile dal prestanomismo. Si valuta che esistano 15 mila esercenti abusivi, sui quali le Cao provinciali hanno esercitato provvedimenti disciplinari con sanzioni pesanti - pur essendo in vigore l’articolo 348 del Codice penale che stabilisce una sanzione di 516 euro per i trasgressori, una nullità.
Eppure siamo qui a combattere questa eterna guerra contro l’abusivismo senza alcuna intenzione di mollare. E se non basta: l’Ordine è ultimo baluardo contro la vendita di prestazioni via Internet tramite il “terzo lucrante”, chi propone e poi gestisce offerte di prestazioni a basso costo, senza alcuna garanzia per i pazienti.

La vicenda Groupon non fa altro che ribadire la necessità di un organismo che tuteli i cittadini, che ribadisca che noi dentisti non vendiamo alcun prodotto, che tuteli le prestazioni di qualità che forniamo ai nostri pazienti che non vogliamo che siano chiamati clienti.

La figura dell’odontoiatra è stata definita nel 1980. Trent’anni dopo noi abbiamo autonomia organizzativa e amministrativa, non ci interessa un Ordine separato da quello dei medici. Noi non vogliamo questo, intendiamo rimanere nell’ambito della Fnomceo, con la nostra autonomia, ma vogliamo che al nostro Ordine siano dati più poteri per tutelare i cittadini e non venga invece svuotato.

Leggi anche l'articolo sui contenuti delle Liberalizzazioni

 
 

GdO 2012;1

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