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07 Marzo 2018

Inizio attività Regione Lazio, obbligatorio inviare la comunicazione di apertura anche all’Ordine

Si deve indicare anche i nomi dei collaboratori


Sul tema del controllo delle OMCeO sull’apertura degli studi medici ed odontoiatrici può essere interessante quanto previsto dalla Regione Lazio in termini di autorizzazione sanitaria che punta ad avere una maggiore trasparenza sull’attività svolta da medici e dagli odontoiatri. Dal dicembre scorso, su pressione della CAO romana, tra la documentazione da presentare per l’apertura del proprio studio viene richiesta la compilazione di un modulo che deve essere inviato oltre che all’ASL locale, anche all’OMCeO di competenza.

Tra le informazioni richieste non solo quelle legate all’apertura dello studio ma anche i nominativi dei collaboratori iscritti all’Albo ed i nomi degli altri professionisti che prestano la loro opera all’interno della struttura ed i collaboratori. Oltre questo, il titolare della struttura deve indicare il nome della sigla sindacale che lo studio designa a presenziare durante il controllo di verifica all’apertura da parte dell’Asl.  

“Per ora ci sembra un passo importante verso una migliore trasparenza che da all’ordine la possibilità di verificare le collaborazioni degli iscritti”, dice ad Odontoiatria33 il presidente CAO Roma Brunello Pollifrone (nella foto). “Uno strumento importante che dovrebbe prevedere anche un obbligo di aggiornamento ogni volta che la struttura modifica l’organigramma dei professionisti e collaboratori, su questo abbiamo interessato l’amministrazione Regionale”. “Grazie a queste informazioni –continua il presidente CAO- possiamo aggiornare le schede degli iscritti e avere una mappatura degli studi sul nostro territorio. La decisione della Regione Lazio è una delle tante che la nostra CAO ha suggerito per rende più trasparente l’attività odontoiatrica svolta dalle strutture che non necessitano di autorizzazione sanitaria, soprattutto nei confronti dei cittadini l’Ordine provinciale diventa così parte attiva nella collaborazione con le Istituzioni proprio come previsto dalla nuova legge Lorenzin, che lo qualifica come Ente Sussidiario dello Stato per la tutela della salute pubblica”.

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