Che il contenzioso anche in ambito odontoiatrico sia in continua espansione non è una novità e i dati parlano da soli, tanto che tra i professionisti la lite con il paziente viene spesso assimilata a un “incidente professionale”, una “complicanza” inevitabile e imprevedibile.
Il fenomeno, però, sta progressivamente assumendo aspetti e rilevanze diverse rispetto a una volta anche in relazione alle mutate esigenze e aspettative dei pazienti. Dal raffronto dei dati statistici da noi raccolti negli anni, si rileva come accanto a branche che tradizionalmente sono interessate dal problema, come la protesi e l’implantologia, comincino ad assumere rilievo liti in ambito ortodontico.
Non è un caso, infatti, che, dal raffronto dei dati da noi rilevati, ai 9 casi su 183 (pari al 4,92 %) nel periodo 2000-2004 fanno seguito gli 11 su 241 (pari al 4.56%) nel periodo 2000-2005 e i 30 su 357 (pari al 8.40 %) nel periodo 2000-2007. Progressivamente paiono aumentare anche le richieste risarcitorie che cominciano a rappresentare una fonte di preoccupazione anche per il mercato assicurativo, con conseguenti maggiori attenzioni a elementi formali in grado di inficiare le coperture stesse (consenso, informativa, ecc…).
Ai trattamenti ortodontici si associano importanti aspettative estetiche, cosmetiche e relazionali. Il non raggiungimento di quanto desiderato o sperato viene spesso identificato con un inadempimento o un errore del sanitario.
Particolarmente significativo a tal riguardo è il caso di un giovane paziente (23 anni) affetto da anomalia dento-scheletrica di III classe per ipomaxillia superiore e affollamento dentale che chiama in giudizio il suo odontoiatra di famiglia a fronte dell’aggravamento del quadro ortodontico e di importanti danni dento-parodontali (compromissione di alcuni denti non curati da un punto di vista conservativo/parodontale e fenestrazione ossea, con grave perdita di tessuto molle e duro e mobilità dentale a livello dei 16-26, con prevedibile perdita degli stessi denti a breve distanza). In assenza di indagini diagnostiche specifiche, in presenza di un’ortopantomografia, per altro precedente di un paio di anni rispetto al trattamento, si esegue sostanzialmente un tentativo di espansione del mascellare superiore mediante apparecchiatura fissa in un paziente adulto e scarsamente motivato dal punto di vista igienico, in assenza di una preliminare valutazione dello stato generale e parodontale della sua bocca e delle necessarie terapie conservative e parodontali. La comparsa di fenestrazioni ossee e di ulteriore perdita di sostanza a carico dei 16-26, con mobilità e comparsa di sensibilità in molti denti, associata a rizolisi dei 31-32-41-42-43 e a compromissione dei 25-27-46, porta al riconoscimento di una condotta erronea in nesso causale con i danni rilevati, anche in virtù dell’età del paziente e delle possibilità riabilitative successive. Indipendentemente dall’inopportunità si rileva una gestione approssimativa e negligente del trattamento, con aggravamento delle responsabilità riconoscibili al professionista.
Il paziente deve essere messo al corrente del fatto che nessun intervento medico o odontoiatrico, nonostante una corretta gestione e pianificazione, risulta privo di rischi e/o complicanze. Tuttavia, mentre la comparsa di modesta rizolisi, a fronte di una corretta gestione dell’intervento clinico, potrebbe raffigurare una complicanza possibile l’importante perdita di sostanza su 16 e 26, la compromissione di elementi non trattati da un punto di vista conservativo e igienico-profilattico e l’errato approccio endodontico non possono non condurre a un riconoscimento della colpa e al risarcimento del danno biologico (D.B. 6-6%, ITP 30% pari all’intero periodo del trattamento-un anno e mezzo- restituzione della parcella) e spese emergenti (pari a € 10.000,00).
Diversamente valutabile è un caso di comparsa di rizolisi nel settore anteriore superiore a seguito di intervento ortodontico in una paziente in età pediatrica (9 anni). Nei piccoli pazienti assume rilievo non solo la tipologia di intervento associata alle previsioni di crescita e di sviluppo, ma anche la necessità di rapportarsi con soggetti minori e conseguentemente con i genitori o con gli eventuali tutori. Aspetti etici e deontologici si raffrontano non solo con la correttezza delle scelte diagnostiche e procedurali, ma anche con più specifiche e complesse responsabilità legali, civili e/o penali.
Anche in questo caso si tratta di un problema dento-scheletrico con diagnosi di “sintostasia mista macrodontica micrognatica, con mordex contractus da iposviluppo trasversale del mascellare superiore”, per altro corretta così come l’esecuzione e l’esito complessivo del trattamento, pur in assenza di reports radiografici diagnostici iniziali. Nonostante il fatto che tale elemento configuri una condotta e un approccio erronei, non si pone in relazione al danno evidenziato e lamentato dalla paziente e dai suoi genitori in quanto non in nesso causale con la comparsa dell’evento lesivo. La conduzione del trattamento, per altri aspetti appare corretta e prudente. Proprio il controllo radiografico finale mette in evidenza l’importante rizolisi, stato, per altro, comunicato dallo stesso odontoiatra ai genitori della paziente.
L’esito negativo, pur ponendosi in nesso temporale e causale con l’intervento ortodontico realizzato, non può essere associato a una condotta colposa dell’operatore. Non sussistono gli estremi per il riconoscimento né dell’inadempimento né del diritto al risarcimento.
GdO 2008; 7
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