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04 Maggio 2009

Gli Ordini ostacolano la Bersani

di Norberto Maccagno


Pubblicata sul sito dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’indagine conoscitiva sugli Ordini dopo il Decreto Bersani effettuata dall’Antitrust su 13 ordini professionali (tra cui quello dei medici ed odontoiatri) bacchetta gli ordini professionali. Dall’indagine emerge che la maggior parte degli Ordini sta resistendo ai principi di liberalizzazione introdotti dalla legge Bersani: emerge infatti una scarsa propensione delle categorie, sia pur con positive eccezioni, ad accogliere nei codici deontologici quelle innovazioni necessarie per aumentare la spinta competitiva all’interno dei singoli comparti.
Il Garante, in una nota di commento, auspica che la legge 248/2006 venga rafforzata per garantire maggiore concorrenza nei servizi professionali. In particolare il Garante auspica un intervento del legislatore volto a emendare la legge Bersani, prevedendo:
1) l’abolizione delle tariffe minime o fisse;
2) l’abrogazione del potere di verifica della renza e veridicità della pubblicità esercitabile dagli ordini;
3) l’istituzione di lauree abilitanti;
4) lo svolgimento del tirocinio durante il corso di studio;
5) la presenza di soggetti “terzi” negli organi di governo degli ordini.
Circa la pubblicità il Garante evidenzia che particolarmente restii a introdurre i principi concorrenziali sono apparsi gli ordini degli avvocati, dei notai, degli architetti, degli ingegneri, ed altresì l’ordine dei medici e odontoiatri.
Il Garante evidenzia inoltre che alcune categorie (tra cui i medici ed odontoiatri) hanno previsto un potere di controllo autorizzatorio e preventivo mentre la legge Bersani, a detta dell’AGCM, si limita a prevedere una verifica successiva alla diffusione del messaggio pubblicitario.

La replica della Cao Nazionale
L’autorità, nel novero delle sue competenze, svolge indagini conoscitive che si preoccupano di verificare esclusivamente il principio del rispetto della libera concorrenza nel campo delle attività produttive. È fin troppo ovvio che l’attività degli Ordini professionali specialmente per quanto riguarda le professioni sanitarie non può essere regolamentata solo da questo principio di natura economica.
Gli Ordini professionali e specialmente la FNOMCeO hanno stabilito un canale di piena collaborazione con l’Autorità garante senza però rinunciare a far valere il loro punto di vista sui principi etici e deontologici delle rispettive professioni. Le “liberalizzazioni” non possono divenire però l’unico punto di riferimento dell’attività professionale. Per quanto riguarda in particolare l’Ordine dei medici e degli odontoiatri i valori fondamentali rimarranno sempre quelli della tutela della salute dei cittadini nel rispetto dei principi deontologici della professione. Ridurre tutto alle logiche di mercato non può che portare a un degrado della qualità dell’atto medico a tutto danno del cittadino che ha diritto alle migliori prestazioni. Per quanto riguarda il tema della pubblicità non possiamo che confermare che il messaggio pubblicitario deve essere valutato dall’Ordine ex ante non ex post quando il danno nei confronti del cittadino male informato si è ormai già verificato. Alcune idee espresse dall’Antitrust possono essere anche condivisibili come quelle concernenti le “lauree abilitanti”. Mi piacerebbe, però, vedere la stessa attenzione su fenomeni altrettanto preoccupanti e distorsivi della concorrenza come l’esercizio abusivo della professione medica e odontoiatrica più volte denunciato. Non riesco, inoltre, a comprendere perché l’Antitrust con un apposito parere abbia “bocciato” la proposta di riforma degli esami di abilitazione in odontoiatria, licenziata da un’apposita commissione costituita fra l’Ordine, il Ministero della salute e il Ministero dell’università. Mi piace ricordare, infatti, che in quella proposta era previsto il tirocinio durante il corso di studio. Per quanto riguarda le tariffe minime la posizione della Federazione è quella che le tariffe non possono costituire l’unico aspetto informativo del messaggio del professionista senza ulteriori specificazioni sulla qualità della prestazione. Assolutamente non accettabile è l’idea di prevedere soggetti terzi negli organi di governo degli Ordini: non può che spettare agli esercenti le professioni interpretare ed adeguare ai tempi le regole etico-dentologiche di tradizione millenaria. Infine, sul tema della pubblicità, come già evidenziato nel campo della medicina esiste una innegabile asimmetria informativa tra i medici e i pazienti. In poche parole non potrà mai essere pubblicizzata un’attività professionale medica come se fosse una semplice attività produttiva di fornitura di servizi.
Esiste il concreto pericolo che, applicando alla lettera la liberalizzazione in questo campo, il cittadino possa essere completamente fuorviato in un campo delicatissimo come quello della salute. Ecco perché appare assurdo e pericoloso parlare di pubblicità comparativa fra cure mediche con il rischio di danneggiare seriamente ed irreversibilmente i cittadini. Gli Ordini non possono che garantire una verifica, certamente non di carattere corporativo, ma diretta al solo scopo di impedire la diffusione indiscriminata di messaggi pubblicitari pericolosi. 

dottor Giuseppe Renzo
Presidente Cao nazionale

 
 

GdO 2009; 7

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