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09 Novembre 2009

I polli e l’odontoiatria pubblica

di Norberto Maccagno


"Sai ched'è la statistica?
È 'na cosa che serve pe' fa' un conto in generale de la gente che nasce, che sta male, che more, che va in carcere e che sposa. Ma pe' me la statistica curiosa è dove c'entra la percentuale, pe' via che, lì, la media è sempre eguale puro co' la persona bisognosa. Me spiego: da li conti che se fanno secondo le statistiche d'adesso risurta che te tocca un pollo all'anno: e, se nun entra ne le spese tue, t'entra ne la statistica lo stesso perché c'è un antro che ne magna due."
Questa la statistica spiegata da Trilussa.

Al di là dell'ironia del poeta romano il rischio nel commentare i freddi numeri, le medie matematiche è quello: non riuscire a presentare la situazione presa in esame correttamente, con tutte le sue sfaccettature, le eccezioni.
Vero; ma proprio per questo si chiamano medie.
Quanto abbiamo scritto commentando i dati presentati nell'aprile scorso al Collegio dei docenti sul censimento svolto per capire la "forza lavoro" dell'odontoiatria pubblica italiana non evidenzia le singole realtà ma in generale il sistema odontoiatrico pubblico italiano; presentato secondo i dati forniti dagli stessi operatori che lo gestiscono.
Chi, come me, da più di un decennio frequenta, per raccontarle, cliniche ed ambulatori odontoiatrici pubblici sa bene che sono tante le strutture che funzionano che rendono ridicola quell'affermazione che vuole l'odontoiatria pubblica una cenerentola. Ma non è così in tutta Italia; da una parte ci sono strutture all'avanguardia per numero di prestazioni offerte, per qualità e professionalità, dall'altra ci sono strutture dove l'odontoiatria è come la temperatura di Bolzano: non pervenuta.
E quindi torniamo al pollo di Trilussa.
Analizzando le medie del censimento abbiamo la fotografia di una odontoiatria pubblica che offre un numero importante di prestazioni, che dispone di una discreta "forza lavoro" ma che utilizza male le proprie risorse. Utilizzare in media un riunito per sole 3,24 ore al giorno non è sintomo di efficienza; notare che nel pubblico lavorano più dentisti di quante siano le postazioni lavoro disponibili o che i dentisti dipendenti del Ssn a tempo indeterminato lavorano solo 4,51 ore al giorno è la dimostrazione di come la gestione dell'odontoiatria pubblica non sia oculata.
Certo, ricordiamo, sono solo medie.
Nel commentare i dati sull'utilizzo delle strutture odontoiatriche dobbiamo anche ricordare come non sempre, anzi quasi mai, alle Asl conviene effettuare prestazioni odontoiatriche perché costa molto erogarle ed i rimborsi delle Regioni non coprono le spese: quindi più otturazioni si fanno più il passivo dei già risicati bilanci a disposizione delle singole Asl peggiorano.
Oggi il ministero della Salute pubblica sul suo sito l'intero censimento; comprese le schede di rilevamento delle strutture pubbliche che offrono prestazioni odontoiatriche. Scorrendo i dati riportati delle singole realtà abbiamo la conferma di quanto sopra: strutture che sfruttano a dovere strumenti e personale ed altre che non lo fanno.
Tra queste notiamo anche dati singolari come l'ambulatorio pubblico che sfrutta l'unico riunito a disposizione per 30 ore giornaliere (e solo al mattino), la clinica universitaria che ha 17 riuniti 16 dentisti dipendenti, 4 igienisti e 3 Ota e non fa una sola visita oppure un altro ambulatorio pubblico che con il suo unico riunito e un sumaista a 18 ore settimanali a disposizione non effettua nessuna prestazione ambulatoriale ma ne ha effettuate oltre 4mila a ragazzini sotto i 14 anni i regime di ricovero ospedaliero. Sappiamo, a pensarla male, che i rimborsi da parte della Regione per le degenze rendono molto.
Ovviamente ci sono molte realtà che funzionano, ma questa dovrebbe essere la normalità.
Sono d'accordo con la professoressa Laura Strohmenger quando dalle pagine di questo Giornale sostiene che il vero valore del censimento è il fatto di averlo fatto.
"Per me - dice la coordinatrice del Centro Oms di Milano - poco importa della fotografia che emerge dell'odontoiatria pubblica italiana. La vera notizia non è il numero di riuniti a disposizione o le ore che questi vengono utilizzati ma il fatto che per la prima volta si sia cercato di censire l'esistente. In questi 30 anni sull'organizzazione dell'odontoiatria pubblica si sono solo dette tante parole. Finalmente c'è una base su cui cominciare a lavorare."
Ma ora che il censimento c'è qual è il lavoro che il ministero della Salute dovrà fare per evitare di rendere inutile il lavoro?
Come si auspica la professoressa Strohmenger, realizzare un nuovo censimento per confrontare i dati e tararli meglio, cercare di censire altre realtà che nel primo non hanno fornito i dati o lo hanno fatto in modo parziale. Poi, aggiungiamo noi, analizzare le singole realtà, evidenziare quelle che sulla carta notano criticità e segnalarle alle Regioni suggerendo il modo di intervenire. Ma non solo. Sapendo, grazie ai dati rilevati, come l'odontoiatria pubblica è strutturata ed organizzata si potrebbero avanzare delle linee guida per le strutture pubbliche attraverso le quali si indica la strada per rendere efficiente ed efficace l'odontoiatria pubblica. Siamo certi che in Lungotevere Ripa 1 c'è chi si sta già battendo per evitare che questo lavoro non rimanga inutilizzato.
Norberto Maccagno
n.maccagno@d-press.it

 
 

GdO 2009;15

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