Da tredici anni il rapporto Pit Salute, realizzato da Cittadinanzattiva-Tribunale dei diritti del malato, fotografa la situazione dell’assistenza sanitaria italiana attraverso le segnalazioni dei cittadini effettuate agli sportelli dell’associazione. Un osservatorio privilegiato presente in tutta Italia: dal 1996 al 2009 il Tribunale del malato, che ha festeggiato lo scorso anno i suoi primi 30 anni di vita, ha raccolto complessivamente circa 228mila segnalazioni in tema di sanità, che ci hanno aiutato a capire quali siano le negatività del rapporto tra cittadino e dentista.
Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato, ci ha aiutato in questo percorso.
Dottoressa Moccia, dal vostro osservatorio come vedono i cittadini l’odon-toiatria italiana?
Le famiglie e i cittadini lamentano prevalentemente le difficoltà di accedere ai servizi odontoiatrici, soprattutto a causa della carenza di offerta pubblica.
Molte delle segnalazioni che riceviamo sono di persone che riscontrano difficoltà nel sostenere le spese del dentista privato e non ottengono risposte da parte del pubblico.
Tempi di attesa troppo lunghi nelle strutture pubbliche si rivelano un problema soprattutto per le urgenze. Se per le cure programmabili, come le sedute di igiene, è possibile sottostare alle lunghe attese degli ambulatori pubblici, quando si ha dolore o si deve affrontare una cura non prorogabile, i cittadini sono costretti a rivolgersi dal dentista privato con i problemi legati ai costi.
Avete delle soluzioni?
Da sempre ci battiamo perché vengano ampliati i Lea odontoiatrici. Siamo ovviamente consapevoli della crisi in termini di risorse della nostra sanità pubblica, che non consente investimenti, ma questa situazione deve essere migliorata. Tra le novità interessanti da considerare c’é la proposta di legge sul dentista di famiglia, anche se le prestazioni fornite dal medico di famiglia non sono paragonabili per costi e strutture necessarie con quelle di un dentista. Occorre tener presente anche l’impatto che i fondi sanitari integrativi avranno sul settore, ma a mio modo di vedere non risolveranno il problema. Interessante è stato l’ac-cordo tra ministero della Salute e dentisti privati sull’odontoiatria sociale. Tutte soluzioni interessanti che aiutano, ma non risolvono. Il problema dell’odontoiatria lo si può abbattere solo potenziando il servizio pubblico, i Lea, e combattendo gli sprechi in sanità per reperire le risorse necessarie.
Oltre alla difficoltà di accesso, cosa lamentano gli italiani del proprio dentista?
Del dentista pubblico prevalentemente, come dicevo, segnalano tempi di attesa troppo lunghi. E questo è confermato dai dati del Pit Salute, che nel rapporto dello scorso anno ha rilevato come l’odontoia-tria sia ai primi posti su questo parametro rispetto alle altre branche della medicina. In generale, oltre alla difficoltà di accesso alle cure, i cittadini lamentano poca informazione, mancata consegna della documentazione clinica al temine delle cure e della ricevuta fiscale (soprattutto per i privati). L’odontoiatria è una delle prime tre branche della medicina in cui i pazienti faticano a ottenere informazioni sulla terapia praticata e la relativa documentazione sanitaria.
La mancata consegna della documentazione inerente alle cure effettuate, che riguarda soprattutto il privato, impedisce di ricostruire, in caso di contenzioso, il percorso di cura.
In prevalenza le segnalazioni agli sportelli del Pit Salute riguardano le strutture pubbliche o quelle private?
Non abbiamo questo dato, l’odontoiatria è considerata nella sua interezza. Per esperienza, anche per una questione di probabilità, essendo l’odontoiatria offerta in prevalenza dai privati, le segnalazioni riguarderanno prevalentemente problemi con i dentisti privati.
E rispetto alle nuove forme di odontoiatria come il turismo odontoiatrico e i centri low-cost riceve lamentele?
Certo, e da almeno 4-5 anni. Per le cure effettuate all’estero ci vengono segnalati problemi che riguardano prevalentemente le difficoltà di rivalersi sul professionista in caso di cura errata, in quanto bisogna intentare una causa nel suo Paese di residenza. Come Cittadinanzattiva, abbiamo più volte messo in guardia i cittadini sui rischi che si possono incorrere affidandosi a professionisti oltre confine. È chiaro che per risparmiare si è disposti a tutto, ma non c’è la certezza dell’esisto.
Come è messa l’odontoia-tria in merito alle segnalazione di malpractice rispetto alle altre branche della medicina?
Nella parte centrale di una ipotetica classifica: al primo posto ci sono le segnalazioni per problemi ortopedici. Questo non significa che gli ortopedici siano meno bravi dei dentisti; bisogna ricordare che ai nostri sportelli si rivolgono in prevalenza cittadini che segnalano problemi in ambito ospedaliero. Le denunce per presunti errori clinici legati all’odontoiatria nel 2009 hanno riguardato il 9% delle segnalazioni, mantenendo un trend costante negli anni. In misura ridotta, rispetto alle altre branche della medicina, le segnalazioni per errori diagnostici per l’odontoiatria si attesta intorno al 1,5%, contro il 38% di oncologia.
Il fatto che il rapporto tra medico e paziente in odontoiatria sia più personale rispetto alle altre branche della medicina, che invece operano nel pubblico, pensa favorisca la soluzione delle liti? Nel senso che molto spesso il dentista risolve direttamente l’eventuale problema senza arrivare al contenzioso?
Può essere. Il dentista privato, avendo un rapporto più diretto con il proprio paziente, può risolvere gli eventuali problemi prima che sfocino in richieste risarcitorie.
Però, è anche vero che se qualcosa non va il cittadino si lamenta lo stesso. Comunque, chi si rivolge a noi ha un problema non risolto.
Chi si rivolge ai vostri sportelli lo fa solo per ricevere una consulenza o anche assistenza legale?
Anche assistenza legale. Certamente in una percentuale più bassa rispetto alle segnalazioni, che peraltro non sempre, per vari motivi, possono giustificare una azione legale. Nei casi in cui è legittimo, ci viene chiesto un supporto legale.
In questi giorni è entrato a regime l’istituto della conciliazione obbligatoria. Come giudicate questo strumento? Pensa che possa aiutare il cittadino?
È una norma che offre a cittadini e medici l’oppor-tunità di affrontare un conflitto in modo alternativo, avvalendosi di un esperto di tecniche di mediazione.
Se questa nuova norma, come prevede la definizione di mediazione, viene vissuta come lo strumento che facilita la soluzione di una controversia tra le parti, allora sarà certamente uno utile e potrà risolvere la conflittualità che c’è tra medico e paziente.
Il rischio è che si dimostri una giustizia di serie “B”, utilizzata per non arrivare al processo e al giudizio. Nella legge ci sono delle questioni che potevano essere affrontate meglio, ma comunque offre al cittadino una opportunità per ottenere un risarcimento in tempi brevi.
Per ora dobbiamo impegnarci a farla funzionare al meglio, poi, se nel tempo ci accorgeremo che dovrà essere migliorata, lo segnaleremo al legislatore chiedendo di intervenire.
Vi strutturerete come mediatori?
Certamente è nostra intenzione strutturarci come ente di mediazione proprio per concretizzare la conoscenza che abbiamo accumulato in questi trent’anni di vita in tema di conflittualità nel campo sanitario, ma non solo.
L’obiettivo sarà quello di aiutare i cittadini ma anche il medico nella risoluzione del contenzioso.
GdO 2011;4
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