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15 Novembre 2006

Tot capita...


Carissimo Carlo,
come promessoti a Roma, desidero intervenire nel dibattito aperto dalla lettera/editoriale (Dental Cadmos 3/2006. Editoriali e commenti ) dello studente in Odontoiatria Oreste Iocca a Catanzaro, che lamenta di non poter iscriversi alla specialità di Chirurgia maxillo-facciale, perché limitata ai laureati in Medicina e Chirurgia.
Ho letto con attenzione anche la tua risposta, ove sostieni che la specialità in Chirurgia maxillo-facciale possa essere "una possibile continuazione" del CLOPD e stenti a comprendere come possa avvenire il contrario.
Mentre concordo nell'essenza generale della tua risposta, in primis sulla necessità fondamentale di migliorare drasticamente la tipologia di insegnamento e soprattutto la parte clinico-pratica dell'attuale CLOPD (ma ci vorranno una o due generazioni!) e auspico anch'io che avvenga la realizzazione di vere Scuole europee super specialistiche, e per me in particolare sogno la specialità in Odontoiatria infantile, devo pur dire che dopo trent'anni dalla prima Scuola di Specializzazione in Ortodonzia a Cagliari, alcuni ortodontisti italiani sono apprezzati a livello internazionale e vengono accettate ricerche sulle più importanti riviste internazionali.
Dissento invece per la prima volta, dopo cinquant'anni di frequentazione e tante battaglie condivise, relativamente al discorso specifico della Scuola di Specialità in Chirurgia maxillo-facciale.
Premesso che esiste da tempo la Scuola di specializzazione in Chirurgia orale di esclusiva pertinenza odontoiatrica, la pratica della Chirurgia maxillo-facciale implica una visione chirurgica multi e interdisciplinare (rinolaringoiatrica, neurochirurgica, oncologica, oculistica, plastico-ricostruttiva ecc), che richiede una preparazione medico-chirurgica generale molto più vasta e profonda. Ciò non deve essere considerato un minus per gli odontoiatri, quanto invece un onesto riconoscimento dei limiti scientifici e clinico-pratici imposti da una scelta effettuata già agli inizi dell'iscrizione al corso di laurea.
Nel corso della mia pratica di insegnamento universitario, ho avuto la fortuna di conoscere e collaborare nell'Ateneo di Parma con un caposcuola, nella persona del professor Roberto Brusati e dei suoi numerosi e brillanti allievi, quali i professori Sesenna, Bozzetti, Raffaini, Tullio, Mannucci ecc, e rendermi conto de visu di quanto ti ho esposto prima. Ribadisco infine che la legge attuale, tra le altre cose nel rispetto della "par condicio", ha precluso agli specialisti di Chirurgia maxillo-facciale di iscriversi all'Albo degli odontoiatri.
Ti ringrazio sempre per quanto fai per l'odontoiatria italiana e in particolare per sapere sempre vivacizzare la nostra disciplina. Con l'augurio che possa sorgere un ampio dibattito, ti invio i miei più cari e affettuosi saluti.
Maso Caprioglio

Carissimo Maso,
scrissi a Jannetti: "Non sono paladino aprioristico delle tesi di Iocca, ma posso ben comprendere come lui si chieda come mai (faccio un esempio) l'Italia non possa essere come la Danimarca, la Svezia, la Finlandia o la Turchia".
Ora, con un CLOPD a sei anni, quali maggiori valenze "specifiche" può avere un laureato in medicina rispetto a uno in odonto? Squilibrio per squilibrio, preferisco quest'ultimo.
Amici come prima, caro Maso, ma rilevanti soluzioni scandinave, e non solo, mi permettono di ribadire il mio punto di vista.





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