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03 Aprile 2012

Sorpresa: calano i nuovi odontoiatri

Visto da Fuori

di Norberto Maccagno


Tutte le volte che comincio a contare, per raccontare, quanti sono gli iscritti all'Albo degli odontoiatri mi assale un dubbio: ma questo dato a chi serve?
La risposta che mi do da molti anni è sempre la stessa: a fini statistici.
Chi come me bazzica da oltre 20 anni nel settore dentale ha sentito una parola che fino a qualche anno fa (a volte ancora oggi) aleggiava come un mantra ogni volta che si parlava di problemi della professione odontoiatrica. La parola è "pletora odontoiatrica" e la causa era data all'università italiana, al numero dei posti dei nuovi accessi, che pur essendo contingentati, erano per la professione sempre troppi.
Confesso che per un po' di anni ci ho creduto anche io; poi, un giorno, sono andato a guardare quanti erano stati i nuovi iscritti all'Albo degli odontoiatri e quanti i laureati e ho scoperto che i nuovi iscritti erano 4-5 volte il numero di neo laureati. La maggior parte dei nuovi iscritti erano i laureati in medicina, che per esercitare la professione, si erano dovuti iscrivere all'Albo degli odontoiatri.
La norma entrò definitivamente a regime, grazie a una sentenza del 2003, e infatti nel triennio 2003-2006 i nuovi ingressi all'Albo degli odontoiatri furono circa 10mila (si veda la tabella alle pagine 6-7), invece dei soliti 3-4mila, a fronte di 1500 neo laureati ogni 3 anni.

Iscritti a Medicina
Dal 2003, in realtà anche prima, ogni laureato in medicina iscrittosi prima del 1980 non avrebbe potuto più esercitare se non si fosse iscritto all'Albo degli odontoiatri.
Scorrendo i dati degli iscritti forniti dalla Centro elaborazione dati Fnomceo questo probabilmente non è avvenuto visto che negli anni successivi i nuovi iscritti all'Albo sono stati più del doppio dei neo laureati: oltre 4mila nel triennio 2006-2009.
Probabilmente i vari Ordini provinciali hanno "chiuso un occhio", in attesa che la situazione si normalizzasse fisiologicamente.

Albo odontoiatri
La notizia è che nel 2011, per la prima volta, l'incremento degli iscritti all'Albo degli odontoiatri rispetto all'anno precedente (il 2010) è simile al numero dei laureati in odontoiatria: 703.
Dico teoricamente, in quanto i dati del Miur sui laureati sono fermi al 2009, anche se, considerando i posti disponibili e sapendo che il 20% circa degli studenti abbandonano tra il secondo e il terzo anno - per lo più perché riescono ad entrare a medicina -, i conti tornano.
Altro dato da considerare è che, per ora, "l'invasione" di studenti con titoli conseguiti all'estero non c'è stata, anzi, secondo i dati del Ministero della Salute sono stati più i dentisti con laurea italiana ad andare a lavorare all'estero di quanti siano quelli con titolo di studio estero a essere venuti a lavorare in Italia.
Un dato positivo che dovrebbe, teoricamente, migliorare in futuro, se guardiamo l'età anagrafica degli iscritti all'Albo.

I futuri pensionati
Sono, infatti, oltre 18mila i dentisti che oggi hanno più di 55 anni e che presumibilmente tra una decina di anni dovrebbero andare in pensione; oltre 4mila quelli che già oggi hanno più di 65 anni. Ipotizzando a mille l'anno i nuovi dentisti, tra quelli italiani e stranieri, tra una decina di anni gli iscritti all'Albo potrebbero essere meno degli attuali  57.741.
Ma torniamo alla considerazione che facevo all'inizio: questi dati ci possono indicare un reale andamento della professione demografico, ma possono anche essere di aiuto per ipotizzare la forza lavoro che sarà necessaria al paese per far fronte alle esigenze di salute orale degli italiani?
Assolutamente no.
Nonostante il numero degli iscritti all'Albo degli odontoiatri sia preso a rifermento per calcolare il rapporto tra dentisti e cittadini, non è questo l'indice della reale "forza lavoro".
Più significativi i dati delle Entrate che certificano in 34.373 i dentisti liberi professionisti, 4.870  gli studi associati e in 1.291 le società di capitale. All'incirca 40mila e 500 studi odontoiatrici.
Se poi in questi lavorano tutti i quasi 58mila iscritti all'Albo ovviamente non è dato sapere, ma neppure forse importa.
Ma anche questi numeri non servono per capire se tra dieci o venti anni i dentisti saranno sufficienti (o troppi) per curare gli italiani.
Servono dati epidemiologici, dati sulla forza lavoro delle strutture pubbliche, dati economici sulla possibilità di spesa.

I prossimi passi
Per i primi due, ci aveva provato a rilevarli la prof.ssa Laura Strohmenger del centro Oms di Milano, coordinatrice di un gruppo di lavoro istituito dall'allora Ministro della Salute, Livia Turco. Dopo la pubblicazione dei primi risultati, l'ex Ministro Ferruccio Fazio sembrava intenzionato a continuare il lavoro, ma a oggi tutto è fermo.
Senza dati certi, indispensabili per ipotizzare cosa potrà succedere nel futuro, parole come "pletora odontoiatrica" non servono ad altro che a "inquietare" i presenti durante una relazione.

n.maccagno@d-press.it

GdO 2012:4;5

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