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13 Luglio 2012

I fondi integrativi: la situazione attuale

Uno speciale sulla sanità integrativa

di Norberto Maccagno


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I fondi integrativi nascono per integrare le prestazioni non coperte dal Ssn e in particolare dai Lea. Dopo anni di stallo, il Governo Prodi con l'approvazione del Dl 141/2008 articolo 1 comma 198, tenta di dare una spinta maggiore ai fondi introducendo alcune novità tra le quali gli oneri deducibili dal reddito, i contributi che salgono fino a un massimo di euro 3615,20 euro a patto che i fondi eroghino per almeno il 20% prestazioni per le cure odontoiatriche, protesica inclusa. Tra i primi suoi provvedimenti, il Governo Berlusconi ratifica il decreto approvando i primi regolamenti attuativi.

Un po' di storia
Alla fine del 2011 sono 254 i Fondi integrativi iscritti all'Anagrafe attivata dal ministero del Welfare, più approssimativo il numero degli iscritti secondo i dati provvisori (non tutti i fondi iscritti hanno indicato il numero di aderenti): 62 fondi (il 32% del totale) hanno da mille a 10mila iscritti, 48 (24%) superano i 10mila, 8 fondi (4%) hanno meno di 50 iscritti. Il Censis stima in 5 milioni circa gli aderenti e indica in 3mila i cittadini disposti a iscriversi. (Secondo il quotidiano Italia)

La situazione oggi
Da fine 2011 a oggi gli iscritti ai fondi integrativi sarebbero aumentati del +5,7%.
I principali fondi di categoria sono il Fasi  (dirigenti d'azienda), Casagit (giornalisti), Fondo Est (commercio turismo, terziario), Fastchim (chimici). Dopo la riforma Berlusconi si sono affiancati a questi, alcuni Fondi contrattuali gestiti direttamente da aziende come Fiat, Ducati, Granarolo, Gucci, De Longhi, Siemens, Finmeccanica, Sky, Mediaset, Luxottica, ma anche aziende con poche decine di dipendenti ne hanno aperti, invogliati dalla convenienza fiscale per l'azienda e per il lavoratore. Invece di un aumento salariale, tassato, il datore di lavoro offre l'iscrizione al fondo, fiscalmente più conveniente per entrambi. Quindi, il lavoratore si trova un pacchetto di prestazioni sanitarie da utilizzare gratuitamente nell'anno.
I fondi più strutturati, che richiedono una quota di adesione importante, rimborsano praticamente tutte le tipologie di prestazioni odontoiatriche; per i Fondi contrattuali, per i quali il lavoratore o il suo datore di lavoro versa in media dai 100 ai 200 euro l'anno, si ottiene una serie di prestazioni gratuite da utilizzare in un anno: mediamente per quelle odontoiatriche si tratta di una visita, una seduta di igiene professionale e qualche otturazione. Oltre alle varie analisi cliniche e visite da medici specialisti.
Le prestazioni non comprese gratuitamente sono, in alcuni casi, offerte agli aderenti a tariffe agevolate dai dentisti convenzionati.
 
Le modalità di convenzionamento
Sono sostanzialmente tre le possibilità che i fondi hanno per convenzionarsi con gli studi dentistici e dirottarvi gli assistiti per le cure. Il convenzionamento diretto è il metodo più utilizzato: prevede un rapporto diretto, appunto, tra gestore del fondo e studio odontoiatrico. Questa forma di convenzionamento impone che l'assistito possa rivolgersi, per ottenere le cure alle condizioni previste dal proprio Fondo, esclusivamente a un dentista che abbia accettato di operare secondo le regole e le tariffe indicate nel contratto di convenzione dal gestore del fondo. L'assistito non paga assolutamente nulla al dentista.
Da sempre, i sindacati degli odontoiatri contestano questa forma di convenzionamento, sostenendo che annulla la libera scelta terapeutica del clinico.
Il convenzionamento indiretto è invece la forma "ideale" per gli odontoiatri, ma la meno utilizzata. Questa prevede che il paziente paghi la tariffa prevista dal suo dentista (indipendentemente che questo sia convenzionato con il gestore del fondo): sarà poi il fondo a rimborsare la quota prevista per quel tipo di prestazione all'assistito.

La terza via
È prevista anche una terza forma di convenzionamento chiamata mista, che prevede il rimborso da parte del fondo direttamente al dentista per quanto riguarda la quota spettante per la prestazione effettuata, mentre la restante parte del costo della prestazione, secondo il tariffario dello studio odontoiatrico, viene pagata dal paziente.

Leggi anche:
- Fondi integrativi slegati dal rapporto di lavoro
- I fondi integrativi: tra carenze del Ssn e vantaggi fiscali

GdO 2012;8:4-5

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