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08 Ottobre 2012

Visto da Fuori: Convincere è meglio che tassare

Dal Visto da Fuori una riflessione su come spingere i cittadini all'attenzione alla salute

di Norberto Maccagno


fumo e alcolfumo e alcol
Certo che noi italiani siamo strani. Prendiamo la questione della prevenzione, del rispetto di uno stile di vita sano. Sembrerebbe assurdo dover faticare a  convincere gli individui, quindi anche noi stessi, che non fumare, non bere prima di guidare, non mangiare cibi troppo dolci o grassi, sia meglio che rischiare di ammalarsi di tumore o di malattie cardiovascolari o di fare un incidente. Invece sappiamo bene che è così.
L'assunto "prevenire è meglio che curare" per tantissimi rimane uno slogan che suona bene ma non si applica.

Promuovere gli stili di vita
Da sempre, in tutto il mondo, si moltiplicano le iniziative per promuovere corretti stili di vita come sono infiniti i dibattiti sulla necessità che i governati impongano misure al fine di convincere le persone a vivere sani. Perché un cittadino sano non consuma sanità e quindi fa risparmiare il sistema sanitario nazionale, ma non fa guadagnare chi vende salute.
Ultimo, in ordine cronologico, il dibattito nato dalla proposta del ministro della Salute, Renato Balduzzi, di inserire nel decreto Sanità una tassa sulle bibite gassate e zuccherate.
Va detto che la proposta del Ministro era molto italiana e in molti, compreso il sottoscritto, l'hanno letta più come una scusa per trovare fondi che una reale misura finalizzata a creare un deterrente per chi consuma in modo eccessivo queste bibite.

I progetti di prevenzione
E anche sull'assicurazione di destinare quei fondi al finanziamento di progetti mirati alla prevenzione ho tutti i miei dubbi.
Dubito che il mio euro che ogni 10 litri di gasolio lascio allo Stato per finanziare la guerra in Abissina o la crisi di Suez del 1956 vengano realmente destinati a quegli scopi.
Ma diamo per scontato che veramente quella tassa sarebbe servita a finanziare progetti di salute pubblica. Ora però nasce spontanea la domanda: ma una tassa disincentiva il cittadino che ha comportamenti a rischio?
Direi di no, o almeno non per la maggioranza delle persone.
Pensiamo alle sigarette o al consumo di alcolici.
Io non fumo e non bevo ma non perché costa troppo. Lo faccio per cultura, nel primo caso, e perché non trovo gusto nel bere (so che detto da un astigiano è una eresia).
Confesso che appartengo a quella schiera di persone che trova nel proibizionismo la soluzione ideale per certi argomenti (salute in primis). Se il fumo è una piaga sociale che costringe i sistemi sanitari europei a spendere milioni di euro all'anno per le cure e uccide in Italia 80mila persone circa (pari agli abitanti della mia città), vietatelo, chiudete le fabbriche di sigarette.
Lo stesso discorso vale per l'alimentazione.
Molti sono i progetti nati per sensibilizzare i bambini e i genitori verso una corretta alimentazione: si investe in prodotti naturali per le mense, si coinvolge il dipartimento di diabetologia dell'Asl per creare menu dedicati ai piccoli e poi si lascia che nelle scuole vengano piazzati distributori automatici di bibite, merendine, patatine e altri junk food.

Le iniziative nel mondo
Nel mondo le iniziative e il modo con cui il problema viene approcciato sono molteplici.
Proprio nei giorni in cui da noi si discuteva se tassare o meno le bibite dolci, a New York il sindaco Michael Bloomberg ha vietato la vendita del bicchierone "large" (quello da un litro) di bibite gassate zuccherate; in Australia i produttori di sigarette sono stati obbligati a inserire sui pacchetti una foto che mostra le conseguenze del fumo, tra cui anche immagini delle conseguenze del tumore del cavo orale.
Scelte diverse, difficile dire quali siano quelle più efficaci. Rimane da constatare che da noi, dopo il dibattito, come la solito, si è preferito non fare nulla.
 
Permettetemi ora una precisazione su un altro tema.
Nel GdO 2012:9 abbiamo parlato di Enpam indicando i numeri del fondo Quota "B", quello a cui afferiscono i medici e dentisti che esercitano la professione da liberi professionisti. Da più parti mi è stato segnalato, compreso dal vicepresidente vicario Giampiero Malagninov durante una conferenza sul tema, che nell'articolo veniva indicato che i dentisti sono i maggiori contribuenti di quel fondo.
Rileggendo l'articolo non mi sembra di aver affermato questo, ma volentieri preciso che i dentisti non sono i professionisti che versano di più e neppure quelli più numerosi come iscritti.
Questi i dati degli iscritti alla Quota B nel 2011 (ringrazio Evangelista Giovanni Mancini, rappresentante Enpam Lombardia) per avermi inviato questi dati: 89.482 medici iscritti alla quota B che nel 2011 hanno versato 166.047.326 euro; 19.787 doppi iscritti che hanno versano 62.316.513 euro; 20.160 odontoiatri che hanno versano 70.047.317 euro.

Leggi anche:
- Fumo e alcol: conoscenza dei rischi oncologici del cavo orale nella popolazione giovanile senese

 
 

GdO 2012;11:1-5

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