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13 Luglio 2009

Turismo dentale: invalidante

di Norberto Maccagno


Una delle più interessanti notizie apparse sui giornali in queste ultime settimane sul turismo odontoiatrico riguarda la storia di una paziente che ha avuto dei problemi.
Prima o poi doveva capitare.
La notizia pubblicata sul quotidiano “Il Trentino” racconta di una cinquantenne che ha deciso, dopo aver chiesto alcuni preventivi a dentisti nella sua zona, di rivolgersi oltre confine. 25 mila il preventivo italiano, 12 mila quello croato.
“La cinquantenne - leggiamo - si convince e parte per la Croazia. L’intervento odontoiatrico viene eseguito e la signora fa ritorno a Trento con il suo nuovo impianto che - però - comincia ben presto a darle problemi. I denti le fanno male, sente formicolio quasi fosse ancora sotto l’effetto dell’anestesia. Poi i guai peggiorano: c’è perdita di saliva e incapacità di dominare l’angolo sinistro della bocca. La situazione è sempre più grave. A nulla valgono le ripetute trasferte in Croazia: il problema viene individuato solo in Italia in seguito a una Tac che rileva una «atrofia ossea della mandibola». In pratica, i perni degli impianti erano stati sistemati troppo in profondità, lesionando il nervo alveolare inferiore.
La signora ritorna in Croazia e pretende che le vengano rimossi i due impianti. Ciò avviene, ma questo non produce miglioramenti. Il fastidio e la scarsa sensibilità persistono. In Italia, alla signora è detto che per tentare di risolvere il suo problema si rende necessario un delicato intervento di microchirurgia. Le viene diagnosticata un’invalidità del 10% e questo la induce a chiedere un risarcimento alla clinica croata.”
Ma la notizia interessante non è questa.
Penso, pur non essendo del mestiere, che la lesione del nervo mandibolare appartenga ai rischi del trattamento implantare e sia un problema che “può capitare” anche ai dentisti italiani. Magari a molti di quelli che pur abilitati a inserire impianti non lo sanno fare al meglio; come ricordano autorevoli implantologi.
La notizia interessante evidenziata dall’articolo è che la causa che la paziente intenterà al dentista croato sarà, se non inutile, molto difficile da sostenere in quanto dovrà essere avviata in territorio straniero e con una legislazione diversa dalla nostra.
“È molto difficile ottenere risarcimenti da un dentista all’estero”, dice l’avvocato che segue la signora.
Spesso si tende invece a indicare che i rischi per i pazienti nel rivolgersi all’estero sono le prestazioni non di qualità, il non rispetto dei tempi di guarigione, le possibili infezioni.
Ma guardando i siti internet delle cliniche che propongono viaggi e cure tutto compreso e a buon prezzo, fatichiamo a credere a coloro che dicono che oltre confine l’odontoiatria è arretrata rispetto alla nostra.
Più facile credere all’avvocato della paziente trentina quando dice: attenzione in realtà non avete nessuna garanzia su quelle cure, sulle protesi.
C’è poi un aspetto del fenomeno che ci impedisce di capire quanto lo stesso sia reale o mediatico.
Mancano dati reali.
Sul fatto che il fenomeno esista siamo d’accordo, certamente alcuni pazienti di Trieste, del Veneto, oppure coloro che utilizzano gli aeroporti dove decollano voli low-cost verso l’Est Europa ci vanno, ma coloro che lasciano l’italico dentista per affidare il proprio sorriso a Est siano veramente ventimila come indica la stampa, nessuno in realtà lo sa.
Per me il fenomeno, salvo per le zone di confine, è più contenuto di quanto i media sostengono anche se trova molto spazio in trasmissioni televisive o negli articoli sui giornali.
Ultimo in ordine cronologico a occuparsene il programma Uno Mattina Estate di metà giugno, quando uno dei conduttori, che per introdurre l’argomento aveva raccontato la notizia che ricercatori inglesi hanno studiato il sorriso delle scimmie facendo loro il solletico (?), chiede all’ospite dentista - il segretario Andi, Gianfranco Prada - come mai i dentisti italiani costano molto di più dei colleghi dell’Est.
Perché in quei Paesi esercitare l’odontoiatria costa meno, argomenta Prada.
Per lo stesso motivo per cui le fabbrichette del Nord-est delocalizzano la produzione in Polonia, in Romania, aggiungiamo noi.
Ma al conduttore questo non interessa e infatti replica: “sì, certo, ma ora non abbiamo più tempo; torneremo sull’argomento. Ci deve spiegare anche perché non fate le fatture”. Applausi, pubblicità.
Sono le 7 meno cinque del mattino e l’ennesima, fondamentale, puntata sul turismo odontoiatrico finisce.
Fortunatamente io dormivo. Avevo programmato il videoregistratore.
Devo smettere di monitorare la programmazione televisiva in cerca di programmi che parlino di denti per trovare qualche notizia interessante rassegnandomi del fatto che parlare di denti rientra nello spettacolo e non nell’informazione.
Tutta la mia solidarietà a coloro che accettano di parteciparvi - e fanno bene a farlo - cercando di difendere, seriamente, la professione. Oggi il dottor Prada, ieri l’Ordine dei medici di Padova che ha sollecitato una serie di articoli mettendo in guardia i cittadini sul fenomeno, l’altro ieri l’Ordine di Venezia che è ricorso anche alle affissioni per spiegare i rischi del turismo odontoiatrico.
Prima o poi l’argomento non interesserà più i media e si parlerà di low-cost dentale italiano. Ma di questo ne parliamo un’altra volta.

Norberto Maccagno
n.maccagno@d-press.it

GdO 2009; 11

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