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30 Ottobre 2014

Censis, italiani informati su salute ma rischio confusione da troppi dati


Gli italiani si ritengono informati sulla salute, con il medico di base che rimane la fonte principale, ma cresce la quota di quelli che temono la troppa confusione generata dall'eccesso di dati.

Lo afferma il Monitor Biomedico 2014, l'indagine periodica realizzata dal Censis presentata ieri a Roma. Più del 70% degli italiani, afferma il rapporto, si ritiene molto o abbastanza informati sulla salute, mentre la quota di quelli che temono il rischio confusione è passato dal 41% del 2012 al 54,5% di questa rilevazione. Il medico di base è la fonte principale per il 73%, seguito dallo specialista (27%), mentre la percentuale di italiani che almeno qualche volta traducono in comportamenti le informazioni acquisite da tv, radio, giornali, web è passata dal 30% del 2012 al 48% del 2014.
"A utilizzare Internet come fonte di informazione sanitaria è ormai il 42% degli italiani - scrive il rapporto -. Di questi il 78% usa il web per informarsi su patologie specifiche, il 29% per trovare informazioni sui medici e sulle strutture, il 25% per prenotare visite e esami o per comunicare con il proprio medico".

Dall'indagine emerge anche come la qualità della sanità italiana sia inadeguata per metà degli italiani, e per una buona percentuale (il 38,5%) negli ultimi anni è peggiorata. Anche se i piccoli ospedali, anche recentemente additati come una delle cause dei disagi dagli esperti, non andrebbero chiusi.

Dalla ricerca emergono forti differenze regionali sulla percezione della sanità. Se nel Nord-Est solo il 27,5% del campione si considera insoddisfatto la percentuale sale al 72% al Sud. Allo stesso modo se per il 70% degli intervistati del nord est i servizi sono rimasti uguali al Sud il numero scende al 54%.

"L'aspetto che pesa più negativamente è la lunghezza delle liste d'attesa - si legge nel documento - è l'opinione del 64% degli italiani. Negativo anche il giudizio sulla chiusura dei piccoli ospedali, a cui il 67% si dichiara contrario, perché costituiscono un presidio importante (44%). Il 33% è invece favorevole".
Per effetto della crisi i pazienti italiani si rivolgono sempre di più al "fai da te". Il 53% ha sopportato liste d'attesa più lunghe, il 48% si è rivolto direttamente al privato per evitarle mentre due terzi degli italiani hanno sostenuto spese di tasca propria, in particolare per il ticket sui farmaci (66%) e sulle visite specialistiche (45,5%), o per le prestazioni odontoiatriche private (45,5%).

Marco Malagutti

Sull'argomento leggi anche:

23 Settembre 2014: Gli italiani si fidano dei dentisti ma quasi la metà ne ha cambiati almeno 3. Il passaparola è determinate per la scelta del dentista e la chiarezza delle informazioni determinante. Poco convincente la pubblicità

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