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24 Novembre 2014

Troppi dentisti, il sistema è da riformare: il congresso AIO analizza e propone soluzioni ai ministeri


Solo quest'anno nelle Facoltà straniere si sono laureati in odontoiatria 1080 italiani. In Italia se ne sono laureati circa 800. Il nostro paese avrà più del doppio dei dentisti che ha programmato. Le conseguenze del surplus ci sono già e sono drammatiche: il 52% di tutta l'emigrazione formativa in Europa è Italiana. I dati sono stati presentati al 4° Congresso Politico dell'Associazione Italiana odontoiatri.

"La pletora odontoiatrica continua a crescere e il test d'ammissione ai ben 34 corsi di odontoiatria sparsi negli atenei italiani per com'è congegnato non basta ad evitarla", afferma Gerhard Seeberger, speaker della Federazione mondiale delle Associazioni odontoiatriche-FDI. Al Congresso, che celebrava il Trentennale dell'Associazione davanti ai fondatori (presenti anche i past president Aldo Ciolfi, Francesco Occipite di Prisco oltre a Giulio Del Mastro e allo stesso Seeberger), una giuria "simbolica" composta da rappresentanti della professione, esperti di sistemi sociali e della sanità e da studenti  ha riaffermato "a maggioranza" la necessità di una programmazione agli accessi.

"Il sistema Italia non può permettersi di laureare tutti - ammette Sodano - la formazione di un dentista in sei anni costa intorno ai 220 mila euro, che moltiplicati per i soli laureati in odontoiatria attivi darebbero una spesa virtuale sostenuta in questo paese da circa 7 miliardi; tuttavia qualcosa deve cambiare".

"Così com'è il test - afferma il Vice Presidente AIO Fausto Fiorile - non fa argine al desiderio di molti giovani di diventare dentista, né evidenzia vocazioni visto che molte domande sono fuori centro e alcune assurde: in un caso è persino stato chiesto l'anno di nascita di una conduttrice tv nota ai gossip.  E se è vero che l'università non può reggere l'impatto di un primo biennio universitario in cui si valutano tutti gli aspiranti sanitari (medici dentisti infermieri igienisti etc, com'è stato proposto) è anche vero che i corsi di laurea sono troppi in confronto alla media degli studenti che licenziano. Dai lavori - conclude Delogu -  è emersa la necessità di riformare la modalità degli accessi con un attenzione particolare alle attitudini individuali e alle reali vocazioni con un percorso di indirizzo e valutativo che parta già dalla scuola media superiore".

A cura di: Ufficio Stampa AIO

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