Giusto un anno fa il Collegio italiano odontotecnici (Cio) apriva all’interno della sede della Confesercenti di Padova uno sportello per dare informazioni sulle protesi dentali e più in generale sulla professione di odontotecnico. Dopo quello di Padova, il Cio ha aperto, sempre nelle sedi di Confesercenti, punti informativi in altre città. L’associazione nata nel 2008 all’interno dell’area sanitaria di Confesercenti punta ad aprire entro l’anno uno sportello in ogni grande città (o, almeno, in ogni regione). Per capire di più dell’iniziativa ne abbiamo parlato con il presidente del Cio, Alberto Battistelli, uno dei più apprezzati “tecnici” a livello italiano e internazionale.
Perché chiamate questo progetto “operazione trasparenza”?
Perché l’occultamento della professione di odontotecnico e la disinformazione creano confusione sui ruoli. L’ immagine che il cittadino ha dell’odontotecnico è completamente distorta.
Come si articola e si sviluppa tale piano?
Stiamo aprendo sportelli informativi al cittadino e stiamo dando vita a una campagna pubblicitaria per i singoli laboratori al fine di invitare la gente a venire a vedere come e dove lavoriamo. Un odontotecnico del Cio, che ha sottoscritto un preciso codice deontologico, riceve per appuntamento i cittadini in orari prestabiliti rispondendo a tutte le domande sulle tecniche e i materiali impiegati in protesica, ma soprattutto cerca di far comprendere che la professionalità, l’assistenza, la vicinanza e il lavoro in team con l’odontoiatra sono di gran lunga più importanti. Se il cittadino/paziente non ha mai conosciuto il “tecnico” che ha realizzato la sua protesi è per noi un cattivo punto di partenza sul piano della trasparenza, ma anche della qualità. Informiamo i cittadini anche sulle leggi e le certificazioni riguardanti la protesi dentaria indicando quelle che dovrebbero essere richieste. Non ultimo, cerchiamo di far capire come le vessazioni legislative e non subite dall’odontotecnico italiano si ripercuotino anche su di loro.
In quali città pensate di attivare gli sportelli?
In tutte le sedi regionali e provinciali della Confesercenti. Sono pochissime quelle dove la nostra confederazione non è presente.
Alcune sedi sono attive anche a livello comunale nelle grandi città. Stiamo, quindi, valutando la possibilità di intraprendere sull’iniziativa una stretta collaborazione con la Federconsumatori e una richiesta con tale obiettivo andrà indirizzata al ministero della Salute.
Il progetto è stato sperimentato a Padova: quali sono stati i risultati?
Entusiasmanti. Le persone ci ringraziano e chiedono di potersi mantenere in contatto anche in futuro. A Padova abbiamo partecipato anche a Tuttinfiera, una manifestazione che ha registrato 70mila visitatori e grazie alla quale, dunque, abbiamo avuto modo di incontrare tante persone. Alcune di queste avevano fatto i viaggi all’estero per le protesi low-cost e testimoniavano esperienze a volte drammatiche e di abbandono quando sono sorti i primi problemi.
Che cosa chiedono i cittadini?
Garanzie. Vogliono essere più sicuri dei soldi che spendono per la loro salute. Certo la prima domanda è sempre sul prezzo: “perché costano cosi tanto le protesi dentarie?”. Alcuni sono curiosi di vedere come è realizzata una corona in ceramica o una protesi totale, altri fanno confusione ponendoci domande cliniche e che rimandiamo ai relativi dentisti o ai nostri di riferimento. Comunque, in conclusione, diciamo loro che il problema non è dato tanto dal prezzo, ma dal rapporto tra prezzo pagato e qualità ricevuta. Una conoscenza diretta del laboratorio può dare loro molte indicazioni in merito.
Non dite nulla sull’abusivismo?
Le persone rimangono basite quando diciamo loro che una legge fascista del 1928 considera esercizio abusivo quel servizio di aiuto al dentista, fornito da tecnico nell’adattamento della protesi, servizio che essi vedono fare nella normale quotidianità. Chiediamo loro di esserci vicini perché la professionalità di cui loro hanno assoluto bisogno non sia confusa con il becero abusivismo odontoiatrico. Spieghiamo anche che esiste un altro abusivismo, quello di alcuni dentisti che, senza le giuste autorizzazioni e certificazioni, si costruiscono da soli pseudoprotesi.
Come hanno preso l’iniziativa i dentisti?
A giudicare dalle lettere che hanno inviato ai Nas e agli uffici ministeriali, non tanto bene. Ma si tratta dei soliti tre o quattro dirigenti che noi riteniamo responsabili di questa catastrofe dell’odontoiatria italiana. I dentisti “normali”, i nostri clienti, sono invece contenti che possiamo aiutarli a ridurre la sindrome da poltrona vuota. Qualcuno ci ha anche chiesto di poter partecipare allo sportello. Le racconto un episodio curioso: a seguito delle segnalazioni da parte delle associazioni odontoiatriche, i Nas si sono presentati nella sede della Confesercenti di Padova per cercare un riunito. Appena hanno constatato la situazione è iniziata una proficua collaborazione. Sono stati anche molto preziosi i consigli che abbiamo ricevuto dal Comando generale dei Nas a Roma quando abbiamo presentato loro l’iniziativa. Nei prossimi giorni chiederò un nuovo appuntamento per presentare i risultati. Chiederemo anche di attivare dei controlli su chi fabbrica protesi dentali negli studi e non solo, senza essere iscritto al registro dei fabbricanti.
Tra i vostri progetti c’è anche quello di promuovere l’odontotecnica italiana. In che modo pensate di farlo?
Siamo convinti che l’odontotecnica italiana sia tra le prime quattro al mondo e lo facciamo presente. I relatori dentisti italiani si fanno belli con i nostri lavori. Noi consigliamo ai nostri soci l’adesione al marchio “Odontotecnica Made in Italy” della Società italiana di ceramica dentale (Siced), che è un progetto di promozione del made in Italy esteso a tutti gli odontotecnici italiani e a tutte le AAOO odontotecniche. Ovviamente però lasciamo libertà di scelta ai nostri iscritti.
Ma i laboratori italiani non forniscono tutti la stessa qualità, non hanno la stessa professionalità.
Mi sembra evidente. Infatti non è nostra pretesa rappresentarli tutti ma solo quelli convinti della bontà dei nostri progetti, che condividono il nostro modo di intendere la professione. È chiaro che alcune conquiste sono a beneficio di tutti, come la possibilità del singolo laboratorio di fare pubblicità. Attraverso questo servizio vogliamo cambiare i rapporti di forza nel sistema anche senza il nuovo profilo. Ma di questo parleremo più avanti.
Il cittadino, però, per farsi fare la protesi si rivolge al dentista. E se quest’ultimo non si serve da uno dei laboratori che hanno aderito alla vostra iniziativa?
Ci dimenticheremo facilmente di loro quando consiglieremo o indicheremo il nome del professionista dove il cittadino potrà trovare le nostre protesi.
Torniamo agli sportelli. Qual è il messaggio che volete trasmettere al cittadino?
L’odontotecnico non è il “meccanico dentista” ma uno “scienziato artista del sorriso”, un professionista al servizio della salute pubblica.
Il cittadino venga a visitare i nostri laboratori affinché possano aumentare le garanzie di un buon investimento sulle protesi dentarie di cui dovessero avere necessità.
GdO 2010; 2
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