Gianfranco Prada, segretario nazionale sindacale dell’Associazione nazionale dentisti italiani (Andi), è abbastanza fiducioso: entro qualche mese il quadro dei regolamenti sull’utilizzo delle apparecchiature radiologiche di secondo livello negli studi dentistici dovrebbe risultare più chiaro, grazie alla validazione da parte del ministero della Salute di raccomandazioni cliniche per tutti gli ambiti odontoiatrici, compresa la radiologia. Così gli odontoiatri italiani potranno operare con maggiore serenità, senza temere grattacapi burocratici e amministrativi.
Da che cosa deriva questa sua convinzione, dottor Prada?
Negli ultimi mesi, l’Andi ha avviato dei proficui rapporti per arrivare a una collaborazione con alcune associazioni di categoria dei radiologi come la Società italiana di radiologia medica (Sirm), in modo che le raccomandazioni condivise siano poi recepite e ratificate dal ministero della Salute.
Non c’è stato dunque un “muro contro muro” tra radiologi e dentisti...
Assolutamente no. I radiologi sono professionisti dell’area medica come gli Il punto di vista sindacale speciale radiologia odontoiatri e, negli ultimi mesi, si sono dimostrati disponibili ad ascoltare le nostre ragioni. Senza rinunciare, ovviamente, a esporre i propri punti di vista, le proprie obiezioni e le proprie perplessità.
Quali?
In sintesi, il dibattito si sta sviluppando in merito all’utilizzo degli apparecchi radiologici più evoluti, di secondo livello, all’interno degli studi odontoiatrici. Si tratta di strumenti tecnologicamente molto avanzati, che permettono di effettuare degli esami diagnostici complessi e tridimensionali, utili soprattutto in ambito implantare. Per l’utilizzo di queste apparecchiature, la Sirm ha sostenuto la necessità della presenza nello studio dentistico di un radiologo responsabile dell’apparecchiatura, in grado di effettuare anche un referto approfondito sugli esami. L’Andi si è ovviamente mostrata in disaccordo con questa posizione perché si tratta comunque di apparecchiature utilizzate in ambito complementare all’esercizio dell’odontoiatria (e quindi consentite ai dentisti dalla legge: secondo il decreto legislativo n. 187 del 2000, l’odontoiatra è abilitato a eseguire, esclusivamente per l’attività complementare alla sua professione, tutti gli esami radiologici che ritiene necessari; la legge non entra nel merito della definizione delle apparecchiature di primo o di secondo livello). Inoltre, l’attuazione di tale richiesta provocherebbe un ingiustificato aumento dei costi per i nostri associati e, di conseguenza, per i pazienti. Certo, nessuno nega l’utilità della presenza di un radiologo in alcune diagnosi particolarmente complesse, che vanno al di là dell’utilizzo specificamente odontoiatrico di queste apparecchiature. Ma ciò non può rappresentare una regola: è su questi aspetti che è in atto la trattativa con la Sirm.
E i radiologi che cosa ne pensano?
Ripeto, la Sirm ha ascoltato le nostre posizioni e ha avviato una discussione con l’Andi, sindacato di categoria molto rappresentativo e in grado di condizionare l’intero settore. Su altri punti abbiamo trovato già una posizione comune.
Ce ne può fornire un esempio?
Nello specifico, è stato evidenziato il fatto che alcuni odontoiatri, quando sono privi di apparecchi radiologici di secondo livello, si rivolgono ad altri ambulatori dentistici e ne utilizzano i macchinari. Si crea così un utilizzo di queste apparecchiature improprio e non previsto dalla legge. La prassi corretta per gli odontoiatri che necessitano di esami avanzati non urgenti per i propri assistiti è quella di rivolgersi direttamente agli studi di radiologia. Su questo punto la Sirm ha perfettamente ragione e ha incontrato il pieno appoggio dell’Andi.
Come si comportano, invece, le Asl? Se il quadro dei regolamenti non è ancora chiarissimo, alcuni odontoiatri potrebbero incontrare complicanze in occasione dei controlli effettuati dalle aziende sanitarie...
Ci sono state soltanto un paio di Asl, nel nord Italia, che hanno chiesto un parere al ministero della Salute proprio sulla questione della presenza di un radiologo nello studio dentistico nel caso dell’utilizzo di apparecchiature di secondo livello. Anche le aziende sanitarie, insomma, sono interessate ad avere un quadro normativo di riferimento più chiaro.
Può dare qualche consiglio agli odontoiatri che stanno per acquistare nuove attrezzature radiologiche? Prima di investire su questi macchinari avanzati, devono aspettare che le regole siano ben definite?
L’acquisto di questi apparecchi comporta una spesa molto elevata, nell’ordine di diverse decine di migliaia di euro. Il mio consiglio, quindi, è quello di attendere un chiarimento sulla normativa che dovrebbe presto giungere dal ministero della Salute.
GdO 2010; 3
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