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05 Novembre 2017

Sindaco sanzionante, sindaco giustificante, mamme sorridenti, venditore attento


Ammettiamolo, chiudere per sei mesi uno studio perché sul cartellone pubblicitario manca il nome del direttore sanitario può sembrare una esagerazione. Come una esagerazione la sanzione per chi non indica la partita iva al fondo del sito aziendale. E' la legge, ha detto il giudice del Tar Liguria ai legali del centro Dental Pro sanzionato per aver posto nei pressi dello studio un cartellone pubblicitario senza indicare il nome del direttore sanitario. Ma non è questa la portata della sentenza e neppure l'aver ribadito che la Legge 175/92 non è stata interamente abrogata e sulla pubblicità sanitaria rimangono i vincoli per cui il messaggio pubblicitario deve rispettare i principi di trasparenza e veridicità, nonché di non equivocità e correttezza delle informazioni veicolate, il cui rispetto è verificato dall'Ordine. Questo lo aveva persino ribadito l'Antitrust quando aveva sanzionato la FNOMCeO proprio sui procedimenti disciplinari ai direttori sanitari in tema di pubblicità.

Sono invece due le importanti novità che la sentenza del Tar Liguria introduce.

La prima è quella che responsabile della pubblicità diventa la proprietà della struttura e non solo il direttore sanitario. E questo comporta, in caso di condanna, la sospensione dell'autorizzazione per almeno sei mesi: ovvero l'impossibilità di lavorare per quel periodo. Quando invece veniva sanzionato il direttore sanitario con la sospensione, reo di non aver vigilato sulla pubblicità (non sappiamo se nel caso in questione nei confronti dell'iscritto è stato aperto un procedimento disciplinare), la proprietà del Centro non faceva altro che cambiare direttore sanitario continuando l'attività.

La seconda novità è che l'ago della bilancia non è più l'AGCM, che comunque poteva solo imporre una sanzione economica, ma il Sindaco del Comune che ha rilasciato l'autorizzazione all'apertura. Facile pensare come ogni presidente CAO provinciale, forte di questa sentenza, ogni volta che vede una pubblicità di una società (non solo quelle delle Catene) si rechi dal sindaco chiedendo di sospendere l'autorizzazione. E le motivazioni che può portare il presidente CAO sono infinite -dando per scontato che tutte le pubblicità ora indicheranno anche il nome del direttore sanitario- visto che la norma indica genericamente che la pubblicità deve essere veritiera, informativa, corretta, non equivoca.

Quindi basterà, "per finire dal sindaco", promuovere uno sconto sulle tariffe di riferimento (che non esistono), oppure dare tutte quelle informazioni legate alla terapia (per esempio l'allineatore trasparente che risolve tutti i casi di mal occlusione o l'intervento implantologico che in poche ore ti permette di masticate etc) per cui neppure la comunità scientifica è in grado di indicare posizioni univoche.

Ma il sindaco sarà poi in grado di giudicare se le argomentazioni portate dal presidente CAO sono circostanziate? Assolutamente no, ma per evitare il rischio di essere accusato di omissione di atti d'ufficio sono certo che preferirà procedere con la delibera di sospensione, affidando poi alla magistratura (visto il certo ricorso della proprietà del Centro) la decisione finale.

Poi, con molta probabilità (e questo credo capiterà anche nel caso di Sarzana) il Centro non chiuderà; quale giudice si prenderà la responsabilità, per una inadempienza non legata a questioni puramente sanitarie (locali non idonei, personale non medico etc), di costringere i pazienti a rimanere senza cure. Per arrivare a questo, però, la proprietà dovrà impugnare il provvedimento del Comune, sostenere le proprie tesi in almeno un procedimento giudiziario (nel caso di Sarzana si finisce al Consiglio di Stato) con intuibili costi e "rotture varie". E sempre che nel mentre il giudice non decida, comunque, che lo studio deve essere chiuso. Ne varrà comunque la pena, oppure si preferirà abbandonare lo strumento della comunicazione pubblicitaria? (vai alla notizia)



Tengo famiglia

L'ultimo servizio di Striscia la Notizia sul finto dentista di Mendola è una vera chicca nella parte in cui il sindaco (dentista) spiega all'inviato di Striscia che "anni fa'" era normale che un odontotecnico facesse il dentista perché laurearsi non è facile. A stupirmi non è tanto il voler giustificare il fatto che per 40 anni il finto dentista abbia impunemente lavorato senza titoli (e non voglio ricordare il ruolo del sindaco anche nel campo della sanità, oppure quello dettato dal Codice deontologico medico in tema di segnalazione di illeciti), ma che un professionista sminuisca la sua professione, il suo percorso di studi. Come se un ingegnere dicesse, "ma si, che ci vuole a progettare una casa, basta fare 4 linee su di un foglio".

Stando alle dichiarazioni del dentista sindaco, sembrerebbe più difficile fare l'odontotecnico che il dentista visto che il suo concittadino, per tentare di imparare a fare una dentiera ha studiato per almeno 4 anni, mentre per fare il dentista gli è bastato stare vicino al papà medico. (vai alla notizia)



Imparare la prevenzione

Gestire al meglio le problematiche parodontali in gravidanza e sensibilizzare operatori sanitari e pazienti sull'importanza della salute orale delle donne in attesa - o che stanno programmando un bambino - e sull'implicazioni che questa può avere sul parto e in riferimento all'eventuale sviluppo di patologie e complicazioni. E questo l'obiettivo della campagna d'informazione europea dal titolo "Oral Health and Pregnancy" lanciata dalla European Federation of Periodontology (EFP) (vai alla notizia)

Vendere controllando chi acquista

Nelle scorse settimane il tribunale, quello di Cosenza che aveva sanzionato la titolare di un Centro odontoiatrico per aver acquistato attrezzature odontoiatriche senza essere iscritto all'Albo e i venditori per aver venduto le attrezzature ad un non iscritto all'Albo. Maurizio Quaranta vice presidente ADDE e consigliere della ANCAD, ha indicato quali sono gli adempimenti a cui il venditore è tenuto ad acquisire o verificare quando vende una attrezzatura o un materiale ad uso odontoiatrico. (vai alla notizia)

Norberto Maccagno

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