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05 Maggio 2019

Le notizie non sono buone o cattive e tanto meno sono quelle che dicono cosa vogliamo sentirci dire

Norberto Maccagno

Quello delle Fake News è un tema da tempo molto dibattuto in sanità, e spesso associato a temi di grande interesse: vaccini, caso Stamina, cura Di Bella.
La FNOMCeO ha organizzato (venerdì 3 maggio) nell’abito del Festival della Tv e dei nuovi media di Dogliani (Cn), un evento dal titolo “Percezioni della realtà e fake news: perché crediamo alle bufale. Giornalismo e bias cognitivi” 

Il problema delle Fake News in sanità è quello del rischio che il paziente sia condizionato da false notizie che lo portano a mettere in pratica comportamenti, o scelte, dannose alla sua salute: il non vaccinare il figlio ma anche utilizzare il bicarbonato per lavarsi i denti, per portare la questione nel nostro settore di interesse. 

Non solo una notizia non vera, ma anche la scarsa qualità dell'informazione rischia di compromettere la salute delle persone. Perfino la norma Boldi sulla pubblicità in sanità, di fatto, si fonda su questo concetto. 

I “cattivi”, quelli che favoriscono le fake news, sono sostanzialmente due. 

Il primo è il nostro cervello, noi tendiamo a credere a quello che volgiamo credere, ha ricordato il prof. Sergio Della Sala, professore di neuroscienze all’Università di Edimburgo che ha dimostrato come spesso ci fidiamo delle persone e non dei dati. Certo magari perché non li sappiamo analizzare, non li volgiamo analizzare, non li vogliamo trovare, non vogliamo cercare le prove dell’informazione trovata, tendiamo a cercare le informazioni che vogliamo trovare. E su questo, poi, la tecnologia non aiuta, l’algoritmo di Google ci propone le evidenze secondo i nostri interessi, non secondo l'autorevolezza scientifica della fonte. 

Il secondo a salire sul banco degli imputati è spesso il giornalista anche se in realtà riporta notizie di lavori scientifici o pareri di ricercatori. Ma ne parleremo più avanti. 

Durante l’evento una dottoressa presente tra il pubblico ha evidenziato come oggi, sempre più spesso, i pazienti arrivano con la cura “già in testa” perché hanno sentito programmi televisivi o effettuato ricerche su Internet.

Il consiglio dato è quello del dialogo, del saper parlare e fare capire al paziente il perché la sua convinzione è dannosa, non è quella giusta per curare la sua patologia. Quindi, il medico, non solo deve essere preparato su sintomi e patologie ed avere doti (e tecniche) comunicative, ma deve anche essere informato sulle “cure alternative” suggerite dai ciarlatani di turno, per poterle ribattere. Su questo può diventare utile il portale attivato dalla FNOMCeO “Dottore ma è vero che”. 

Sul tema sarebbe poi interessante approfondire un altro aspetto che suggeriamo alla FNOMCeO. Un tempo quanto diceva il medico curante era il “Vangelo”, citazione scelta consapevolmente in quanto quasi sempre era un atto di fede del paziente nei confronti del professionista: non capisco ma mi fido.
Oggi questo non avviene più anche se ci rivolgiamo al luminare, al nostro medico amico fraterno; appena usciti dal consulto, un salto su Google lo facciamo. 
Quindi sono le nuove tecnologie ad aver dato più possibilità al paziente di “controllare” la diagnosi del medico (un tempo al massimo potevi consultare l’enciclopedia medica), oppure è il medico che ha perso credibilità agli occhi del paziente, anche a causa dei comportamenti di molti suoi colleghi? 

Per comprendere la bontà di quanto il prof. Della Sala ha spiegato -noi crediamo a cosa vogliamo credere- e come questo non sia limitato a persone magari con bassa scolarità o con scarse opportunità di ottenere informazioni, credo possiamo farlo leggendo alcuni post su gruppi Facebook del settore dentale.

Ne seguo molti perché mi sono utili per capire gli argomenti d’interesse della professione, che poi cerchiamo di approfondire su Odontoiatria33 portando, però, pareri di autorevoli esperti. E quasi mai partecipo al dibattito, anche perché quelle poche volte che ho posto domande, invece di ottenere risposte sono stato cancellato dal gruppo. 

Generalizzare non è mai corretto, ma anche in un settore chiuso dove gli operatori dovrebbero conoscere di cosa si parla perché vivono in prima persona la professione, assistiamo al proliferare di Faxe News. Certo, spesso alcuni post vengono pubblicati per attrarre l’attenzione, ma proprio perché il lettore è uno che ne dovrebbe sapere, rimango stupito a leggere, poi, che a palesi inesattezze seguono commenti di apprezzamenti ed anche di conferme.

Al post di un commercialista su di un tema fiscale, ribatte un dentista spiegando che non è così e molti altri dentisti a commentare: “grazie tu si che ne sai”. Solo perché, quanto il dentista dice, è quanto gli altri colleghi vorrebbero che fosse. Trascurando che la realtà (in questo caso la norma) è ovviamente come dice il commercialista

Dice bene il prof. Della Sala quando afferma che il problema nasce dal fatto che oggi si fatica a distinguere le notizie dalle opinioni, oppure come ricordato da altri relatori, che oggi i social hanno cancellato il dibattito sul vero o falso, polarizzando l’attenzione su da che parte stai.

E la politica di oggi è l'ennesima conferma al concetto.

Spesso, quando su Odontoiatria33 diamo una notizia su di un tema che fa discutere, ricevo mail di commento negative che si aprono con: “ma voi dite”. Il fatto è che noi giornalisti non diciamo, noi riportiamo. Riportiamo un parere di un presidente di associazione, di un parlamentare, quanto dice una norma, diamo una notizia.  

Perché deve essere colpa del giornale quanto ha affermato il tale presidente riportato tra virgolette? Si può non essere d’accordo con quanto dice, certo, ma perché sostenere che chi riporta le sue parole la pensa così. Perlato magari il giorno successivo riportiamo un parere opposto ed a criticarci, sono quelli che il giorno prima erano contenti per il parere riportato.

Compito del giornalista è scegliere la notizia, verificare la fonte, è darne informazione. Quando leggete un quotidiano o guardate un telegiornale volete sapere tutto quello che succede, e credo che anche quanto succede nel vostro settore deve essere raccontato, sia che piaccia o non piaccia.

Il pensiero comune, imposto, non aiuta certo non solo a sapere cosa realmente succede ma anche a crescere professionalmente. Meglio conoscere l’evoluzione della professione piuttosto che far credere che questa è rimasta, o tornerà, quella che ci piaceva?

Quanto suggerito dai relatori durante l’evento di Dogliani vale anche per chi si informa nel settore: scegliete le fonti non sulla base che l’informazione data è quella che volete leggere, ma sulla base dell’autorevolezza, o almeno che quella fonte sia un organo di stampa, registrato, dove a scrivere sono giornalisti iscritti all’Albo e non opinionisti.  

Distinguere tra opinione ed informazione, tra un vero giornale ed un blog o Facebook, sono le prime cose che dovete riuscire a fare capire ai vostri pazienti quanso cercano informazioni sui temi di salute, ma è anche quanto dovete considerare quando vi informate, e non solo nel dentale. 

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