La Delibera del Comitato Centrale FNOMCeO sulle ‘Raccomandazioni nell’interpretazione del messaggio informativo in odontoiatria’ si presta a molti commenti e letture.
Quella più ingenua è il chiedersi perché i medici devono ribadire con un atti ufficiali quanto era già scritto nelle Raccomandazioni?
Serviva una circolare ed una delibera per ribadire che quel documento è stato “elaborato autonomamente dalla Commissione per gli iscritti all'Albo degli Odontoiatri della FNOMCeO”, ed è “un mero documento tecnico di sintesi dell’ordinamento vigente in materia”?
Sarebbe bastato leggere il titolo dato al documento CAO dove è chiaramente indicato che le “Raccomandazioni” sono finalizzate all’interpretazione del messaggio informativo in odontoiatria. Poi se si voleva approfondire, si poteva leggere anche la premessa delle stesse Raccomandazioni dove viene indicato che quello è un documento che ha come fine “la corretta e uniforme interpretazione, da parte delle CAO territoriali della disciplina normativa in materia”.
Altra domanda, questa più pratica: perchè nella delibera viene ulteriormente specificato che il documento elaborato dalla CAO “non trova applicazione da parte delle Commissioni per gli iscritti all'Albo degli Odontoiatri territoriali chiamate ad applicare norme deontologiche, di legge e regolamentari"? Certo è il voler ancora una volta ribadire che quello non è un documento ufficiale FNOMCeO, ma come può essere messa in pratica quella dichiarazione?
Se le Raccomandazioni sono la sintesi delle norme sul tema pubblicità, con le indicazioni che i 106 presidenti CAO hanno dato secondo la loro lettura delle norme, come faranno gli stessi 106 presidenti CAO a non applicare, quando saranno chiamati a verificare il comportamento di un iscritto in tema di messaggio pubblicitario, quanto di fatto hanno contribuito a realizzare?
Sono obbligati a cambiare il proprio modo di interpretare le norme?
E in che modo?
Ovviamente faranno come ritengono più corretto, come ha ribadito il presidente nazionale CAO Raffale Iandolo, rivendicando l’autonomia delle Commissione Albo Odontoiatri Provinciali.
Ma allora, che scopo ha la Delibera del Comitato Centrale FNOMCeO?
Probabilmente il vero motivo della Delibera è molto più pratico: mettere le mani avanti e chiarire ai fini legali di chi è la responsabilità in caso “di questioni”, ovvero della CAO Nazionale o ancora peggio lasciare il cerino in mano ai singoli presidenti CAO sulle cui spalle ricadono tutte le responsabilità delle proprie azioni. Mentre la solidarietà ed il sostegno espresso dal presidente Iandolo dalle colonne di Odontoiatra33, va nel senso opposto dell’iniziativa FNOMCeO.
E probabilmente non è una coincidenza che, circolare e delibera, sono arrivate dopo la notifica (circolare) e l’udienza al Tar (Delibera) dell’azione legale intrapresa da ANCOD ed alcune Catene contro le Raccomandazioni. E poi c’è la spada di Damocle dell’Antitrust che, sono solo voci, sembrerebbe aver già chiesto chiarimenti alla FNOMCeO sul documento della CAO nazionale. In FNOMCeO probabilmente è ancora vivo il ricordo della sanzione di quasi 900 mila euro inflitta dall’AGCM proprio per le interpretazioni troppo restrittive in tema di messaggi pubblicitari di alcune OMCeO e del Codice Deontologico, sanzione risoltasi solo davanti al Consiglio Stato dopo una lunga battaglia legale.
Ma il volersi lavare le mani da parte della componente medica in realtà svela non solo una visione miope dei medici su di un tema, la pubblicità, che presto li toccherà come ora tocca gli odontoiatri, ma conferma la distanza di interessi tra medici ed odontoiatri sulla professione. Il medico è di fatto un dipendente (considerando tali anche i medici di medicina generale ed i convenzionati) che svolge saltuariamente la libera professione, l’odontoiatra il contrario. Anche il presidente FNOMCeO Filippo Anelli (a cui va la più sentita vicinanza in questo momento di lutto) durante la tavola rotonda sul futuro della professione tenuta a Bari durante 7° Congresso Odontoiatrico Mediterraneo, evidenziava le difficoltà dei medici ad avere quell’indipendenza professionale che è invece tipica delle libere professioni e che gli odontoiatri hanno.
La Delibera del Comitato Centrale della FNOMCeO, vista da un non medico e probabilmente con uno spirto polemico, si presta a questa lettura: la FNOMCeO sul tema non vuole problemi perché la pubblicità è un tema che non interessa i medici, è una battaglia sulla quale pensano non meriti investire tempo e risorse.
Certo che è vero che non è il cartellone pubblicitario in se ad essere il problema della professione, neppure per quella odontoiatrica.
La “guerra” sulla pubblicità, e lo dimostrano le battaglie legali e le risorse investite dalle Catene per vincerla, è determinante perché a seconda di come saranno interpretate le norme (da parte dei Giudici che giudicheranno le motivazioni delle sanzioni dei presidenti CAO), si stabilirà se la libera professione in sanità sarà guidata dalle regole deontologiche o da quelle del mercato, se il ruolo dell’Ordine è quello di reale verifica o solo di “passacarte”.
E con quella Delibera la FNOMCeO sembra voler lasciare gli odontoiatri da soli quasi a dire: noi medici la battaglia sulla libertà di scelta l’abbiamo oramai già persa e il nostro essere medico, ed il nostro posto di lavoro, è in balia dei finanziamenti messi a disposizione dal Governo o dagli investitori privati.
Certo, so bene che la "questione medica" è molto più complessa ed articolata, ma se l'Ordine può essere messo in discussione quando giudica quanto c'è scritto su di un cartellone pubblicitario, sarà legittimato ad entrare nel merito del direttore sanitario o del medico che scende ai compromessi indicati da un direttore generale che vuole imporre per motivi economici procedure cliniche più economicamente sostenibili?
Il presidente Anelli presentando la Terza tappa degli Stati generali di giovedì scorso, proprio dedicata al medico ed all’economia, ha scritto: “i medici non possono essere trasformati in tecnici della salute e considerati come un mero fattore produttivo”.
Con quella Delibera sembra invece che i medici abbiamo dato uno strumento al “capitale” per sostenere che anche in sanità il mercato deve aver meno “impicci” possibili. Perchè prendere le distanze da quel documento, per "l'esterno", non è stato un atto dovuto in quanto documento non approvato dalla FNOMCeO, ma una presa di distanza dai contenuti del documento stesso o peggio ancora, dalla vera novità che quel documento ha portato: la trasparenza del metro di giudizio.
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