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06 Ottobre 2019

‘’Sperando’’ nel pubblico, dal tempo del bianco e nero a quello dei social è sempre il privato a promuovere la prevenzione

di Norberto Maccagno


“Prevenire è meglio che curare” è certamente una delle espressioni più utilizzate in medicina in tema di prevenzione. Uno slogan che è stato creato per la prima volta 39 anni fa' per promuovere il Mese della Prevenzione Dentale ANDI.
Nei giorni scorsi il prof. Carlo Gustamacchia mi ha ricordato che nel 1976, l’allora AMDI, istituì la Commissione di Prevenzione Stomatologica, di cui lui fu uno dei padri fondatori, Commissione che poi diede vita al Mese della Prevenzione.

Quanto venne istituita quella Commissione, mi raccontano, si doveva convincere gli italiani a “fare amicizia” con spazzolino e dentifricio ed in questo la pubblicità ha avuto un ruolo determinante, e poi motivarli ad effettuare le visite preventive dal dentista. 

E da 39 anni il Mese della Prevenzione Dentale ANDI è ancora oggi l’unico progetto di promozione alla salute orale attivo su tutto il territorio nazionale. 

Oggi, sempre voi dentisti, mi spiegate che i problemi non sono più, o solo, di carie ma di altro genere, a cominciare da quelli gengivali per finire al tumore del cavo orale, passando anche dal diabete ed altre malattie sistemiche in correlazione con la salute orale. Quindi, certo, sempre spazzolino e dentifricio dopo ogni pasto, ma ancora di più necessità di effettuare visite preventive di controllo periodiche. 

Parlo di prevenzione perché ottobre è per molte generazioni di italiani il Mese della Prevenzione Dentale. L’immagine in bianco e nero inviatami dal prof. Guastamacchia, che utilizzo come copertina di questo DiDomenica, non solo certifica il tempo che è passato ma come i tempi che sono cambiati abbiano cambiato una iniziativa storica dal valore sociale, facendole fare un ulteriore salto di qualità: da iniziativa ANDI in collaborazione con Mentadent (o Mentadent in collaborazione con i dentisti ANDI a seconda di chi invia il comunicato stampa) ottobre quest’anno sembra essere diventato il Mese della Prevenzione Dentale, di tutti. 

Ci sono i 10 mila dentisti volontari ANDI che effettuano visite gratuite per tutto il mese (anche se la parola gratis è sparita dalle comunicazioni ufficiali), c’è Mentadent con gli spot televisivi e sui media a ricordare l’importanza dell’igiene orale dominciliare e delle visite di controllo, ma ci sono anche i dentisti SIdP con il numero verde per informare i cittadini sulla parodontite, l’AIDI che scende in piazza con una campagna di sensibilizzazione, anche DentalPro ha scelto questo periodo per annunciare la collaborazione con Caritas per assistere persone bisognose.

Ma soprattutto ci sono i social ed i dentisti. Su Facebook e Instagram è un fiorire di messaggi che ricordano il Mese della Prevenzione, foto di dentisti all’interno della cornice Mentadent del Mese, ma anche iniziative singole più o meno strutturate. Certo, magari il fine è anche commerciale, si sfrutta un evento consolidato per avere visibilità ma come ho già scritto, se serve a migliore la salute, che il marketing sia il benvenuto. 

Poi leggo Il Venerdì di Repubblica (pagina 40) ed il servizio che informa dell’attivazione a Firenze, in una villa del trecento, di un ambulatorio odontoiatrico dell’ASL. 2.500 metri quadrati, 22 riuniti, 20 odontoiatri che vi collaborano, 250 prestazioni al giorno, già 2.500 appuntamenti fissati (lista di attesa per la prima visita a 90 giorni), investimento Statale di 7,6 milioni di euro, ci sono voluti una decina di anni per completarlo. L’ambulatorio offrirà assistenza a tutti, gratuitamente ai pochi che rientrano nei Lea, chi ha un reddito ISEE tra gli 8 ed i 14 mila euro paga solo il ticket, gli altri tariffe calmierate.  

Direi bene, magari per chi conosce l’odontoiatria pubblica italiana si può stupire non tanto per il servizio attivato ma per i toni da “cosa rara” usati nell’aticolo, forse l'euforia era per la scelta, ed il ricollocamento, della villa del trecento.  

Certo l’odontoiatria pubblica è nel nostro SSN una Cenerentola, ma al confronto con le altre branche della medicina. Certamente in alcune Regioni va meglio che in altre, ma sono molti i modelli interessanti attivi, i pazienti magari devono aspettare dei mesi ma se hanno costanza una risposta pubblica più o meno la trovano.

Il vero progetto mancante, quello che non c'è, è quello legato alla prevenzione: il nostro SSN in tema di odontoiatria pubblica investe per curare ma non per prevenire che la gente si ammali. 

Chissà quanti medici sanno che quella frase che utilizzano in continuazione, prevenire è meglio che curare, nasce da una pubblicità per prevenire il mal di denti. E fa specie pensare che quello slogan nato tanti anni fa per convincere gli italiani a curare la propria saute orale, oggi sia stato fatto proprio dalla medicina, mentre ancora è scarsa la consapevolezza, sia nei cittadini e forse anche tra i medici, che una bocca sana evita problemi di salute e che prevenire una carie o una parodontite evita al cittadino, ma anche allo Stato, di dover spendere per ripristinare il dente perso o di curarlo anche per altre patologia magari causate o peggiorate da quella bocca trascurata. 

Quindi se una buona salute orale serve non solo per evitare di mettere dentiere ed impianti, ma anche per prevenire o non fare peggiorare problemi cardiaci, di diabete, ma anche di alimentazione, perché i progetti di prevenzione pubblica non partono dalla bocca?

Ieri a FarmacistaPiù il Ministro Speranza ha detto che "ogni euro speso in sanità deve servire a fare stare meglio i cittadini". Certo poter dare il diritto a tutti di avere le cure milgiori (in tempi brevi) è un buon proposito, ma non è meglio investire anche per tentare di farci rimanere lontani dagli ospedali il più a lungo possibile?

E visto che i soldi pubblici in sanità non sono mai molti, forse non serve una villa del trecento per cominciare a fare stare meglio gli italiani dal punto di vista odontoiatrico, basta un dentista o un igienista dentale, una  sedia anche sgangerata in una scuola e saper guardare al domani, invece che cercare a fatica di "otturare o estrarre" il presente.   


 
 

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