“I medici ignoranti danneggiano anche te.
Pensate che il vostro dottore sia professionalmente valido? Chiedetegli se, ogni anno, partecipa alla formazione obbligatoria per la sua categoria. Potrebbe far parte di quella metà dei camici bianchi (in Italia in tutto un milione e 200 mila) che non ritiene opportuno doversi aggiornare su scoperte, terapie e progressi scientifici. mettendo però a rischio la salute dei propri pazienti”.
E’ questo il titolo e sottotitolo dell’inchiesta che il settimanale Panorama ha voluto dedicare all’aggiornamento continuo di medici e dentisti. In realtà i dentisti non sono mai citati ma estendiamo la denuncia anche a voi, visto che i dati sui crediti raccolti dalla vostra categoria erano nel triennio scorso migliori di quelli dei medici, ma non di molto.
Stefano Piazza e Luciano Tirinnanzi, i due giornalisti che hanno firmato l’inchiesta di Panorama, in sintesi sottolineano come “siano oramai diventati troppi i medici che non si tengono aggiornati” e questo diventa un problema di salute pubblica “esponendo i pazienti a rischi potenzialmente molto gravi” oltre a “contravvenire alla legge”.
Salvo qualche piccola inesattezza, per esempio oggi sono più di qualche anno fa i medici e dentisti che hanno raccolto il numero di crediti previsti nel triennio formativo, l’inchiesta non dice nulla di nuovo che Odontoiatria33 o gli altri organi d’informazione del settore medico non abbia già evidenziato.
Cambia però la lettura, in questo caso allarmistica, data ai dati. Dal punto di vista di un non addetto ai lavori, ed anche del paziente, credo sia legittima l’equazione medico che non si aggiorna uguale ignorante che quindi, non sapendo le ultime novità su farmaci e protocolli di cura, mette potenzialmente a rischio la salute dei suoi pazienti.
Considerazione che per chi conosce il sistema ECM risulta invece eccessiva; ECM non è sinonimo di “sapere o saper fare”.
Certo, lo spirito del legislatore quando introdusse l’obbligo verso la Educazione Continua in Medicina era quello presunto dai giornalisti, e per la verità all’inizio si era anche tentato di farlo. Ministero e Regioni decidevano gli argomenti d’interesse del triennio ed i discenti erano obbligati a concentrare parte della loro formazione partecipando ad eventi che li aggiornassero su quei temi. Per esempio: c’è una particolare emergenza sanitaria, allora si concentra la formazione su quei temi; una determinata Regione decide di effettuare una campagna di promozione su di una patologia, il triennio prima i medici si aggiornano su quel tema.
Perché all’inizio l’ECM, siamo nel 2002 ovvero 17 anni fa, era stata pensata per i professionisti che operano nel SSN, poi si è voluta estendere a tutti i professionisti sanitari per non creare disparità ed allora sono nati i mugugni, i ma tanto a me che frega di aggiornarmi sul vaccino se faccio il dentista. E così sono cominciate le deroghe e la libertà di scelta del tipo di aggiornamento e sull’argomento.
Poi ci aggiungiamo che il SSN ha scoperto che non poteva permettersi di fare aggiornare i suoi dipendenti, perché se si aggiornano non lavorano, ed ecco che il sistema è cominciato ad andare in crisi trasformandosi in “distributore” di crediti.
Inoltre, la macchina dell’ECM affidata all’Agenas è cresciuta ed ha anche cominciato a portare introiti: dal bilancio Agenas 2018 scopriamo che il valore dell’ECM (tassa annuale sui provider più quella dovuta per i singoli eventi organizzati) ha permesso di raccogliere 15.951.000 euro, ovvero più del 70% delle entrate dell’Agenzia che incassa in totale 25.224.000 di euro (il resto provengono da trasferimenti del Ministero ed Enti o Istituzioni varie, tra cui l’UE).
Ma torniamo alla raccolta crediti. Ha detto bene il dott. Mele in una lettera pubblicata qualche giorno fa su Odontoaitria33 indicando come oggi un medico o dentista raccoglie un po’ di crediti, dei 150 crediti necessari in un triennio, senza fare nulla: 30 gli sono stati “regalati d’ufficio” dalla FNOMCeO che ha inserito tutti gli iscritti nel Dossier di gruppo attivato, altri 30 è possibile ottenerli con una autodichiarazione al proprio Ordine dichiarando di aver effettuato autoformazione leggendo articoli, libri o frequentando colleghi. Certo alcuni “ligi” indicheranno nel documento l’elenco delle letture fatte, altri, magari, produrranno la dichiarazione che Odontoiatria33 permette di stampare al termine della lettura degli articoli clinici, altri forse citeranno invece a caso, visto l’impossibilità delle OMCeO di verificare l’effettiva autoformazione svolta.
Ed è qui la questione del sistema ECM: i medici “ligi”, quelli “furbetti”, e quelli che “se ne fregano”.
I colleghi che hanno curato l’inchiesta per Panorama hanno considerato l’ECM come il vero strumento che consente di tenere aggiornato o meno il medico e di conseguenza dato per scontato che ha raccolto il medico il numero di crediti imposti dalla Legge, sia in grado di curare il paziente seguendo le linee guida, prescrivendo i famarci più recenti etc.
In realtà nel gridare allo “scandalo” l’inchiesta di Panorama ha considerato solo i medici che se ne sono ampiamente infischiati di reperire crediti ECM, nonostante oggi lo si possa fare senza neppure uscire da studio attraverso la FAD.
In realtà sappiamo che oggi, ma anche ieri, l’ECM è il sistema che distribuisce al medico i crediti formativi, ma non garantisce che questi crediti siano veramente sinonimo di aggiornamento utile.
La differenza tra un medico aggiornato ed un medico non aggiornato la fa la “sensibilità” del medico che sceglie come svolgere il suo aggiornamento. Lo avete denunciato più volte: ogni medico è diverso ed ogni medico necessita di una formazione specifica. Come si può obbligare un docente universitario (ma anche un medico “di fama”) a seguire eventi o corsi fino ad ottenere 150 crediti, gli stessi che deve raccogliere il suo studente laureato due anni prima.
Quindi si può appuntare ai due giornalisti che il sistema ECM non è uno strumento che permette di definire i medici “ignoranti” o preparati. Poi bisognerebbe però anche spiegare quale è il sistema che garantisce al paziente che il medico che lo sta curando è aggiornato. Invece c’è l’altro aspetto che i due colleghi pongono nella loro inchiesta e verso il quale nessuno può criticarli: chi non raccoglie il numero di crediti necessari non rispetta la legge.
Quella delle mancate sanzioni in tema di ECM è una questione che si pone al termine di ogni triennio formativo, e quello che si chiuderà il 31 dicembre 2019 dovrebbe essere il quinto.
Da sempre si discute se introdurre un sistema sanzionatorio o uno premiante, senza giungere mai una conclusione. Alla fine ci ha pensato la Legge Lorenzin sulla riforma degli Ordini affidando alle stesse OMCeO (per i medici ed i dentisti) il controllo dell’obbligo formativo, il dovere di verificare il percorso svolto ed eventualmente attivando procedimenti disciplinari agli iscritti non ritenuti in regola. Negli anni, qualche caso di dentista sanzionato c’è stato, anche prima della Lorenzin perché da sempre il Codice di deontologia medica impone agli iscritti l’aggiornamento.
A fare notizia è stato il caso del dentista di Aosta grazie alla scelta del presidente CAO di rendere pubblico l’atto (non il nome dell’iscritto) informando Odontoiatria33. Poi la notizia ha fatto il giro delle redazioni arrivando fino a Striscia la Notizia che nel mese di maggio chiede conto al presidente FNOMCeO Filippo Anelli delle stesse questioni, oggi, riportate dall’inchiesta di Panorama. Ed il presidente Anelli assicura a Striscia che al termine del triennio le OMCeO verificheranno la posizione di ogni singolo iscritto intervenendo verso coloro che si sono rivelati poco attenti verso l’aggiornamento. Indicazione vero la fine della “rilassatezza formativa”, ribadita anche attraverso una serie di circolari.
Ma dopo l’annunciata stretta, si vede che molti si sono posti il problema di come si poteva verificare se l’iscritto abbia raccolto il numero di crediti previsti. Operazione questa demandata al CoGeAps il Consorzio Gestione Anagrafica Professioni Sanitarie di “proprietà” delle Federazioni degli Ordini delle professioni sanitarie a cui è stato demandata la raccolta dei crediti formativi degli iscritti e la comunicazione ai singoli Ordini provinciali della situazione.
Nell’ottobre scorso, scrive in una circolare il presidente Anelli, “Numerosi colleghi Presidenti e colleghi, medici e odontoiatri ci hanno fatto pervenire il loro stato di disagio per non poter avere riscontro certo, della rispettiva posizione relativa ai crediti formativi ECM”. In sostanza non si riuscirebbe a sapere quanti crediti hanno gli iscritti. Le cause, perché mancherebbe il personale. FNOMCeO e gli altri Ordini provvedono a finanziare il Consorzio al fine di permettere di assumerne più personale. Ovviamente il personale si dovrà formare e l’elenco aggiornato dei crediti acquisiti potrebbe non essere subito disponibile.
Quindi quando avverranno i controlli e quali saranno le indicazioni della FNOMCeO alle singole OMCeO (comunque autonome nelle decisioni) sui metodi di valutazione?
Non lo sappiamo, nelle scorse settimane Odontoiatria33 ha chiesto un’intervista al presidente Anelli per capire se l’annuncio fatto a Striscia sarà onorato e la verifica con conseguenti sanzioni per i medici e dentisti che non hanno raccolto il numero di crediti necessari verrà fatta e con quali criteri. Ma per ora, il presidente Anelli, ha declinato l’intervista.
Se sul fronte sanzioni di certo non sembra esserci ancora nulla di nuovo, il vero rischio per i medici ed i dentisti che non hanno ottenuto i 150 crediti ECM previsti della legge in questo triennio formativo (peraltro i quasi 28 mila professionisti iscritti sia all’Albo dei medici che a quello degli odontoiatri dovrebbero raccoglierne 300) sembra invece arrivare dalle assicurazioni che riterrebbero nulla la polizza se il contraente non abbia ottemperato alla formazione continua. E poi anche dai giudici che potrebbero, in caso di contenzioso ritenerli colpevoli anche solo perchè non aggiornati, come è capitato all’iscritto all’Albo degli odontoiatri di Aosta.
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