La settimana che ha preceduto questa in cui ho perso il conto da quante domeniche siamo #rinchiusiincasa, è stata caratterizzata dalla questione che avevo anche posto in un DiDomenica: visto che con il virus dovremo conviverci, organizziamoci per farlo in sicurezza in modo da evitare di rimanere agli arresti domiciliari ancora per mesi?
In realtà la discussione si è sviluppata in televisione, sui giornali generalisti, nei talk show, coinvolgendo nel dibattito tutta la società civile, di cui coloro che compongono il settore dentale fanno parte. Ma il settore, invece, ha continuato ad interrogarsi -anche nelle discussioni che giornalmente alimentate per passare il tempo su Facebook o ponendo domande a raffica, spesso inascoltate, nelle varie dirette Facebook che ogni 5 minuti affollano il web- quasi solo su di un aspetto: “quando riapriremo quali mascherine o strumenti di protezione dovremo utilizzare?”, invocando a gran voce la necessità di sapere con certezza cosa comprare per organizzarsi. Come se poi questi DPI fossero da scegliere tra centinaia di tipologie e le indicazioni arrivate ad oggi fossero contrastanti.
A me pare che un po’ tutte le guide che sindacati, società scientifiche hanno prodotto, siano sostanzialmente sulle stesse posizioni.
La mia impressione è che, sempre basandomi su quanto leggo su Facebook o ci scrivete ad Odontoiatria33, a differenza di altre attività che scalpitano per ripartire, voi non vi sentite ancora pronti a farlo. Pronti mentalmente ad avere a che fare con il virus e non perchè non vi hanno ancora detto quali DPI dovrete comprare.
In una intervista che uscirà domani su Odontoiatria33, il prof. Enrico Gherlone, referente del Tavolo sull’odontoiatria che dovrà indicare al Ministero della Salute ed alla Task Force governativa le linee guida che gli studi odontoiatrici dovranno rispettare nella Fase 2, rassicura che quanto verrà indicato al Governo sarà quanto indispensabile per garantire la sicurezza di pazienti ed operatori, applicabile da tutti, nessuno sarà costretto a chiudere e le indicazioni che verranno approvate faranno riferimento solo a procedure e protocolli validati scientificamente. Poi ognuno potrà superare “l’asticella” posta adottando protocolli più restrittivi, ma non andare sotto, ricorda il prof. Gherlone.
Ma il vero vantaggio per gli studi odontoiatrici dell’aver attivato il Tavolo -grazie al Vice Ministro Sileri- sarà quello del non vedere considerata l’attività odontoiatrica nella sua totalità come professione a rischio “codice rosso”, come per esempio aveva indicato il presidente del CSS Franco Locatelli, ma di contare su un gruppo di esperti che andranno ad indicare le precauzioni da adottare per le prestazioni a rischio, quelle che generano aerosol per cui si dovrà seguire determinati protocolli e procedure, differenziandole della altre prestazioni non a rischio aerosol che potranno essere trattate, sempre in sicurezza, ma con procedure probabilmente più simili a quelle che già venivano adottate prima del coronavirus. E non è un aspetto di poco conto, anche considerando che le uniche linee guida che avranno anche un valore medico legale, saranno quelle che verranno indicate da quel Tavolo, e che poi saranno validate dal Ministero.
Altro tema che non sembra ancora “appassionare” la professione, anche in questo caso forse perché si preferisce aspettare che qualcuno eventualmente si pronunci, è quello di come garantire la distanza sociale nello studio. Ovviamente sono convinto che non ci sarà l’obbligo di avere in sala d’attesa un solo paziente, come alcuni sostengono, mentre probabilmente si dovrà garantire una adeguata distanza sociale fornendo al paziente sistemi di protezione per evitare, se eventualmente positivo ed asintomatico, possa contagiare personale di studio ed atri pazienti. Certo non ci potranno essere gli “assembramenti” di un tempo, e come si possa gestire questo cambiamento ne stiamo ovviamente parlando su Odontoiatria33, ma i titolari di studio ci stanno pensando?
La prossima settimana continueremo anche a capire quanto le nuove tecnologie e gli strumenti legati alla cosiddetta telemedicina potranno aiutare ad evitare di fare venire in studio il paziente quando non strettamente necessario. Sul tema pubblicheremo una interessante intervista al prof. Luca Levrini in cui ci ha raccontato proprio come la teledentistry possa aiutare l’ortodontista a gestire a distanza lo tesso numero di pazienti che prima affollavano le sale d’attesa, magari per semplici controlli di pochi minuti.
In questi giorni o settimane che ci separano dalla fine del lock down, quando a noi cittadini finalmente verrà data la possibilità di uscire di casa e, quindi, anche di tornare da voi dentisti, un buon consiglio per impiegare il tempo libero al posto di Facebook, potrebbe essere quello dato da alcuni nostri autorevoli commentatori: provate a ipotizzare come riorganizzare il flusso dei pazienti in funzione al quasi certo dilatarsi dei tempi che sarà necessario per sanificare lo studio dopo ogni prestazione e gestire il paziente. Ma anche come riorganizzare le segreterie e la sala d’attesa al fine di garantire il vero e certo vincolo che per molti mesi ci accompagnerà ogni volta che usciremo di casa: la distanza sociale.
Photo credit: immagine ricevuta via WhatsApp da una catena di reinoltra, ma non siamo riusciti a risalire all’autore originale e non vuole né indicare un dispositivo di protezione consigliato ma neppure un esempio di dispositivo di protezione da non utilizzare. L’abbiamo scelta come copertina solo perché curiosa.
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