L'anno accademico 2014/2015 ha visto i primi studenti iscritti ad odontoiatria frequentare il sesto anno, un anno in più di studio prima della laurea attivato per effettuare quella pratica sui pazienti che proprio gli studenti spesso hanno lamentato di non svolgere correttamente.
Ma gli atenei sono stati in grado di fare effettuare questa attività didattica mirata alla pratica?
Ad un anno dall'attivazione del primo percorso di tirocinio pratico, l'Associazione Italiana Studenti di Odontoiatria (A.I.S.O.) ha tentato di fare un primo bilancio.
"La nostra ricerca -dice ad Odontoaitria33 il presidente AISO Victor Palumbo (nella foto)- vuole essere puramente indicativa conoscendo bene le difficoltà di molti atenei nel riuscire a organizzare una attività pratica per gli studenti. Problemi non tanto per carenze strutturali o di docenti ma per questioni burocratiche organizzative con la sanità pubblica che, di fatto, rendono impossibile riuscire a trovare pazienti da curare".
Il sondaggio dell'AISO, predisposto e curato dal Segretario AISO Fabio Donaera, è stato presentato al recente Congresso politico AIO ed ha cercato di valutare sia gli aspetti qualitativi che quantitativi della formazione offerta dal singolo ateneo, oltre a verificare come sia stata svolta l'attività didattica pratica al sesto anno.
Per realizzarlo AISO ha contattato almeno uno studente per ateneo e ha provveduto alla somministrazione via mail di un questionario standardizzato, le cui domande miravano ad analizzare la programmazione didattica prevista dal CdL, l'organizzazione e le modalità di svolgimento del tirocinio professionalizzante, le ore settimanali ad esso dedicate, le discipline affrontate in ambito pratico, la disponibilità di strutture e strumentario adeguati, la presenza di personale con funzione di supervisione (docenti e/o tutor), le modalità di accertamento delle presenze e quelle di valutazione dell'attività svolta da ogni singolo studente.
Questi gli atenei oggetto di verifica da parte degli studenti: Cagliari, Catania, Chieti, Foggia, Modena e Reggio Emilia, Napoli "Federico II", Napoli, Padova, Parma, Pavia, Perugia, Cattolica di Roma, Sassari, Torino, Trieste, L'Aquila, Ferrara, Roma Tor Vergata, Siena,Verona.
Non sono stati considerati l'università di Salerno, il San Raffaele e Catanzaro in quanto non è attivo il 6° anno. In tutto sono stati "censiti" 20 atenei sui 35 attualmente attivi in Italia.
La prima nota dolente che emerge dal lavoro svolto da AISO è la non omogeneità dei programmi formativi con la conseguenza, ricorda Palumbo "che gli studenti costretti a cambiare sede universitaria durante il proprio percorso di studi si trovano in difficoltà".
"La mancanza di specifiche direttive nazionali che potessero consentire l'impostazione di un programma organizzativo univoco delle attività didattiche e di tirocinio pratico professionalizzante presso tutte le Università del territorio italiano -continua il presidente AISO- non ha fatto altro che contribuire ad accentuare le numerose e preesistenti problematicità gestionali legate alla strutturazione della "nuova realtà" formativa cui i diversi Corsi di Laurea (CdL) hanno dovuto far fronte".
Il tirocinio pratico su paziente è svolto ma con modalità diverse nei vari Atenei. In 13 Atenei lo studente assistito da un tutor effettua prevalentemente attività clinica sul paziente come primo operatore, in 5 atenei lo studente segue l'attività clinica svolta dal tutor come "Assistente alla poltrona", mentre in 2 Atenei lo studente si limita a guardare mentre il tutor/professore lavora sul paziente senza mai operare sul paziente se non per le più banali occorrenze (detartrasi, presa di prima impronta ecc).
"In media spiega Palumbo- la maggior parte dei CLOPD (15 su 20) prevedono l'affiancamento di almeno un tutor al docente titolare dell'insegnamento, al fine di monitorare, valutare e assistere l'operato degli studenti tirocinanti. Il numero di tutor presenti è assolutamente variabile (in relazione all'insegnamento svolto, al reparto e/o alle richieste del docente stesso) e si aggira intorno ad una media ai 2/3 per insegnamento. In alcuni casi è riscontrabile la presenza di supervisori, nominati direttamente dal docente titolare della disciplina, che coadiuvano l'attività dei tutor. Per contro, un numero limitato di sedi risulta completamente sguarnito di qualsiasi attività di tutoraggio, il tutto discapito degli studenti in ottica formativa e di perfezionamento dell'aspetto pratico".
Ma quali tipi di interventi gli studenti praticano?
La totalità delle Sedi aderenti all'indagine condotta da AISO porta a compimento prestazioni inerenti le principali discipline odontoiatriche (Conservativa, Endodonzia, Chirurgia Orale, Parodontologia, Pedodonzia, Ortodonzia e Protesi). Relativamente inferiore risulta essere il numero di corsi di laurea nei quali, al 6° anno, è previsto un tirocinio pratico di Gnatologia, Clinica odontostomatologica e Patologia orale. Perle rare (5) risultano essere, invece, quei CdL nei quali è previsto un tirocinio pratico di Implantologia, che nella metà dei casi, si limita alla mera osservazione. Unitamente alle tradizionali attività di tirocinio, solo in due sedi su 20 vengono svolte attività di pronto soccorso stomatologico.
Ricordando come la direttiva europea non impone un monte ore specifico per il tirocinio pratico, l'indagine AISO ha evidenziato che in media il tempo dedicato al tirocinio negli atenei italiani è di circa 20-25 ore settimanali. L'accertamento delle presenze è gestito nel 70% dei casi attraverso la compilazione di un registro da parte del docente/tutor, in un solo ateneo viene utilizzato un sistema informatico mentre nei restanti atenei non è prevista una particolare modalità di accertamento delle presenze.
La valutazione dell'attività svolta, per il 90% delle Sedi universitarie, è svolta oralmente attraverso discussione dei casi clinici trattati. A ciò segue l'assegnazione di un giudizio (espresso in trentesimi o in scala nominale). Solo in una sede il giudizio, espresso in voti da 0 a 5 e fino ad un totale complessivo di 30, si basa sulla valutazione delle attività svolte in ogni singolo reparto tenendo conto di parametri specifici come: formulazione e correttezza del piano di trattamento; applicazioni delle conoscenze teoriche e conoscenza dei protocolli sanitari; autonomia operativa e comunicazione col paziente; partecipazione all'attività pratica.
Quali conclusioni trarre da questo primo resoconto?
"Sicuramente c'è da riflettere sul grande gap esistente fra alcune Università e su come questo possa essere quantomeno ridotto", dice Palumbo.
"Il vero problema è spesso radicato nel Sistema Sanitario che non garantisce alle cliniche universitarie un adeguato flusso di pazienti e ciò è riscontrabile soprattutto in quelle Regioni dove la ASL è in forte sofferenza economica. Come "associazione di categoria" ci chiediamo da qualche tempo come poter sopperire a queste problematiche e siamo continuamente a lavoro per poter offrire a tutti gli studenti la possibilità di implementare il proprio percorso formativo con stage e workshop organizzati direttamente dalla sede locale dove AISO è presente".
Norberto Maccagno
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