“L’approvazione della norma che regolamenta la comunicazione in sanità costituisce una svolta epocale, non solo per i contenuti ma per come è nata”, dice ad Odontoiatria33 il presidente CAO Raffaele Iandolo (nella foto).
“Una norma proposta dalla CAO attraverso la Cabina di regia, con tutta la FNOMCeO, AIO ed ANDI, e Fondazione ENPAM. Un’unica voce che ha chiesto alla politica di regolamentare la giungla ad oggi esistente in tema di informazione sanitaria. E grazie alla competenza e sensibilità dell’On. Rossana Boldi, che da dentista bene ha compreso che non si trattava di una richiesta corporativa ma di una necessità per tutelare la salute dei cittadini, è stato possibile rendere concrete le nostre richieste”.
Il presidente Iandolo ricorda che, per quanto riguarda norme che toccano il settore odontoiatrico, per la prima volta la politica ha fatto propria una richiesta proveniente dalla professione.
Ma quali sono le reali novità che la norma porta nella pubblicità sanitaria?
Quella determinate è il fatto che la norma dice chiaramente che in sanità non si può più parlare di pubblicità ma di informazione. Le regole del codice del consumo non possono essere applicate a chi si occupa di cura del cittadino ed è per questo che la norma indica nell’AGCOM (l’autorità garante della comunicazione) l’organismo di verifica per i non iscritti all’ordine e non l’AGCM (l’autorità garante della concorrenza e del mercato). E’ una distinzione fondamentale che la norma introduce. Le regole che guidano chi promuove un detersivo o una lavatrice non possono valere per temi legati alla cura e salute delle persone. L’AGCM da sempre ribadisce una posizione diversa, ed anche la recente presa di posizione contro gli emendamenti che hanno poi portato alla formulazione delle norme sulla comunicazione in sanità lo conferma. Il legislatore, con l’approvazione di questi due commi della legge di Bilancio, ha chiaramente definito che in sanità non si potrà più applicare il codice del consumo e questo a tutela della salute del cittadino.
Però ci sono norme come la Bersani che rimangono pienamente operative.
Assolutamente e non a caso sono citate nella norma. La Bersani consente di dare tutte quelle informazioni utili al cittadino al fine di scegliere in maniera consapevole, la nuova norma integra quanto indicato dalla Bersani chiarendo che queste informazioni non possono essere a fine promozionale e devono essere date nell’interesse del cittadino in modo che sia messo in condizione di scegliere liberamente la cura ed il sanitario a cui rivolgersi senza essere suggestionato o condizionato da messaggi ambigui o non veritieri o non verificabili.
Un’indicazione che lascia spazio a molte interpretazioni, quali consigli può dare ai suoi colleghi su come fare una corretta informazione?
Per agevolare l’applicazione della norma, come Federazione e CAO lavoreremo per aggiornare il Codice Deontologico e realizzeremo a breve delle Linee guida chiare che possano essere di aiuto sia per gli Ordini provinciali nella loro azione di verifica ma anche per gli stessi iscritti e le società che operano nel campo della sanità che intendano fare informazione sanitaria. E’ forse utile ricordare che la norma non riguarda solo l’odontoiatria ma tutta la sanità, anche se nell’odontoiatria si sonnoriscontrate le maggiori criticità sui messaggi pubblicitari. Linee guida che faranno riferimento a tutte quelle norme che oggi esistono in materia e che parlano di non ingannevolezza, di veridicità e consapevolezza della scelta, definendo le caratteristiche che le comunicazioni sanitarie devono avere e che noi volgiamo seguire e tutelare.
Non pensa che aumenterà il contenzioso legale? Gli Ordini sono attrezzati a contrastare gli uffici legali dei grossi gruppi imprenditoriali che operano nel settore?
Come tutte le nuove norme ci sarà indubbiamente una fase di assestamento, ma non credo che vi sarà un ricorso massiccio alle aule giudiziarie. Come Federazione lavoreremo per informare gli iscritti su come si deve intendere la norma e come applicarla e sono sicuro che si procederà senza intoppi.Il nostro compito non è quello di impedire agli imprenditori di investire nel settore e fare profitti. Noivogliamo che chi investe nel settore lo faccia con regole uguali per tutti, quelle che regolamentano chi cura una persona e non quelle che regolamentano chi vende un prodotto. Giustamente, dal punto di vista di chi investe, punta al profitto e lavora per tutelare il proprio investimento, noi come Ordine cerchiamo di tutelare e privilegiare la salute del cittadino.
Altra norma che ha sollevato critiche è quella che obbliga il direttore sanitario ad essere iscritto all’Ordine della provincia dove la struttura opera.
Sono veramente stupito dalle critiche che sono state mosse, non mi pare ci sia una limitazione al diritto del lavoro, al diritto d’impresa. Forse c’è chi fa il tifo perché il direttore sanitario non svolga correttamente il proprio compito. Come può un direttore sanitario iscritto a Roma esercitare correttamente la sua funzione di controllo e verifica in una struttura di Milano? Se lavora a Milano è giusto che sia iscritto all’Ordine di Milano. Questo obbligo permette agli Ordini di controllare che svolga il suo lavoro seriamente. Ricordo che l’iscritto ha il dovere deontologico di comunicare al suo Ordine di aver assuntouna, ed una sola, direzione sanitaria.
Direttore sanitario sul quale, di fatto, ricadranno tutte le responsabilità?
Il ruolo del direttore sanitario è quello di garanzia per il cittadino grazie all’azione di verifica che all’interno della struttura si eserciti l’attività medica rispettando le regole legislative e deontologiche, informazione compresa. Ritengo che la norma rafforzi il ruolo del direttore sanitario, la qualità del suo lavoro, la sua professionalità. Oggi non potrà più essere sfruttato ed utilizzato come “facciata” ma dovrà essere ancora di più considerato e scelto sulla base delle sue qualità e competenze. Con questa norma il direttore sanitario avrà ancora più strumenti per svolgere la sua azione di verifica e l’Ordine più facilità nel controllare. Poi non è vero che a pagare per i messaggi informativi non corretti sarà solo il direttore sanitario. L’Ordine segnalerà comunicazioni con conformi all’AGCOM che attiverà verifiche ed eventualmente sanzionerà la proprietà della struttura che ha promosso comunicazioni giudicate non in linea con quanto prevede la norma.
Aumenta quindi responsabilità e lavoro per gli Ordini?
Direi invece che aumentano gli strumenti che gli Ordini hanno per svolgere il loro lavoro a tutela della salute dei cittadini. Probabilmente un controllo preventivo sui messaggi pubblicitari sarebbe stato più efficace ma avrebbe aumentato la burocratizzazione. Sarà compito della Federazione e della CAO dare agli OMCeO tutti quegli strumenti utili a svolgere l’attività di verifica e controllo in tempi brevi in modo che un messaggio non corretto non riesca a creare problemi ai cittadini e venga tempestivamente oscurato.
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