Dentisti, igienisti dentali ed odontotecnici li tengono sotto “pressione” per l’intera giornata. I consigli degli esperti per prendersene cura
Anche gli occhi necessitano accorgimenti per prevenire malattie soprattutto per chi li “utilizza” al massimo per gran parte della giornata. Per prevenire la comparsa di molte malattie oculari è necessario svolgere una vita sana e prestare attenzioni, ma per chi gli occhi “li stressa” per tutto il giorno per lavoro? Quali sono gli accorgimenti da usare, le situazioni da evitare?
Lo abbiamo chiesto al prof. Claudio Azzolini (Dipartimento di Medicina e ChirurgiaOrdinario di Malattie dell’Apparato Visivo Università degli Studi dell'Insubria) recentemente è uscito il suo libro (edizioni LSWR) “Occhi: come prendersene cura I disturbi più̀ comuni e i rimedi più̀ efficaci”, e la dott.ssa. Claudia Brinkmann.
Per un professionista costretto a lavorare tutto il giorno sotto una forte luce diretta quali sono i rischi per la vista?
Occorre senz’altro difendersi dall’eccesso di luce. I rischi maggiori sono secondari all’esposizione protratta alle radiazioni infrarosse e soprattutto ultraviolette che possono essere responsabili di cataratta e maculopatie. I tessuti oculari hanno le loro difese e riescono a filtrare e a trattenere le radiazioni nocive prima che raggiungano la macula, la parte più importante della retina. Queste difese vengono meno con l’età e in condizioni particolari, come negli operati di cataratta, o in condizioni critiche quali quelle che si verificano in alta montagna sui ghiacciai o a seguito di prolungate esposizioni alla luce intensa. E i dentisti subiscono senz’altro una forte esposizione alla luce intensa, dovendo vedere bene e con molta attenzione i denti e tutti i tessuti della cavità orale. Inoltre una grande esposizione alla luce, oltre che dannosa, è mal sopportata e crea un discomfort oculare soprattutto a chi ha una maggiore sensibilità alla luce, tipica di chi ha pelle e occhi chiari con minore presenza di melanina, sostanza che aiuta gli occhi a proteggersi dai raggi luminosi. In alcune situazioni è necessario utilizzare occhiali protettivi, anche graduati per evitare il contemporaneo impiego di occhiali da vista, come le lenti arancio a protezione contro i raggi ultravioletti delle luci di polimerizzazione dentale.
La sala operativa dove lavora come deve essere illuminata? Con quale tipo di luce (neon, led etc)?
In generale è bene limitare e collocare le sorgenti luminose in alto o lateralmente rispetto all’area da vedere o allo schermo del computer e non di fronte. Le luci artificiali troppo forti sono fastidiose poiché provocano fenomeni di riflesso o abbagliamento, e il loro uso negli uffici o negli ambulatori può portare affaticamento oculare. E’ consigliato filtrare la luce al neon con pannelli assorbenti montati sopra i tubi fluorescenti per renderla più simile alla luce naturale. Le luci a led sono fastidiose per le loro piccole dimensioni che generano una luce molto concentrata con un picco di emissione nella parte blu dello spettro elettromagnetico. Ma il dentista lavora alla poltrona in condizioni di luce artificiale per moltissimo tempo: in media 15000 ore l’anno che sommate arrivano fino a più di 60000 ore nel corso dell’intera una vita professionale. Per questo motivo la norma europea EN 12464-1 definisce i corretti parametri di luce dell’area operatoria e di quelle adiacenti definendo bene illuminamento, indice di resa cromatica, temperatura di colore e assenza di ombre. Vi sono in commercio molte soluzioni ottimali per rispettare questi parametri.
Vi sono dei sintomi che possono indicare una situazione “luce” non corretta?
Illuminazione sbagliata significa difficoltà di distinguere dettagli, conseguenti imprecisioni dei movimenti operatori, affaticamento visivo, bruciore, lacrimazione, visione annebbiata fino ad arrivare a difficoltà di concentrazione, cefalee e stress. Inoltre il paziente, percependo la difficoltà del dentista, aumenta il proprio disagio e valuta negativamente l’efficienza dello studio medico.
Ci sono accorgimenti utili per limitare l’affaticamento l’occhio? Quale prevenzione si può adottare?
Occorre controllare, oltre all’illuminazione come detto sopra, l’ambiente e gli stili di vita. L’ambiente di lavoro troppo umido, con umidità oltre il 60% a 20 °C, non causa particolari problemi agli occhi. Al di sopra di questi parametri, invece, l’ambiente diventa malsano ed è possibile che vi si sviluppino delle muffe. Al contrario, un ambiente troppo secco porta a sensazione di bruciore, prurito, arrossamenti e discomfort oculare in generale. In questo caso occorre umidificare l’ambiente e utilizzare lacrime artificiali rinfrescanti. In presenza di contemporaneo occhio secco, frequente sindrome oculare, i disturbi si aggravano e occorre una specifica terapia ambientale e con colliri. E’ infine indicato un idoneo ricambio dell’aria, per evitare il contatto oculare prolungato con corpuscoli inquinanti. Occorre quindi provvedere ad ottimizzare e a configurare bene l’ambiente di lavoro. Per quanto riguarda gli stili di vita ogni individuo, a seconda della propria personalità, segue il suo personale stile di vita, che deriva dai suoi pensieri e dalle sue aspirazioni. Per buon stile di vita si intende un regime salutistico svincolato da variabili individuali. Molti studi epidemiologici, medici, psicofisici e nutrizionali, uniti al senso comune, hanno individuato uno stile di vita ottimale per poter vivere a lungo sani e questo è valido anche per la vista. Quindi evitare e combattere l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, il tabacco, l’alcool, le droghe, il sovrappeso, la sedentarietà, lo stress cronico, ovvero i “pericoli” dell’ambiente esterno quali fattori ambientali rumorosi, inquinanti o la sindrome da stanchezza informatica che colpisce chi trascorre troppo tempo al computer, al telefono o sui social. Occorre coltivare invece una buona tavola, come presente nella cucina mediterranea, e consumare frutta e verdure. A volte è utile assumere integratori per specifici tessuti oculari assieme ad agenti antiossidanti. Non dimenticandoci poi che gli svaghi e la vacanza, entro certi limiti, sono obbligatori per il nostro benessere e ci permettono di rendere di più e vivere meglio. L’allegria e il buon umore, liberando energie benefiche, potenziano anche le nostre difese. Tutti questi consigli sono utili sia per vivere che per vedere meglio.
Collirio o altri farmaci possono aiutare?
Quando gli occhi sono stanchi per eccessiva o insufficiente esposizione alla luce, la luce dà fastidio e, volontariamente o involontariamente, si strizza frequentemente gli occhi, è consigliabile utilizzare le lacrime artificiali idratanti e rinfrescanti, che possono essere instillate spesso e danno un’immediata sensazione di benessere. E’utile tenerle in studio. Ma ovviamente è importante, come detto sopra, ottimizzare bene l’ambiente dello studio.
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