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11 Febbraio 2014

Professionisti oppressi dalla burocrazia. Confprofessioni chiede interventi. Ma la politica ascolta? Intervista al vicepresidente Callioni


Per l'opinione pubblica fa sempre notizia il fatto che un notaio, un avvocato o un dentista ricorra alla cassa integrazione per i propri dipendenti. Anche per la politica sembra difficile credere che i professionisti, come tutta tutti gli italiani, siano in crisi. I dati che abbiamo pubblicato venerdì scorso dimostrano, invece, di come anche professioni un tempo immuni da crisi stiano faticando e ricorrano alla cassa integrazione.
Confprofessioni, la Confederazione delle principali associazioni che tutelano i liberi professionisti, da tempo cerca di sensibilizzare la politica su questo. E' di ieri la notizia dell'audizione di Conprofessioni alla Commissione Bicamerale dove ha chiesto meno burocrazia e più semplificazioni, più attenzione verso le politiche del lavoro per gli studi professionali.
Ma in un momento in cui tutti chiedono e si lamentano serve ancora fare lobbies?
Lo abbiamo chiesto a Roberto Callioni, past president di ANDI e Vice presidente di Confprofessioni.

Le confermo che sotto questo aspetto Confprofessioni si da un gran da fare ad ogni livello. Il destino ancora incerto di alcuni provvedimenti su cui ci stiamo battendo come quello dell'estensione anche degli studi professionali della Cassa integrazione in deroga potrebbe far pensare all'inutilità di questo pressing, ma non è così. Le cose potrebbero andare meglio ma anche decisamente peggio. Certamente se le professioni sanitarie, pur con un forte ridimensionamento, ancora possono immaginare un futuro interessante anche se di breve orizzonte, molto più critica è la situazione per le altre, a partire da avvocati, notai, architetti ecc...

Però i dentisti nel 2013 hanno triplicato le richieste di Cassa integrazione per i propri dipendenti, anche se i numeri sono piccoli.

Certamente rispetto al contesto della piccola e soprattutto della grande impresa il ricorso alla cassa integrazione in deroga per gli studi professionali può sembrare in assoluto poco significativo.
In realtà, se pensiamo che sino a pochissimi anni fa questo ammortizzatore sociale per i liberi professionisti era inesistente, il fatto che siano nettamente aumentate e triplicate nel caso di studi odontoiatrici le richieste di adesione a CIG, deve essere ritenuto un dato che certamente palesa lo stato di crisi della nostra professione, delle professioni in generale.

Per il Governo sembra che la crisi dei professionisti interessi meno della crisi delle imprese o del commercio, almeno stando al sostegno dato.

Purtroppo è così. E' un altro segnale di miopia verso un settore che certamente risulta essere ancora un importante serbatoio occupazionale, soprattutto per il  personale femminile, con mansioni di livello.
Il fatto di mettere in discussione, per i collaboratori degli studi professionali la cassa integrazione in deroga, non solo palesa una superficiale analisi della situazione da parte del Governo, ma costituisce anche un'odiosa discriminazione tra lavoratori delle varie categorie.

Quali sono gli interventi che necessiterebbero per rilanciare le professioni?

Intanto ci si aspettava una riforma delle professioni realmente innovativa e declinata a moderni modelli europei e comunque occidentali.
Il nodo delle semplificazioni per contrastare l'asfissiante burocrazia, per alcune professioni a partire da quelle sanitarie servono reali innovazioni fiscali per esempio in termini di applicazioni IVA, risultano essere inderogabili.
Come per ogni settore produttivo del paese, poi, serve una seria riflessione sul pesante costo del lavoro e non lo si afferma solo perchè siamo in fase di rinnovo del CCNL, è indispensabile per poter rimanere concorrenziali rispetto a paesi limitrofi.

In concreto, quale è il ruolo di Confprofessioni nel panorama sindacale. E' possibile tutelare le professioni allo stesso modo, senza considerare le singole specificità?

Il ruolo di Confprofessioni è davvero importantissimo. Pensare che a fronte delle criticità socio-economiche che il Paese sta attraversando, il mondo della politica e delle istituzioni possa perorare cause a favore delle singole libere professioni è irreale. Tutti insieme, uniti nella confederazione, è diverso.
I 2.500.000 liberi professionisti, con altrettanti dipendenti genera un PIL pari al 12,5%. Sono realtà non da poco.
Alla sua domanda circa la tutela delle molteplici professioni, le faccio presente che le problematiche, a partire dall'asfissiante burocrazia, sono comuni.
Confprofessioni valorizza i tanti elementi comuni alle libere professioni impostando un CCNL comune per tutti i dipendenti, un sistema comune di welfare, ecc. Credo, in realtà, che in un prossimo futuro Confprofessioni debba tutelare soprattutto i liberi professionisti italiani, che di fatto ne fanno parte, con una reale azione sindacale.
Ne va della sopravvivenza di alcune categorie professionali, di un insostituibile patrimonio culturale e di tradizione.

 
 

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