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04 Dicembre 2018

Dal SSN alla sanità integrativa e l’evoluzione dell’odontoiatria. Le considerazioni del presidente CAO di Campobasso


Il 15 novembre la FNOMCeO ha celebrato il quarantennale della nascita del Sistema Sanitario Nazionale. Nel 78, proprio negli “anni di piombo”, prese la luce , in obbedienza agli art. 3 e 32 della Costituzione, quello che per la salute di milioni di italiani rappresenterà croce e delizia, inferno e paradiso. Le casse mutue, introdotte nel 58 con le loro interne sperequazioni e con disomogeneità delle prestazioni assicurate, vennero soppiantate dalla “833” con la finalità di estendere a tutti il bene universale e gratuito della Salute. Ciò che è successo nel seguito è sotto gli occhi di tutti ed oggi le spese sanitarie, la cui gestione politica è risultata fallimentare sotto ogni aspetto, rappresentano un peso per la società. 

Si vorrebbe tornare al mondo delle assicurazioni e al “terzo pagante” annullandone il sacro principio istitutivo.
Questo sistema infatti, seppur con disparità di valutazione (ocse , Blomberg,GBD), nel bene e nel male ci ha accompagnato ed aiutato migliorando la qualità e le nostre aspettative di vita.  

Quale riflesso c'è stato nei confronti della salute orale dei nostri cittadini?
Pochissima attenzione! Scarsissime risorse! Nessuna programmazione efficace!  

Ne sono prova i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza in vigore dal marzo del 2017. Essi confermano, a prescindere da “parole” espresse nelle premesse sulle “molteplici implicazioni di carattere sanitario e sociale che le patologie odontoiatriche hanno sulla salute generale del cittadino”, che l'assistenza odontoiatrica pubblica non è una priorità. E in effetti, fatte salve eccezioni su fasce di età sensibili (0-14 anni) e limitatamente ad alcune patologie come quella cariosa o occlusale (solo nei gradi più alti di malattia) per gli altri cittadini sarebbero disponibili cure solo se versano in stato di vulnerabilità sanitaria ,in cui si ravvisi(interpretazione soggettiva?) indispensabilità ad intervenire, o vulnerabilità sociale (con soglie  di reddito da demandare alle Regioni). 

Per tutti gli altri cittadini, la maggioranza, sono assicurate (?) visite per l'intercettazione delle patologie neoplastiche ovvero per il trattamento (solo immediato) delle urgenze odontostomatologiche come infezioni, dolore acuto e fratture dentali. Il punto interrogativo in corrispondenza delle assicurate visite è interpretabile con lo scarso e vetusto apparato strumentale ed umano messo a disposizione dallo Stato per l'impresa. A sottolineare ancor più lo scarso impegno del SSN, leggere di un concorso per odontoiatra, dirigente ospedaliero o specialista ambulatoriale è paragonabile al famoso “ago in un pagliaio”.

Come mai tutto ciò?  

Cosa volete che rappresenti nella classifica dei bisogni primari dell'organismo la malattia o la perdita dei denti? I costi delle prestazioni odontoiatriche sono sempre stati considerati insostenibili in rapporto alla irrilevanza fornita dall'apparato stomatognatico al benessere del corpo umano. Salvo a farne manifesto e bandiera politica durante le campagne elettorali, la salute orale è sempre stata considerata di seconda fascia. Sono però passati quarant'anni da quel 1978 e il mondo è cambiato! 

La percezione del benessere (perchè no, anche grazie al superamento delle emergenze di sopravvivenza con vaccini, educazione alimentare e cure mediche allargate) trova altre esigenze primarie (perchè no, anche edonistiche) e il cittadino pretende, giustamente, maggiori attenzioni verso la propria bocca intendendola non solo fonte di buona masticazione ma anche di quel sorriso adeguatamente attrezzato per poter controbattere con mordente efficacia le avversità terrene.

Lo richiede talmente che spesso, soprattutto per carenza di cure pubbliche, abbocca a quello che per concause negative (per esempio informazione sanitaria distorta e commerciale) è diventato un mercato senza regole, un circo senza direttore, un vero “far west”.  Ne sono sorpresi tutti, persino la classe degli odontoiatri, intendo quelli liberi, “scatenati”, che, impegnati quotidianamente a far fronte ad obblighi sempre più disparati e pressanti, spodestati del ruolo sacerdotale, disorientati rispetto a regole di marketing estranee al percorso culturale, a fatica cercano colpevoli, responsabilità, soluzioni. 

Cosa fare dunque? 

E' indispensabile in primo luogo un cambio di passo culturale, con la spinta della opinione pubblica che lentamente ma inesorabilmente è disincantata rispetto al richiamo delle sirene di una odontoiatria “che più bianco non si può”, con una rivisitazione sociale delle priorità esistenziali che innalzino il ruolo medico e curativo dell'Odontoiatra e con la piena coesione nell' obiettivo dei 65.000 Odontoiatri iscritti agli Albi provinciali. 

Mimmo Coloccia, presidente CAO Campobasso



 
 

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