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02 Febbraio 2015

E' possibile trasferisti da una università estera in Italia. Lo sancisce il Consiglio di Stato ma non sarà automatico. Una opportunità per gli Atenei italiani?


La sentenza del Consiglio di Stato (n. 1 del 28 gennaio 2015) potrebbe essere un ulteriore "colpo" al numero programmato per l'accesso alla facoltà di medicina ed odontoiatria consentendo agli studenti, ora iscritti nelle università europee, di tornare in Italia per terminare gli studi.

Ma non è proprio così.
 
La vicenda nasce dal ricorso al Tar presentato da due studenti italiani iscritti al corso di laurea in medicina presso la facoltà di Timisoara in Romania che si erano vista rifiutata l'iscrizione al secondo anno all'Università di Messina in quanto "non avevano superato i test di ammissione" previsti per l'accesso al primo anno.
Tar che aveva dato ragione agli studenti obbligando l'Ateneo ad iscriverli.
Università di Messina che, pur iscrivendo gli studenti al secondo anno, riconoscendo una parte degli esami sostenuti in Romania, presentava ricorso alla sentenza al Tar che rimandava la decisione al Consiglio di Stato.

Cosa permette la sentenza?

Il Consiglio di Stato, di fatto, delinea una chiara distinzione tra ammissione al corso di laurea (per cui è necessario il superamento del test di ammissione) e immatricolazione agli anni successivi di studenti italiani provenienti da università straniere o viceversa. Le immatricolazioni, hanno sentenziato i giudici, sono possibili a patto che venga valutato il percorso formativo effettuato dallo studente, i crediti già acquisiti e vi sia posto.

Spetta quindi all'Ateneo decidere.

Se da una parte la sentenza ammette la possibilità di trasferimento, dall'altra chiarisce che "non esiste un diritto degli studenti iscritti ad una università straniera ad essere trasferiti in una università italiana".

"Per quanto riguarda gli studenti dei corsi di laurea delle classi per le quali l'ordinamento italiano prevede un numero limitato di accessi (e in particolare per quelli dell'area medico­chirurgica) -motiva la sentenza- il trasferimento da altre sedi deve considerarsi regolato dalle medesime norme, sia che il trasferimento sia richiesto da studenti iscritti in università italiane, sia che esso lo sia da studenti iscritti in università straniere, dal momento che le norme relative agli accessi - e quindi alle immatricolazioni - non hanno riferimento ad altri studenti che a quelli appunto che aspirano ad accedere, per la prima volta, alla formazione universitaria".

I limiti per il trasferimento, per i giudici, sono "costituiti dalla oggettiva disponibilità nella sede di accoglienza di posti per la coorte alla quale lo studente trasferito dovrebbe essere aggregato, in base alla programmazione nazionale vigente per l'anno di riferimento, e dalle speciali norme eventualmente legittimamente adottate dalle sedi".
Quindi spetta all'Ateneo decidere se iscrivere lo studente, sulla base dei posti a disposizione e valutare il percorso formativo svolto valutando l'equipollenza con quello italiano, controllando esami ed esperienze pratiche sostenute.

Opportunità per gli Atenei.

La sentenza del Consiglio di Stato raffredda, e di molto, i timori di chi temeva un "ritorno a casa", anticipato, degli studenti italiani che stanno frequentando le università estere; non tanto per medicina (delle circa 260 lauree in medicina straniere riconosciute nel 2014, solo una decina è stata ottenuta da studenti italiani), ma per quelli iscritti ad odontoiatria.

Proprio per l'area odontoiatrica, la sentenza potrebbe diventare una opportunità più che per gli studenti per gli Atenei che avrebbero la possibilità di colmare quei posti, circa il 20%, lasciati liberi dagli studenti che dal 2 anno in poi abbandonano il corso di odontoiatria per trasferirsi a medicina o per abbandonare gli studi.
Incentivare il rientro degli studenti che oggi studiano in Spagna o in Romania, potrebbe essere una opportunità per "rientrare" delle tasse d'iscrizione perse.

 
 

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