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20 Marzo 2008

Sardi e malattia parodontale


Mentre gli esperti discutono se le analisi di laboratorio di tipo microbiologico possano, oggi o in futuro, essere davvero d’aiuto nelle diagnosi e nella cura dei pazienti, un recente studio pubblicato dalla rivista Lancet sembra anticipare una risposta affermativa.
Un gruppo di ricercatori danesi ha infatti provato che la presenza del clone JP2 dell’Aggregatibacter actinomycetemcomitans nella flora orale è fortemente legata allo sviluppo di una forma di malattia parodontale rapidamente progressiva. Questa scoperta è di particolare interesse per i paesi dell’Africa settentrionale e occidentale, dove è quasi esclusivamente diffuso il ceppo batterico, ma anche per l’Italia, dal momento che la presenza del clone è stata rilevata nella popolazione sarda.
“Il nostro studio è stato realizzato nella città di Rabat, in Marocco, e ha preso in esame 428 studenti adolescenti con tessuti parodontali sani: in una prima visita sono stati prelevati campioni di flora orale per individuare l’eventuale presenza del clone JP2, riscontrata in 50 individui, mentre nella seconda visita, programmata a distanza di due anni, si è verificato l’eventuale sviluppo di malattia parodontale in relazione alla presenza del clone” afferma Dorte Haubek, ricercatore presso il Dipartimento di salute orale pubblica e pedodonzia dell’Università di Aarhus, in Danimarca.
“I risultati hanno mostrato per la prima volta una relazione tra la presenza del clone JP2 dell’Aggregatibacter actinomycetemcomitans e lo sviluppo della malattia parodontale rapidamente progressiva. Più precisamente, mentre solo il 20,6 per cento dei ragazzini che non mostravano la presenza del clone JP2 alla prima visita
aveva sviluppato sintomi di malattia parodontale, ben l’82,6 per cento dei giovani con il clone JP2 aveva subito perdita di tessuti parodontali.”
Lo studio di questo specifico clone, come ha ricordato il ricercatore nell’intervista, è di particolare interesse anche per la ricerca italiana dal momento che l’équipe di Germano Orrù del Dipartimento di chirurgia e scienze odontostomatologiche dell’Università degli Studi di Cagliari, in una ricerca condotta su 1.047 individui originari della Sardegna, ha scoperto che il 4 per cento di essi faceva riscontrare la presenza del clone JP2.
“Anche se probabilmente lo sviluppo della malattia parodontale in forma aggressiva non è dovuto esclusivamente alla presenza del clone JP2, ma all’azione combinata di diversi fattori aggiuntivi come la predisposizione genetica del soggetto, l’igiene orale e la composizione complessiva del biofilm, tuttavia penso che sia molto importante approfondire lo studio dello specifico microrganismo coinvolto” conclude il ricercatore; “per quanto è a mia conoscenza, la nostra è la prima ricerca che abbia mostrato una chiara associazione tra un particolare microrganismo orale e la malattia parodontale rapidamente progressiva, e sono convinto che queste informazioni potranno essere utilizzate in futuro per la diagnosi e il trattamento della patologia.”

 
 

GdO 2008; 4

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