La notizia della sentenza della Cassazione che ha "sospeso" l'espulsione di un iscritto all'Albo degli odontoiatri in attesa che possa occuparsene la CCEPS (vedi Odontoiatria33), ha confermato il corto circuito che la paralisi della Commissione Centrale Esercenti le Professioni Sanitarie sta creando.
La situazione
La Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS) ha il compito di giudicare in appello sui ricorsi avverso i provvedimenti disciplinari irrogati dai competenti Organi degli Ordini provinciali delle professioni sanitarie stesse. L'attuale CCEPS è ormai scaduta da quasi due anni ma non è mai stata ricostituita (occorre un DPR), anche perché la Corte di Cassazione ha sollevato con la questione di costituzionalità in relazione alla composizione della CCEPS.
La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale, in parte, l'art. 17 del DLgsCPS del 13/09/1946 n° 233 ritenendo la presenza dei funzionari ministeriali in contrasto con i principi del giusto processo rilevando anche la poca autonomia dei funzionari stessi collegati sempre da un rapporto di dipendenza e di subordinazione gerarchica con il Ministero stesso.
Conseguenze
"Il risultato di questo paradosso -commenta il presidente nazionale CAO Giuseppe Renzo (nella foto)- è che i provvedimenti disciplinari regolarmente assunti dagli Organi delle Professioni sanitarie, sono paralizzati in quanto ai sensi dell'art. 53 secondo comma del DPR 5 aprile 1950 n° 221 (Regolamento di esecuzione della già citata legge istitutiva del Ordini del 13/09/1946 n° 233) la semplice proposizione del ricorso alla Commissione Centrale produce l'effetto sospensivo della esecutività della sanzione".
E le conseguenze sono "devastanti" per il presidente CAO, che ricorda come "provvedimenti disciplinari anche molto gravi come ad esempio la radiazione dell'Albo di un professionista colpevole di comportamenti gravemente scorretti risultano sospesi e quindi inefficaci con la semplice proposizione di un ricorso alla CCEPS che è attualmente un Organo fantasma".
Da tempo la Federazione è intervenuta sollevandone il problema , anche attraverso note scritte. "La preoccupazione espressa è forte -ricorda Renzo- perchè i cittadini corrono gravissimi rischi, in quanto possono cadere nelle mani di professionisti colpevoli di comportamenti a volte inaccettabili con il pericolo del reiterarsi di situazioni gravemente dannose per una vera tutela della salute pubblica".
"Gli Ordini sono i primi, quindi, ad essere gravemente preoccupanti per questa situazione che paradossalmente, senza averne alcuna colpa, porta l'opinione pubblica ad accusarli per mancanza di interventi disciplinari laddove come abbiamo dimostrato si tratte di colpe che certo non possono essere ascritte agli Ordini stessi".
La politica
Appelli a porre rimedio che sembrano cominciare ad essere ascoltati. E' di oggi la notizia di una interrogazione presentata dal Sen. Andrea Mandelli sottoscritta da altri 16 senatori in cui si chiede al Ministro Lorenzin quali iniziative intenda "assumere al fine di porre rimedio a tale situazione che di fatto priva tutti gli Organi delle professioni sanitarie del loro potere disciplinare, rendendo inefficaci le sanzioni legittimamente emesse, con grave rischio per la qualità delle prestazioni professionali e conseguentemente per la tutela del diritto alla salute dei cittadini garantito dall'art. 32 della Costituzione".
Nor.Mac.
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