La patologia interessa la stessa percentuale dei soggetti a rischio ipertensione (circa il 50% di maschi e 23% di donne i potenziali “a rischio” OSAS), quasi il doppio di quelli a rischio diabete ma il SSN non riesce neppure a sapere quanti sono i malati perché “sulla carta”, per il pubblico, la sindrome delle Apneeostruttive nel sonno (Osas – acronimo inglese per Obstructive Sleep Apnea Syndrome) non esiste, si continuano a curare solo le conseguenze che la malattia comporta: russamento, cattiva respirazione o le molteplici complicanze che l’OSAS provoca sulla salute dell’individuo generando e peggiorando altre patologie.
Per fare conoscere il problema alla politica, e porre interventi, l’On. Rossana Boldi (vice presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, ha organizzato oggi martedì 19 giugno a Montecitorio, un evento per presentare una risoluzione che impegna il Governo ad inserire le OSAS nell’elenco delle patologie croniche e nei Livelli essenziali di assistenza, facilitando così l’accesso a diagnosi e terapia e ponendo le basi per un approccio clinico uniforme e multidisciplinare a livello nazionale.
“Ho voluto che a spiegare alla Politica quali sono i problemi e le necessità fosse chi tratta tutti i giorni la patologia, chi è ha contatto con i malati,” ha detto aprendo l’evento l’On. Boldi.
A portare la propria esperienza Antonio Sanna Dirigente Medico di pneumologia Ospedale San Iacopo di Pistoia, Michele De Benedetto, Società italiana di ORL e coordinatore del Tavolo Tecnico Intersocietario su OSAS, Luca Levrini, professore associato dell’Università dell’Insubria, Enrico Brunello presidente dell’associazione pazienti affetti da Osas. A coordinare gli interventi e portare anche la sua esperienza clinica sul tema Beniamino D’Errico, co-fondatore della SIMSO, odontoiatra ed esperto della gestione dei pazienti affetti da OSAS.
Le questioni poste
Sicuramente le questioni cliniche, che per quanto riguarda l’OSAS toccano non solo il singolo malato ed il suo ambito familiare, ma hanno importati implicazioni sociali a cominciare dal rischio infortuni sul lavoro o la perdita di giornate lavorative ma soprattutto incidenti stradali, il 7% di questi sono causati da malati –consapevoli o non consapevoli- di OSAS che ogni anno si traducono in 250 morti e oltre 12.000 feriti. Per questo la direttiva europea 2014/85/UE ha obbligato un controllo dell’idoneità del possessore della patente di guida e se il conducente è affetto da OSAS deve dimostrare “un adeguato controllo della propria condizione”.
Poi la necessità che la patologia venga trattata multidisciplinarmente, hanno ricordato gli esperti presenti, pediatra e medico di base sono le figure che dovrebbero approcciare il problema con il paziente che poi deve essere indirizzato non ad un singolo professionista (pneumologo, chirurgo maxillo facciale, odontoiatra) ma ad un pool di professionisti che possa consigliare al paziente la terapia più idonea da intraprendere per meglio risolvere il grado di OSAS di cui è affetto.
Ma questo può avvenire solo se la patologia è considerata nella sua cronicità, ha ricordato l’On. Boldi, altrimenti il malato viene istradato in un percorso di cura per il sintomo di cui è affetto in quel momento.
In realtà il Ministero della Salute di Osas se ne è già occupato, con l’emanazione di linee guida ma anche attraverso un documento approvato dalla Conferenza Stato regione nel 2016 in cui si afferma che l'Osas è una malattia cronica e si indica come realizzare la prevenzione e la diagnosi precoce dell'Osas secondo criteri di sostenibilità su tutto territorio nazionale. ’On. Boldi informa che “solo la Regione Puglia ha recepito l’accordo attivando un PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) specifico per OSA . La Regione Lazio un documento simile (che interessa anche l’area pediatrica) ma che è in attesa di approvazione definitiva.
E proprio il modello che la Regione Puglia sta attivando indica come il “disinteresse” verso una attenzione a 360° di questa patologia non sia un problema di risorse, anzi, intervenire diventa un investimento per la Regione che risparmia. “Spesso si arriva a diagnosticare l’OSAS dopo 10-15 anni –ha ricordato il dott. De Benedetto- ma nel frattempo, in quel lasso di tempo, il paziente è stato curato per singoli problemi senza risolvere la causa scatenante, con un costo elevato per la collettività”.Un costo che per il SSN si può stimare intorno al miliardo di euro all’anno, ha detto De Benedetto ricordando come, invece, il costo di una diagnosi preventiva per l’OSAS verso i soggetti a rischio incide il 6% sul costo totale del paziente trattato negli anni prima di arrivare a diagnosticargli una sindrome ostruttiva del sonno. In Puglia, con il progetto attivato si prevede di passare dagli attuali 3 mila pazienti diagnosticati oggi a 10 mila, con un risparmio di 7milioni di euro all’anno in cure causate dalle complicanze. Per ottenere questo risparmio, dice a margine dell’evento ad Odontoiatria33 il dott. De Benedetto, la Regione Puglia investe (o spende a seconda di come la vediate) 3 milioni di euro in cinque anni.
Ruolo dell’odontoiatra
Che l’odontoiatria abbia un ruolo centrale nella diagnosi e cura del malato di OSAS, lo si capisce anche dal fatto che 2 sui 4 esperti chiamati a portare la loro esperienza sul tema erano odontoiatri.
“Mai come in questa disciplina sistemica l’odontoiatra si è integrato, si è attivato ribadendo il suo ruolo di Medico”, ha ricordato il prof Luca Levrini. All’odontoiatra, ha continuato il professore dell’Insubria, è affidato il ruolo di intercettare precocemente segni e sintomi e valutare se il paziente può essere trattato con specifici dispositivi odontoiatrici rapportandosi con gli altri specialisti che trattano la patologia.
Oggi, dice Levrini, il 97% dei pazienti viene trattato con il CPAP (le macchinette con mascherina che aiutano il paziente nella respirazione), ma la letteratura e quanto stanno facendo Paesi europei virtuosi, hanno dimostrato “che per i casi lievi o moderati, può essere applicato un dispositivo intraorale” con indubbi vantaggi per i pazienti, per i familiari (spesso lo strumento è più rumoroso di un paziente che russa) ed anche dal punto di vista dei costi. Come peraltro è indicato nelle linee guida ministeriali.
“L’odontoiatra può e deve essere la marmotta che segnala il pericolo, ha continuato Levrini. “Grazie al nostro ruolo di sentinelle, di operatori della prevenzione possiamo far emergere il bisogno di cure, noi odontoiatri siamo capillarmente sul territorio vediamo i nostri pazienti più volte all’anno e ci sono segnali che sappiamo intercettare perché tipiche delle patologie che curiamo come per esempio nell’adulto la comorbilità bruxismo, nel bambino la riduzione del diametro trasverso del palato e la seconda classe scheletrica” Ed è proprio di creare nei professionisti che trattano i pazienti OSAS una cultura della multidisciplinarità che gli esperti presenti hanno evidenziato come una necessità.
I pazienti
Le rischiste che emergono dai pazienti sono poi quelle di ridurre la burocrazia ed i tempi di attesa per le visite, per gli esami necessari ma anche semplificare le procedure per ottenere i dispositivi di cura. Il presidente dell’AIPAS (l’associazione dei pazienti con apnee del sonno) Enrico Brunello, ha sottolineato come spesso servano anche 24 mesi per riuscire a farsi visitare e poi altrettanto tempo per ottenere un dispositivo CPAP.
Queste le richieste che il presidente Brunello avanza:
Attivare una informazione capillare sul territorio verso questa patologia; attivare programmi di prevenzione che partano dall’età infantile; inserimento della patologia nei LEA; creazione di percorsi diagnostico-terapeutici multidisciplinari; creazione di un Registro OSAS italiano disponibile in rete; eliminare l’obsoleta richiesta di invalidità necessaria per poter accedere alle cure; riduzione dell’aliquota Iva dal 22% al 4% per l’acquisto di apparecchi e materiale medicale; istituzione di corsi formativi obbligatori per i medici di medicina generale; inserimento nel Nomenclatore tariffario degli apparecchi odontoiatrico di avanzamento mandibolare utilizzati per curare la patologia.
Il percorso parlamentare
La risoluzione Boldi è stata presentate in Commissione Affari Sociali alla Camera e non appena “si alleggeriscano le questioni in discussione verrà presa in esame, magari con altre audizioni, e durante i lavori sicuramente il testo sarà integrato anche con quanto emerso oggi”, ci ha spiegato l’On. Boldi a margine dell’evento.
“Una volta approvata –ha continuato- avremo l’impegno del Governo di attivarsi e questo permetterà di arrivare ad intervento in tal senso che non deve essere per forza un decreto, ma anche un semplice atto ministeriale”.
Onorevole Boldi che ricorda come la questione OSAS sia comunque un argomento conosciuto, poi, aggiunge, “certo spesso le logiche parlamentari non vanno sempre nella direzione più scontata, ma noi ci impegneremo e sono convinta che potremo portare a casa quanto serve”.
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