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24 Giugno 2014

La fotografia della sanità integrativa in Italia dalla ricerca RBM Salute e Censis


Il 17 giugno scorso si è tenuto a Roma la IV edizione del Welfare Day, il tradizione evento annuale dedicato alla Sanità Integrativa dove è stata presentata la ricerca RBM Salute-Censis dalla quale emerge che sono sempre di più gli italiani che pagano di tasca propria le prestazioni sanitarie che il pubblico non riesce più a garantire. Nel 2013 la spesa sanitaria privata dei cittadini è stata pari a 26,9 miliardi di euro ed è aumentata del 3%, in termini reali, rispetto al 2007.  Nello stesso arco di tempo la spesa sanitaria pubblica è rimasta quasi ferma (+0,6%). In altri termini i cittadini sostengono ormai direttamente il 20% della propria spesa sanitaria con un costo annuo pro capite di quasi 445 euro.

"In quest'ottica - ha detto Marco Vecchietti (nella foto), Consigliere Delegato di RBM Salute S.p.A., la prima Compagnia Assicurativa in Italia specializzata nel settore salute - la sanità integrativa potrebbe rappresentare una straordinaria risorsa integrando il livello di copertura garantito dal S.S.N. e riducendo le disuguaglianze che esistono in termini di capacità assistenziale tra le diverse Regioni".
Da quadro fornito dal Censis le forme di sanità integrativa in Italia "intermediano" attualmente solo il 13% della spesa privata (circa 4 miliardi di Euro annui), con un gap di copertura di oltre il 40% rispetto a quanto avviene negli altri Paesi europei. Inoltre  la sanità integrativa nel nostro Paese, benché coinvolga oltre il 16% degli italiani (quasi 10.5 milioni di assistiti), è quasi esclusivamente appannaggio del settore del lavoro dipendente ed è prevalentemente diffusa nelle Regioni del Nord Ovest e del Centro.
Dal quadro rassegnato dalle Ricerca emerge, pertanto, come il livello di tutela e di sostegno al reddito garantito alle famiglie è molto differenziato tra le diverse Regioni del nostro Paese. "L'attuale assetto della sanità integrativa - dice Marco Vecchietti -  contribuisce in questo momento, paradossalmente, ad ampliare tali differenze. La sanità integrativa, infatti,  potrebbe rappresentare uno strumento ottimale per garantire la copertura di tali gap di copertura tra le diverse Regioni. Sulla base di queste evidenze le Regioni potrebbero svolgere un ruolo molto importante nel campo dello sviluppo e della promozione di forme sanitarie integrative nel proprio territorio che siano finalizzate a favorire una maggiore omogeneità di tutele per tutti i cittadini italiani".

Fondi sanitari
Attualmente secondo i dati forniti dall'Anagrafe dei Fondi Sanitari Integrativi, istituita presso il Ministero della Salute, risultano attestati 337 Fondi Sanitari per un numero complessivo di circa 6 milioni di persone attualmente assistite da forme di sanità integrativa. Tuttavia, in base alla Ricerca RBM Salute-Censis,  l'intero settore della sanità integrativa è ben più esteso e conta oggi quasi 11.1 milioni di assistiti ovvero il 16,3% degli italiani.

Assicurazione salute
L'assicurazione salute in Italia vale oltre 2.1 miliardi di Euro. Il ruolo dell'assicurazione nella sanità integrativa nel segmento delle Forme Sanitarie Integrative di natura "collettiva"  (Casse Assistenza, Fondi Sanitari e Società di Mutuo Soccorso) è cresciuto arrivando a rappresentare oggi il 55% del segmento (+2% sul 2010), a testimonianza di un ripensamento complessivo del settore assicurativo sull'importanza del ramo salute (il 45% delle Forme Sanitarie Integrative "collettive" è, invece, gestito in Autoassicurazione). I nuovi Fondi Sanitari contrattuali hanno tutti optato per il modello assicurativo. Stabile il segmento delle polizze sanitarie individuali che vale quasi un 4% dell'intero settore della sanità integrativa. Complessivamente il settore della sanità integrativa risulta per più del 59% assicurato dalle Compagnie Assicurative, il 41% opera, invece, mediante modelli di  Autoassicurazione.

Spesa sanitaria privata e forme sanitarie integrative
La spesa sanitaria pubblica mostra un andamento stabile negli ultimi anni con una flessione  a partire dal 2011 (-0,5%). La spesa privata, invece, mostra un trend decisamente crescente (+8% nell'ultimo quinquiennio). In particolare, nel 2013 la spesa sanitaria privata dei cittadini è stata pari a 26,9 miliardi di euro, circa il 20% della spesa sanitaria totale. Più della metà della spesa sanitaria privata è composta dall'acquisto di beni, che per pù dell'80% è costituita da spesa per farmaci. Il 44% di spesa sanitaria privata in Servizi, invece, è destinata, per il 75%, all'odontoiatria ed alla specialistica. In base alla Ricerca RBM Salute-Censis, le forme di sanità integrativa in Italia "intermediano" attualmente il 13% della spesa privata per un valore complessivo di circa 4 miliardi di Euro annui. Il trend specifico della spesa intermediata dalle forme di sanità integrativa è  ancora "più ripido" di quello della sanità privata con una crescita del 23,5% nell'ultimo quinquiennio (+33% nell'ultimo decennio). Proprio tale evidenza, conclude la Ricerca mostra inequivocabilmente che esiste un problema di finanziamento della spesa sanitaria che è indispensabile risolvere al fine di evitare l'ulteriore crescita del fenomeno della rinuncia alle cure da parte dei cittadini per motivi economici.

Le prestazioni dei Fondi Sanitari
La Ricerca di RBM Salute-Censis ha confermato, anche quest'anno, che il settore della sanità integrativa - al di là della mission assegnatagli dal legislatore - è attualmente per più del 60% delle prestazioni erogate è sostitutivo (duplicativo) del S.S.N.. Tale fenomeno in parte è da ascriversi all'assetto dei Piani Sanitari adottati dalle forme sanitarie integrative che, soprattutto nella fase di costituzione dei Fondi Sabnitari contrattuali, è stato prevalentemente incentrato sulla copertura dei Grandi Interventi Chirurgici e dei Ricoveri (le c.d. "prestazioni di rischio").

"Al di là della mission affidata loro dalla legge attualmente le forme sanitarie integrative sono sostanzialmente sostitutive (duplicative) del S.S.N. - prosegue Marco Vecchietti. Per essere effettivamente integrativi i Fondi Sanitari dovrebbero essere finalizzati non solo alla copertura delle spese odontoiatriche e per la non autosufficienza ma alla copertura della spesa sanitaria out of pocket. In questo contesto si potrebbe anche pensare ad estendere la c.d. "soglia delle risorse vincolate" (ovvero la quota minima di prestazioni odontoiatriche e per la non autosufficienza che i Fondi Sanitari devono necessariamente garantire per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dalla legge) a condizione, tuttavia, che tale soglia includa anche la specialistica e la prevenzione".

Ma la natura prevalentemente sostitutiva delle forme sanitarie integrative è anche dovuta allo stretta influenza - già evidenziato - sull'operatività di tali enti  di fattori di natura territoriale. Al riguardo, la Ricerca ha evidenziato come nelle Aree geografiche nelle quali il S.S.N. è organizzato in modo più efficiente ed è in grado di garantire anche la continuità assistenziale sul territorio (Nord Est, in particolare) le forme sanitarie integrative riescono ad esplicare al meglio la propria funzione integrativa (con un liquidato per prestazioni odontoitariche e per prestazioni socio-sanitarie e socio-assistenziali superiore al 21%).

In questo contesto l'analisi condotta da RBM Salute-Censis ha sottolineato come la scelta operata dalla quasi totalità dei Fondi Sanitari contrattuali di dotarsi di un Piano Sanitario unitario a prescindere dai territori di residenza dei propri assistiti tenda a privilegiare in modo determinante gli assistiti residente nel Nord Ovest e nel Centro, incidendo negativamente sull'effettività delle prestazioni garantite.
"Una possibile soluzione al riguardo - conclude Marco Vecchietti - potrebbe essere rappresentata dall'adozione di Piani Sanitari territoriali, approccio che peraltro potrebbe favorire anche un ruolo attivo delle forme sanitarie integrative nelle pianificazioni sanitarie regionali".

A cura di: Ufficio stampa RBM Salute

Sull'argomento leggi anche:

18 Giugno 2014: Censis, 43% degli italiani paga visite di tasca propria. Quelle odontoiatriche a pagamento, secondo il CENSIS, sono calate del 31%

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