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01 Dicembre 2014

AIDS, ancora alto il rischio contagio. Le precauzioni da adottare nello studio odontoiatrico


Si celebra oggi 1dicembre la giornata mondiale contro l'AIDS con l'obiettivo di porre fine all'epidemia entro il 2030. Ma i dati sembrano indicare che il lavoro da fare è ancora molto lungo visto che nel 2013 non è diminuito il numero delle nuove diagnosi di Hiv in Italia rispetto agli anni precedenti. 3.806 le diagnosi censite nel 2013, aumenta l'età mediana della diagnosi che è 39 anni per i maschi e 36 per le femmine e più della metà delle nuove diagnosi avviene in fase avanzata quando i linfociti CD4 sono già bassi o quando sono già comparsi i primi sintomi.

Aumentano, invece, le diagnosi nei maschi che fanno sesso con maschi tra gli italiani che costituiscono quasi la metà delle nuove diagnosi mentre tra gli stranieri è quella eterosessuale la modalità di trasmissione più frequente.
Secondo Unaids l'Italia con oltre 1.000 decessi l'anno è il Paese con la più alta prevalenza di persone affette da Hiv in Europa occidentale.

Le persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nel 2013 sono maschi nel 72,2% dei casi. L'incidenza più alta è stata osservata tra le persone di 25-29 anni (15,6 nuovi casi ogni 100.000 residenti). Nel 2013, la maggioranza delle nuove diagnosi di HIV è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l'83,9% di tutte le segnalazioni (maschi eterosessuali 26,00% e femmine eterosessuali 18,5% MSM 39,4%). Nel 2013, il 24% delle persone diagnosticate come HIV positive è di nazionalità straniera. Le incidenze più elevate tra stranieri sono state osservate in Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna.

Nel 2013, il 41,9% delle persone con una nuova diagnosi di Hiv ha eseguito il test Hiv per la presenza di sintomi Hiv-correlati, il 27,6% in seguito a un comportamento a rischio non specificato e il 15,1% per controlli specialistici legati alla riproduzione sia nella donna che nel partner (gravidanza, parto, interruzione volontaria della gravidanza e procreazione medicalmente assistita).

Nel 2013, le regioni con l'incidenza più  alta sono state il Lazio, la Lombardia e il Piemonte. L'incidenza più bassa è stata osservata in Calabria. Nella maggior parte delle regioni l'incidenza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv sembra avere un andamento stabile, anche se in alcune (Piemonte, Toscana, Abruzzo, Calabria) sembra essere in aumento e in altre si osserva un andamento in diminuzione (Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Trento, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Sardegna). Per un'analisi estesa dei dati alleghiamo il notiziario a cura del Centro Operativo Aids dell'Istituto Superiore di Sanità.


AIDS E STUDIO ODONTOIATRICO

Dal punto di vista normativo (Legge 81/08) l'odontoiatra deve evitare il contagio umano (quindi non solo Hiv) adottando le misure necessarie, ma non indica quali siano. Indicazioni invece date dalle molte Regioni che hanno legiferato in tema di autorizzazione sanitarie, e questo ha comportato obblighi differenti a seconda di dove lo studio odontoiatrico è ubicato.

Questi gli obblighi che come datore di lavoro il dentista deve rispettare secondo quanto dettato dalla 81/08 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro:

- Effettuare la valutazione del rischio, tenendo conto di tutte le informazioni disponibili sulle caratteristiche degli agenti biologici e delle modalità lavorative;

- Adottare misure protettive e preventive in relazione al rischio di esposizione;

- Effettuare nuovamente la valutazione del rischio in occasione di modifiche significative dell'attività lavorativa e qualora siano passati tre anni dall'ultima effettuata;

- Se la valutazione mette in evidenza un rischio per la salute o la sicurezza dei lavoratori, adottare misure tecniche, organizzative e procedurali idonee, al fine di evitare ogni esposizione degli stessi ad agenti biologici, nonché di misure igieniche;

- Adottare misure specifiche per le strutture sanitarie e veterinarie, per i laboratori e per i processi industriali;

- Adottare specifiche misure per l'emergenza in caso di incidenti che possono provocare la dispersione nell'ambiente di agenti biologici di gruppo 2, 3 o 4;

- Adottare misure idonee affinché i lavoratori e/o i loro rappresentanti ricevano una formazione sufficientemente adeguata.

Sul tema prevenzione della infezioni nello studio odontoiatrico (Hiv o epatite) vi segnaliamo questa guida pubblicata da ANDI qualche anno fa.

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