Tomografia volumetrica a cono: i vantaggi della nuova tecnologia
L’implantologia si evolve vertiginosamente, guarda al futuro e, più di ogni altra disciplina odontoiatrica, fa affidamento sul fondamentale apporto che può offrire la tecnologia. I nuovi strumenti radiologici enfatizzano l’importanza della fase di preparazione, aumentano la prevedibilità dei risultati e in definitiva migliorano gli esiti finali, consentendo un alto livello di personalizzazione che ritaglia ciascun intervento sul singolo paziente. Per gettare uno sguardo che ci faccia cogliere qualche aspetto di questo rapido sviluppo, ci siamo fatti aiutare da un professionista che ha giocato la sua formazione e a sua attività in modo interdisciplinare e in ambito internazionale. Cristiano Tomasi ha ancora il sorriso contagioso dello studente che si diverte a imparare, ma vanta un curriculum di prestigio: laurea in odontoiatria presso l’Università di Verona; specializzazione in Parodontologia clinica all’Università di Goteborg; titolo di Master of Science e PhD presso lo stesso ateneo; una quantità di pubblicazioni e premi internazionali per le sue ricerche. Inoltre lavora nel suo studio associato a Trento con la dottoressa Sabrina Bottamedi, nel quale si occupa solo di parodontologia e implantologia. Ricordiamo tra l’altro un suo intervento, lo scorso maggio, al consueto Congresso riminese organizzato dagli Amici di Brugg; tema: “il sistema ProMax 3D nella diagnosi e nel piano di trattamento odontoiatrico”.
Ma come, dottor Tomasi, ora si interessa anche di radiologia?
La presentazione si proponeva di illustrare le potenzialità della radiografia digitale nella pratica odontoiatrica, sia in termini di strumento diagnostico che come supporto alla pianificazione del trattamento, con particolare riguardo all’implantologia. Sebbene i miei interessi maggiori siano la parodontologia e l’implantologia, ho avuto l’opportunità di partecipare alle fasi finali dello sviluppo e di effettuare dei test clinici sul nuovo apparecchio radiografico Planmeca Promax 3d che ora, oltre alle panoramiche, alle teleradiografie e alle tomografie lineari, include la possibilità di diventare
un Cbtv (Cone Beam Tomografic Volumetry).
Che impressione ne ha avuto? Queste apparecchiature costituiscono un passo avanti nella pratica clinica?
Il primo, sostanziale vantaggio della tomografia volumetrica a cono rispetto a una Tac tradizionale è per il paziente, che viene sottoposto a una radiazione nettamente inferiore: si valuta una scansione completa ad alta risoluzione come una dose equivalente 7-8 panoramiche, a bassa risoluzione 1-2 panoramiche, mentre una Tac è valutata tra le 80 e le 100 panoramiche. Sono molto importanti anche le ridotte dimensioni dell’apparecchiatura richiesta e la sua semplicità d’uso.
Si tratta di un esame accurato; l’abbiamo verificato in collaborazione con l’Università di Padova, calcolando l’errore di misura e confrontando misure su mandibola a secco con il calibro e misure eseguite sull’immagine 3d virtuale ottenuta con il Promax. L’errore risultante è stato di 0,18 mm. Infatti un altro vantaggio è che i voxel (i punti che compongono l’immagine 3d) sono isotropici, cioè hanno dimensioni identiche nelle tre direzioni dello spazio, con il risultato che la rotazione dell’immagine non porta a deformazioni della stessa.
In che modo tutto ciò andrà a migliorare l’attività dell’implantologo?
Le considerazioni tecniche che le ho esposto significano in pratica che questo esame ci consente un’accurata pianificazione del caso implantare, sia dal punto di vista della sicurezza, valutando gli spazi disponibili rispetto alle strutture anatomiche circostanti, sia dal punto di vista della ottimizzazione della posizione degli impianti, basata sulla ricostruzione protesica definitiva.
La pianificazione è sempre più la chiave di successo negli interventi di implantologia. Come ci aiutano le tecnologie informatiche?
Recentemente si sono introdotti software dedicati alla pianificazione implantare e alla cosiddetta implantologia guidata al computer. Questo tipo di tecnologia consente di acquisire i dati da una Tac o da una Cbvt e da questi avere un modello virtuale dei mascellari del paziente. Sui modelli virtuali ottenuti è poi possibile, tramite i programmi software, “installare” impianti completi di pilastro e corona. Questo progetto può essere utilizzato solo per pianificare nei dettagli un caso prima dell’operazione chirurgica allo scopo di ottimizzare il risultato della stessa. Ma un passo successivo, già oggi possibile, è di utilizzare il piano virtuale per ottenere, tramite tecnologie Cad-Cam, una mascherina chirurgica individualizzata con delle guide metalliche che consentono di preparare il sito implantare con buona precisione.
Si tratta di tecnologie molto costose?
Ovviamente queste metodiche vanno a incidere sui costi ed è quindi essenziale valutare se i vantaggi che ne possono derivare bilanciano l’aumento dell’impegno economico. Sicuramente, d’altra parte, è ragionevole aspettarsi in futuro una riduzione dei costi, visto che le tecnologie, evolvendo, diventano più convenienti.
Lei scommetterebbe sul futuro della tomografia volumetrica a cono?
Direi di sì. In futuro penso ci potremo aspettare una ulteriore evoluzione della tecnologia Cbtv, che trascinerà con sé una riduzione dei costi e una sempre maggior diffusione di queste macchine negli studi. La conseguenza sarà un maggior utilizzo della tecnologie di implantologia guidata al computer.
GdO 2008; 6
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