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23 Ottobre 2017

''Il collutorio fa male al cuore'', quando le fake news interessano anche i denti. La giornalista: non è sempre colpa di chi scrive ma anche del ricercatore e del lettore che deve selezionare


Vengono indicate come Fake News ma spesso molte notizie non sono false ma "esagerate" al fine di creare attenzione o sensazionalismo, per portare più visite al sito. Se si tratta di notizie di costume o argomenti di colore il danno è minore (salvo quello alla credibilità dell'informazione), diverso è se riguarda la salute.

In questi mesi, con la questione vaccini, abbiamo imparato a capire come le notizie "esasperate" e prive di fondamenti scientifici possano condizionare la salute dei cittadini, ma queste informazioni possono condizionare anche quando il tema è più "leggero".

"Collutorio: usarlo spesso farebbe male a cuore e arterie". Questo è il titolo di un articolo pubblicato qualche settimana fa sul sito Stile.it -legato al quotidiano La Stampa ed Il Messaggero- che nel sottotitolo consiglia: "Occhio all'igiene orale: un uso sregolato di questo disinfettante potrebbe causare problemi cardiaci. A rivelarlo è il Dr Nathan Bryan dell'Università di Austin".

Quindi non un parere ma una affermazione supportata (probabilmente) da una ricerca clinica. Leggendo l'articolo apprendiamo che la notizia è stata ripresa da un altro sito generalista il Daily Mail, che riportava le affermazioni fatte dal dott. Brayan durante 36ª convention annuale dell'American Naturopathic Medical Association (ANMCB). Ovvero, sintetizzando il pensiero, i continui risciacqui con collutorio eliminano i batteri buoni e quelli cattivi quindi, secondo il ricercatore, il continuo uso del prodotto comporterebbe la diminuzione dell'ossido nitrico (che regola della pressione arteriosa), riduzione che, leggiamo, "potrebbe essere causa di un aumento della pressione arteriosa, tale incremento potrebbe arrivare fino a 26 mmHg. Il che causerebbe una vera e propria forma di ipertensione".

"Stabilito che l'aumento della pressione arteriosa rappresenta un rischio e non una patologia -spiega ad Odontoiatria33 il prof. Massimo Gagliani coordinatore scientifico per l'area odontoiatrica del Gruppo Edra- andrebbe chiarito al naturopata che esiste una ben più ampia letteratura, che dimostra una ben più stretta correlazione tra patologia parodontale (generata dai batteri non uccisi, se non dal collutorio) e le patologie cardiovascolari".

Il dubbio clinico che il professor Gagliani enfatizza è questo: "conservare i batteri per mantenere bassa la pressione, teoria del naturopata Nathan Bryan, oppure ucciderli con il collutorio per evitare quanto la comunità scientifica internazionale sta, da più parti, dimostrando, ovvero che la malattia parodontale sia collegata, in varia misura, all'insorgenza di malattie cardiovascolari".

"La mia posizione è ovvia", chiarisce il prof. Gagliani che rilancia: "quello che mi risulta meno ovvio è il ruolo che la stampa generalista si arroga in ambito di questioni scientifiche".

E sul banco degli imputati ecco salire il giornalista, chi fa informazione che per il prof. Gagliani, ma non solo, "prende per verità assolute delle trovate originali e prive di ogni validazione scientifica, poiché frutto delle ricerche personali, e le rigira sul Web con messaggi di tipo terroristico, che amplificano ulteriormente quelli già preoccupanti"

Però la giornalista che ha firmato l'articolo ha seguito le regole: riportato la fonte, la notizia era supportata da un valore scientifico in quanto presentata ad un Congresso. Perché deve essere colpa sua?

"Il punto -spiega ad Odontoiatria33 Silvia Bencivelli (nella foto), giornalista scientifica conduttrice televisiva laureata in medicina- è che un giornalista deve fare il giornalista anche quando tratta di scienza, e invece spesso vive una specie di senso di soggezione verso il cosiddetto esperto ("lo scienziatone", soprattutto se è anglosassone) e se ne dimentica".

"Fare il giornalista -continua- significa tra le altre cose verificare le fonti. E qui la fonte è il Daily Mail che non spicca certo per punto di riferimento per la scientificità. Ma anche nel caso che il giornalista non conosca la medicina né l'autorevolezza della fonte a cui si è ispirata, verificare significa chiedere un'opinione ad almeno un altro esperto, avere una seconda voce non necessariamente da riportare nel testo, può anche essere un parere esterno di quelli che si chiedono prima di mettersi a scrivere, per farsi un'idea. In questa occasione, mi sembra, che questo non sia stato fatto".

Silvia Bencivelli che va oltre il singolo caso ricordando come "chi tratta di scienza sarebbe bene che ne conoscesse i meccanismi interni e che fosse per esempio in grado di capire che una comunicazione a un Congresso non è un paper sottoposto a peer review"

Ma non sempre basta che la notizia provenga da una rivista con Impact Factor,

Bencivelli ricorda come ci sono ricercatori e ricercatori e anche come su riviste scientifiche "decenti", possano capitare ricerche "fuffa". "Quindi mai abbassare la guardia", suggerisce concedendo delle attenuanti alla collega che ha scritto il pezzo sul collutorio.

"Probabilmente è un articolo scritto usando una sola fonte. E la collega è stata corretta nel riportarla. Sui giornali online la qualità dell'informazione è spesso abbastanza bassa perché si lavora in fretta, e non me la sento tanto di biasimare la collega".

Il problema, o la soluzione per il lettore è quindi quella di valutare con attenzione la fonte, selezionare le informazioni cominciando dal selezionare il giornale da cui le attinge.

"Per avere informazione di qualità bisogna pagare" dice Bencivelli. "Bisogna pagare perché chi informa possa studiare, approfondire, maturare, e poi in seconda battuta capire come valutare una notizia, verificarla come si deve, inquadrarla correttamente, chiedere secondi e terzi pareri".

"E' per questa la ragione -conclude la giornalista- per cui nelle nostre redazioni ci sono pochi giornalisti scientifici, e che quelli che ci sono, spesso giornalisti generalisti riciclati in quella posizione, non hanno nemmeno contezza di che cosa sia la costruzione di un pensiero scientifico. Certo con il tempo riescono a costruirlo ma di nuovo: il tempo è un investimento".

Norberto Maccagno

 
 

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