Una summa delle questioni aperte, secondo le principali associazioni di riferimento: Aiaso, Idea, Siaso
Anna Girardi
Presidente Associazione italiana assistenti studio odontoiatrico (Aiaso)
I problemi
Indubbiamente la mancanza di formazione scientifica-culturale adeguata e professionalizzante. Una formazione che abbia le stesse caratteristiche su tutto il territorio nazionale mentre oggi è su base regionale, dove attivata. Poi l’annosa questione del riconoscimento professionale sulla base delle competenze acquisite e della formazione effettuata, un riconoscimento che ponga l’Aso all’interno del contesto sanitario dove tutti i giorni opera. Poi ci sono i problemi legati al mondo del lavoro e del rispetto del contratto. Ma è il primo punto quello per il quale da sempre lottiamo, anche per dare dignità e importanza al nostro lavoro.
Quale formazione
Innanzitutto vorrei sottolineare che questo aspetto è una delle battaglie per la quale da sempre la nostra associazione si batte.
Il nostro obiettivo è di ottenere una formazione qualificante e certificata attraverso un diploma professionalizzante, che preveda cultura generale e scientifica in tutte le varie discipline odontoiatriche.
Diploma professionalizzante o laurea breve?
Nessuna laurea breve. Il titolo a cui puntiamo è quello un diploma di scuola secondaria di secondo livello.
E per le Aso che già operano?
Per chi già lavora sarà importante una riqualificazione, mi passi il termine, valutata con un riconoscimento degli anni di servizio, della formazione e dell’aggiornamento svolto. Meglio se ci fosse una sorta di graduatoria formulata anche sulla base dei titoli scolastici e dell’aggiornamento. In relazione a questo, è significativo ricordare la disponibilità del datore di lavoro a favorire la partecipazione a eventuali percorsi formativi, oggi non sempre accordata.
Paola Barbera
Presidente Italian Dental Assistant (Idea)
I problemi
Da circa trent’anni si è cercato di dare a questa figura professionale un profilo e delle mansioni definite, formazione istituzionale e dignità. I risultati non sono stati omogenei ma piuttosto a macchia di leopardo. In alcune regioni le cose sono andate meglio che in altre.
A ogni modo si è arrivati a dover tirare delle conclusioni serie soltanto dopo un Decreto del Parlamento europeo, che obbliga la categoria a formarsi per poter operare negli studi odontoiatrici. L’auspicio è che possa essere varata una normativa nazionale per il riconoscimento della qualifica professionale, certificata da un titolo istituzionale di valore nazionale.
Quale formazione
La nostra associazione ritiene che la formazione di personale che opera in ambito sanitario - e lo studio odontoiatrico lo è - debba essere affidata a organizzazioni di pari qualità su tutto il territorio nazionale, che possano garantire una preparazione a livello teorico e pratico equiparabile. Si tratterebbe degli stessi organismi che si preoccuperanno anche dell’aggiornamento continuo.
Diploma professionalizzante o laurea breve?
Noi riteniamo che non ci sia la necessità di una laurea per svolgere il nostro lavoro. Siamo convinti che un corso serio e approfondito post diploma, di istruzione secondaria di secondo livello, sia sufficiente a garantire una buona preparazione teorico-pratica.
L’ideale sarebbe far seguire a questo corso di base altri corsi di specializzazione nelle varie branche dell’odontoiatria quali l’assistenza in ortodonzia, in chirurgia ambulatoriale e implantare, all’odontoiatra che usa tecniche laser e via elencando.
E per le Aso che già operano?
Il grande problema sta nel riqualificare le Aso che già lavorano. Il rischio è indubbiamente che questi corsi vengano presi dalle colleghe come una punizione più che un riconoscimento del merito acquisito. Come associazione crediamo invece che siano importanti. Riteniamo però che dovrebbero tenere conto del fatto che spesso chi opera da molti anni in questo campo non è in possesso di un diploma: in questo senso, per questa tipologia di personale, richiedere di frequentare corsi per il conseguimento del diploma e la riqualificazione può rivelarsi demotivante da tutti i punti di vista.
Altri aspetti imprescindibili sono la dislocazione delle sedi e gli orari di frequenza, che devono tenere in conto l’organizzazione degli studi e le dinamiche famigliari dei lavoratori.
Non crediamo sia giusto chiedere eccessivi sacrifici a persone che a questa professione hanno dato tanto, che sono state cuore e motore all’interno degli studi odontoiatrici e che dopo anni di lavoro si trovano ancora a dover dimostrare la loro professionalità.
Per questo auspichiamo che gli organi competenti siano sensibili a queste problematiche.
Fulvia Masenga
Presidente Sindacato italiano assistenti studio odontoiatrico
(Siaso)
I problemi
L’assistente di studio odontoiatrico ricopre molteplici mansioni all’interno dello studio, anche molto delicate, ma ciò nonostante le sue competenze non sono riconosciute in una figura professionale. Intanto va detto che non si parla semplicemente di assistente alla poltrona: già la definizione racchiude e richiede conoscenze più ampie, che vanno dai principi di chimica e microbiologia, utili per occuparsi con miglior competenza della decontaminazione e della gestione della linea di sterilizzazione, ai principi amministrativi e gestionali.
A ciò si aggiunga la conoscenza delle leggi sulla privacy e sui dispositivi medici. Per non parlare degli aspetti legati alla comunicazione con il paziente.
La mancanza di un profilo specifico rischia di far svolgere all’Aso - per fortuna non spesso - lavori che non le competono, come le pulizie routinarie dello studio e dei bagni.
Quale formazione
Chiediamo un ciclo di studi che porti a conseguire un diploma professionalizzante in grado di certificare le competenze acquisite: 1000 ore di formazione, tra teoria e pratica, potrebbero essere adeguate. Ciò che importa è che il corso preveda un esame finale, orale e scritto o pratico, svolto alla presenza di una commissione esterna.
Un titolo di studio che deve essere reso obbligatorio per l’esercizio della professione?
Come già avviene in altri Paesi europei, il titolo deve essere abilitante per l’esercizio della professione.
E per le Aso che già operano?
Per chi già lavora chiediamo l’introduzione della certificazione delle competenze acquisite, affidata ai soggetti che saranno abilitati alla formazione e a organismi paritetici. In questo modo, un candidato potrebbe partecipare a un’attività di formazione in forma ridotta e sostenere comunque l’esame abilitante. Questa formazione “ridotta” deve potersi erogare anche con modalità Fad per andare incontro alle esigenze di chi sta lavorando.
GdO 2011;2
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