In qualità di Presidente ANDI, la più rappresentativa Associazione sindacale degli odontoiatri (con oltre 24 mila iscritti), voglio commentare l'allarme lanciato dalla stampa in questi giorni sui possibili rischi per le libertà di concorrenza derivanti dalla, auspicabile dal nostro punto di vista, approvazione degli emendamenti che puntano a regolamentare le Società di capitale nel campo odontoiatrico.
Utile, per capire, ricordare alcuni dati. In Italia (fonte Agenzia delle Entrate) sono circa 43 mila gli studi dentistici operanti e di questi sono meno di 1.500 quelli organizzati in società di capitale e secondo ricerche di settore meno di 600 quelle riconducibili alle cosiddette Catene odontoiatriche.
Sempre secondo ricerche di settore il 90% degli italiani si fa curare da dentisti "tradizionali" (il singolo dentista con studio proprio) mentre meno del 5% sceglie queste catene che nell'immaginario collettivo, a causa anche di pubblicità aggressive con messaggi non veritieri, sono connotate come low-cost ma che in realtà propongono tariffe molto simili a quelle praticate dalla libera professione.
In questi anni le cronache hanno spesso informato di centri odontoiatrici che da un giorno all'altro hanno chiuso i battenti e sono "scappati" con gli acconti versati lasciando i pazienti senza cure e con le rate dei finanziamenti da pagare. Recentemente l'Eurispes ha lanciato l'allarme sul rischio criminalità organizzata che investirebbe risorse in questi centri, intestandoli a prestanome, per riciclare i propri capitali.
Quello della sanità governata dalla finanza è un fenomeno già visto negli Stati Uniti, in un sistema sanitario molto diverso dal nostro, dove l'obiettivo fondamentale è solo quello di cercare il profitto a scapito della reale necessità di cura del paziente. Sistema che da anni il Presidente Obama cerca di scardinare combattendo contro le lobby economiche che facendosi scudo delle liberalizzazioni cercano solo di fare profitti utilizzando sistemi con sempre meno regole e controlli.
Poi c'è il problema dei direttori sanitari e dell'esercizio abusivo della professione. Molti di questi centri, sulla carta poliambulatori, ma in realtà veri e propri centri odontoiatrici, non sono "diretti" da iscritti all'Albo degli Odontoiatri, con evidenti problemi di competenza.
Gli emendamenti che alcuni Senatori hanno predisposto raccogliendo il nostro grido d'allarme lanciato il 18 novembre durate l'audizione alla Commissione Industria del Senato, cercano solamente di regolamentare un settore, oggi, non regolamentato. Regole che dovrebbero essere approvate per meglio tutelare i pazienti italiani.
I dati indicati dimostrano come siano già oggi gli stessi pazienti a prediligere il dentista libero professionista tradizionale e non servano "aiutini" da parte del Parlamento per condizionare la scelta.
Servono, invece, regole certe e chiare che tutelino i pazienti da truffe e terapie che puntano al profitto ed a logiche commerciali e non alla cura. Tutela che si può ottenere solo permettendo all'organismo deputato a questo, l'Ordine professionale, di compiere il proprio potere di controllo anche in quelle strutture, le società di capitale, in cui oggi non ha potere.
Gli emendamenti proposti non fanno altro che estendere le tutele che i cittadini oggi hanno rivolgendosi per le cure ad un dentista libero professionista, anche a coloro che scelgono di farsi curare in una clinica odontoiatrica organizzata come società di capitale.
Per questo apprezziamo il coraggio di quei Senatori che ci hanno ascoltato e si sono schierati contro quegli aspetti poco chiari che, mascherati da liberalizzazione, coprono spesso il malaffare ed il facile profitto a discapito di ignari pazienti. Andare da un dentista, da un medico non è come collegarsi con un telefono e chiamare un taxi o comprare un vestito in uno store online. Il lavoro del dentista e del medico si chiama cura e viene esercitato secondo scienza e coscienza da professionisti che devono rispettare regole deontologiche precise, altrimenti non potranno più esercitare la professione, l'unica professione per cui hanno studiato e che sanno fare.
Un imprenditore, invece, quando la clinica non rende come pensava la chiude ed in quei locali ci apre una negozio di sigarette elettroniche.
Gianfranco Prada, Presidente Nazionale ANDI
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