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07 Febbraio 2019

Dai Giovani medici e odontoiatri FNOMCeO, il ‘no’ a colpi d’accetta sul numero chiuso


“Garantire l’universale diritto alla salute attraverso la riorganizzazione del modello della formazione, della sua qualità e dell’assistenza secondo criteri di uniformità sul piano nazionale”.È quanto i giovani medici e odontoiatri della Federazione degli Ordini – FNOMCeO chiedono a gran voce a Governo e Parlamento. E, nella riunione d’insediamento dell’Osservatorio Giovani Professionisti, in corso a Roma sotto il coordinamento di Alessandro Bonsignore, approvano all’unanimità un Documento per dire ‘no’ a ogni colpo d’accetta sul numero programmato, a qualsiasi tentativo di sanatoria volta a bypassare l’obbligatorietà della formazione specialistica o specifica in medicina generale per l’esercizio della professione medica, e alle disuguaglianze tra Regioni.

Sì, invece, al recupero e rilancio dei valori alla base del Servizio Sanitario nazionale. Un sistema che deve essere rinnovato per renderlo più aderente, su tutto il territorio italiano, ai bisogni di salute della popolazione, più accessibile a tutte le persone e più equo.  

Come?  

Partendo dalla formazione e dall’accesso garantito alla specializzazione o alla formazione specifica in Medicina Generale, per cui a ogni laurea in medicina corrisponda una borsa. “Sono in atto spinte politiche volte a introdurre nel Servizio sanitario nazionale medici non specializzati – osservano i Giovani professionisti nel Documento -; in questa maniera si verrebbero a creare medici di serie A e serie B, e tale differenziazione potrebbe essere aggravata dalle autonomie regionali. Le competenze specialistiche, ivi compresa la formazione in medicina generale, sono invece una ricchezza del nostro Servizio Sanitario pubblico, alla quale non vogliamo e non possiamo rinunciare”. 

Ma in che modo si possono recuperare i fondi necessari per garantire a ogni medico la specializzazione?  

Investendo sulla formazione post lauream, raddoppiando sin da subito il numero di posti nelle Scuole e al Corso in Medicina Generale e recuperando le risorse delle borse di studio ‘abbandonate’, rimettendo a bando i posti liberati da chi rinuncia o facendo scorrere le graduatorie. I giovani medici chiedono anche una revisione dei criteri di accreditamento per le Scuole di specializzazione- oggi troppo restrittivi, tanto da rischiare di farne chiudere la maggior parte, lasciando le poche superstiti a dover gestire un carico insostenibile di studenti – e il riconoscimento accademico del titolo di Medico di Medicina Generale. 

Semaforo rosso, dall’Osservatorio, anche su un regionalismo differenziato condotto in modo tale da compromettere la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale pubblico e universalistico.“Il trasferimento delle competenze, la modifica e la riorganizzazione regionalistica del sistema sanitario, i contratti regionali per la gestione del personale, la devoluzione della formazione alle Regioni, confliggerebbero con la visione unitaria del Servizio sanitario nazionale, e con gli articoli 3 e 32 della Costituzione e porterebbero allo smantellamento del Servizio sanitario nazionale – mettono in guardia i giovani professionisti FNOMCeO -.

Il rischio è che ad ogni Regione sia affidata in maniera esclusiva la gestione della governance sanitaria, che ogni Regione sviluppi modelli assistenziali e di formazione diversi gli uni dagli altri e che ogni Regione gestisca direttamente i contratti di lavoro, creando diversità di trattamento sul territorio nazionale. Così facendo si ridurranno i contratti nazionali a contratti regionali e si travolgeranno le norme sulla formazione”.  

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