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19 Aprile 2010

La nuova Ecm premia la qualità e l’attenzione al “saper fare”

di Norberto Maccagno


L’Educazione continua in medicina (Ecm) ha condizionato il modo di fare aggiornamento professionale, ma ha anche convinto migliaia di professionisti a perseguire in maniera continuativa la propria formazione. Tra qualche settimana saranno accreditati i primi provider nazionali Fad secondo le regole previste dalla nuova Ecm, un sistema che negli anni ha subito molti correttivi e che con l’accordo Stato Regioni del 5 novembre 2009 dovrebbe aver delineato parametri e strumenti definitivi, chiudendo la fase sperimentale. Tra le novità del nuovo sistema, l’amplia­mento dell’offerta formativa, ma anche una diversa organizzazione, con la differenziazione tra provider regionali e nazionali e, di conseguenza, del valore dei crediti nelle varie aree territoriali. Ma ancora oggi, nonostante la riorganizzazione, l’Ecm fa discutere e suscita polemiche, soprattutto da parte di chi considera il sistema troppo macchinoso e poco flessibile. A margine del congresso “Formazione in Odontoiatria: nuove normative e nuove opportunità tecnologiche”, promosso dagli Amici di Brugg, abbiamo incontrato Maria Linetti, direttore della Commissione nazionale Ecm, per parlare di questo tema.
Dottoressa Linetti, partiamo dalla critiche. Molti considerano l’Ecm uno strumento troppo burocratico che non soddisfa i bisogni formativi dei professionisti.
L’obiettivo dell’Ecm è di migliorare l’esercizio delle professioni sanitarie, tenendo il paziente al centro. Questo sistema è nato per organizzare, attraverso regole certe, l’aggiornamento professionale. L’idea è che chi si occupa della salute dei cittadini non solo debba essere aggiornato, ma sappia mettere in pratica la formazione ricevuta. Certamente anche prima dell’Ecm gli operatori sanitari si aggiornavano. Noi abbiamo creato un sistema che ha coinvolto 12 milioni di professionisti della salute - molti dei quali in precedenza non accedevano all’aggiornamento - organizzando 500 mila eventi formativi; questo sistema non ha eguali al mondo e viene guardato con ammirazione. Ritengo che in questi dieci anni l’Ecm si sia evoluto, adattandosi alle esigenze del professionisti. Quello in vigore oggi non è un sistema macchinoso, ma molto efficiente e in grado di garantire un aggiornamento professionale di qualità.
Continuiamo con le critiche. I liberi professionisti ritengono di essere penalizzati rispetto ai colleghi, dipendenti delle Asl, in quanto devono pagare di tasca propria la formazione, in termini di costi e di tempo sottratto all’esercizio della professione.
Un problema che conosciamo bene e in questi anni abbiamo cercato di affrontare. Per questo la Commissione nazionale Ecm ha costituito un gruppo di lavoro dedicato ai liberi professionisti e non a caso il suo coordinatore è un dentista: il presidente della Commissione albo degli odontoiatri, Giuseppe Renzo. Ma le soluzioni individuate per cercare di accogliere le richieste coinvolgono più ministeri (come quello dell’Economia, ndr) e questo rende le cose difficili. Dobbiamo però ricordare che l’aggiornamento professionale arricchisce il professionista, lo rende più capace e quindi più apprezzato dai propri pazienti. L’aggiornamento è un’opportunità, un valore.
Secondo lei il nuovo sistema premia la qualità formativa?
Secondo me sì. L’espe­rienza maturata in questi anni ci ha permesso di mettere in campo una serie di garanzie della qualità e dell’indipendenza. Il controllo della qualità sarà infatti effettuato dall’Osservatorio nazionale, che svolgerà un attento monitoraggio di tutti i prodotti formativi. L’indipendenza è assicurata dalla presenza di più provider, accreditati dalla Commissione nazionale, e dal Comitato di garanzia, che controllerà il loro operato, dove una parte fondamentale sarà svolta dai comitati scientifici. Ma soprattutto saranno gli stessi discenti a giudicare il valore della formazione, e non solo attraverso la rilevazione del gradimento al termine dell’evento - che sarà comunque presa in considerazione dall’Osservatorio. Un parametro di qualità sarà infatti anche la partecipazione: se l’evento non è interessante, non verrà frequentato. Anche per questo la Commissione ha deciso di regolamentare l’assegnazione dei crediti, che ricordo saranno rilasciati dagli stessi provider, sulla base dell’impegno in termini di tempo dedicato alla formazione e sulla tipologia dello strumento formativo.
Tutti gli eventi con le stesse caratteristiche avranno lo stesso numero di crediti, a prescindere dalla qualità formativa proposta. Sarà poi proprio il meccanismo della concorrenza che spingerà i provider a organizzare eventi di qualità e in linea con i reali bisogni formativi del professionista. In questo modo non ci sarà più la corsa al credito, ma la ricerca della formazione di qualità.
Tra le questioni a cui non avete ancora dato una risposta vi è quella delle sanzioni. Ancora oggi, soprattutto nel settore odontoiatrico, sono molti i professionisti che non rispettano l’obbligo di aggiornarsi.
Introdurre sanzioni è come ammettere di aver perso, di non essere riusciti a creare quella cultura dell’aggiornamento che nei medici è anche un dettato deontologico. Ci si deve aggiornare non perché ci sono sanzioni o incentivi, ma per una esigenza professionale, per migliorarsi. Dopo dieci anni, questo momento è arrivato. Oggi l’offerta formativa è adeguata al numero di professionisti; e questo è uno dei motivi per cui non si è mai voluto introdurre sanzioni.
La Commissione sta lavorando con le Regioni per valutare se introdurre sanzioni per chi non si aggiorna oppure incentivi per chi segue quanto indicato dal programma Ecm. Su questo punto gli Ordini, stando a quanto definito dall’accordo Stato Regioni, avranno un ruolo determinante. Gli Ordini sono stati chiamati a registrare i crediti e valutare attraverso il dossier formativo se l’aggiornamento del singolo iscritto è compatibile con il percorso professionale di riferimento. Un ruolo che li impegnerà molto, soprattutto in termini di risorse organizzative. Per questo la Commissione ha programmato un incontro con tutti i presidenti degli Ordini provinciali, per chiarirne il ruolo e gli aspetti operativi.
L’Ordine si ritrova nel ruolo di controllore e di provider. Non vi è il rischio di un conflitto d’interessi?
Della questione se ne sta parlando da tempo all’interno della Commissione nazionale. Come provider, gli Ordini possono organizzare solo eventi su temi deontologici, etici e normativi; stando a queste indicazioni non vedo nessun conflitto d’interesse. Con la nuova Ecm avete rimescolato le carte in termini di valore degli strumenti formativi. Premiate di più la formazione attraverso Fad, corsi pratici e l’aggiornamento sul campo e meno quella ricevuta attraverso i congressi. Il sistema Ecm vuole premiare la formazione del saper fare e non del solo sapere. La Fad, i corsi e la formazione sul campo soddisfano meglio di altri strumenti questa esigenza. In particolare oltre alla Fad, strumento molto richiesto dai liberi professionisti, la formazione sul campo offrirà molte possibilità. Questa modalità formativa sarà attiva con l’accre­ditamento nazionale dei provider residenziali, che avrà inizio tra poche settimane

 
 

GdO 2010;6

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