So bene che scegliere non è facile, anche quando sai che molto probabilmente il tuo voto non sposterà l’esito della competizione elettorale. È un fatto di coscienza; non si può bluffare con se stessi soprattutto se si crede in quello che si fa. Per questo voglio dedicare questo Visto da Fuori all’unico dentista che al congresso elettivo Andi, appena celebrato, ha votato scheda bianca. Non perché voglia prenderlo in giro, magari richiamando lo scrutatore non votante cantato da Samuele Bersani: la dedica non è affatto ironica ma sincera. Il mio è un elogio a un gesto di un “pensante”, di uno che non si è lasciato coinvolgere dal “con chi stati” ma ha cercato di capire dove Gianfranco Prada e Francesco Scarparo volessero portare la sua associazione e di conseguenza la sua professione. Me lo immagino molto attento quando i due candidati hanno illustrato i loro programmi, attento anche durante gli interventi dei delegati che hanno dato il loro sostegno a uno o all’altro, sperando, forse, che qualcuno riuscisse a chiarirgli i dubbi. Niente. Allora eccolo “pendere” da quegli ultimi due interventi di dieci minuti con i quali Prada e Scarparo hanno potuto replicare alle questioni poste. Probabilmente a un certo punto si era convinto, ma poi, una volta nella cabina elettorale, non ha saputo scegliere, i dubbi sono tornati; ha alzato bandiera (scheda) bianca e ha preferito non schierarsi. Almeno se le cose non andranno come lui vorrebbe avrà la coscienza a posto, potrà dirsi: “Io quello non l’ho votato”.
Ma lui, delegato a schierarsi, probabilmente non lo ha voluto fare perché in realtà ha capito che la scelta non era sul nome della squadra che avrebbe governato l’associazione per i prossimi quattro anni e probabilmente neppure sul programma, sulla strada da percorrere. Quel dentista non ha voluto ammettere, come avrebbe fatto schierandosi con Prada, che la professione sta inesorabilmente cambiando e che quindi bisogna accettare dei compromessi per cercare di governare il cambiamento oppure, votando Scarparo, ammettere che questo cambiamento si può arginare combattendo i “barbari” che stanno tentando di invadere il fortino dell’odontoiatria italiana, alzando un muro, magari sperando di tornare ai fasti della professione degli anni ’80. Barbari intesi come il nuovo che avanza, che non sempre parla spagnolo, ma può chiamarsi anche crisi: pazienti che cercano (a volte lo credono solo) di spendere meno rivolgendosi a strutture che di low-cost hanno solo lo slogan. Barbari travestiti da professionisti che pensano che fare i dentisti è, forse, una missione, ma certamente è un lavoro e allora cercano di far fruttare il proprio investimento utilizzando tutte le opportunità legali che gli si presentano (fondi, assicurazioni, pubblicità). Barbari travestiti da servizio pubblico che si fa pagare le prestazioni che rendono (protesi e ortodonzia) e trascura le altre. Perché a mio avviso questa può essere la sintesi (so bene, troppo semplicistica, non arrabbiatevi!) degli interventi sentiti durante il congresso elettivo Andi. Se conoscessimo almeno la sua storia professionale, la sua età potremmo meglio ipotizzare il perché abbia deciso di votare scheda bianca. Io lo immagino di 55 anni, titolare di due studi, avviati uno in città e un altro in un paese vicino, dove si alterna per alcuni giorni la settimana. I figli hanno scelto un’altra strada e a volte si chiede quale futuro avranno lo studio e i pazienti quando vorrà ritirarsi.
È convinto che la crisi, in fondo, non l’abbia colpito; certo, qualche paziente è un po’ che non lo vede, ma grazie a questo è riuscito a ritagliarsi il venerdì pomeriggio e il lunedì mattina per le sue cose: magari per un fine settimana lungo ogni tanto. Avrebbe a mani basse scelto di innalzare il muro, sarebbe salito sulle barricate pur di mantenere quanto ha costruito in questi anni fino alla pensione. Poi, aprendo la scheda elettorale gli è venuto in mente quel giovane odontoiatra di 35 anni che due pomeriggi alla settimana viene (da una decina di anni) nel suo studio a fare endodonzia quando gli ha chiesto cosa ne pensava se fosse andato a lavorare in un centro in franchising. E i dubbi sono tornati. Ovviamente non so dire chi tra i delegati che hanno votato uno dei due candidati ha fatto la scelta giusta. Come non so quanto quella scelta potrà condizionare il futuro della vostra professione.
Credendo nell’associazionismo e nel ruolo della politica; mi piace pensare (sarò ingenuo?) che anche il congresso elettivo Andi, come tutti gli altri congressi del settore dentale e non solo, siano condizionati nelle scelte dalle idee, dalla visione di un progetto. Invece un giorno scoprirò che il dentista non votante ha scelto di non schierarsi perché amico di tutti e due candidati. Riuscirò a sopravvivere per la delusione?
GdO 2010;10
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