Non solo i dentisti guardano con sospetto la nuova normativa sui fondi integrativi: anche le compagnie di assicurazione si pongono dei dubbi. I timori sono principalmente sulla confusione creata dagli interventi legislativi che hanno di fatto portato altri competitor - come Fondi e Casse mutue - in un settore fino a oggi governato quasi “in esclusiva” dalle assicurazioni. Non a caso, Assoprevidenza ha avviato un tavolo tecnico di autoregolamentazione con Ania, Abi, Confcommercio e Fimiv per sottoporre soluzioni operative al ministero del Lavoro e della Salute. Tra i tanti convegni promossi in questi mesi sul tema, ottimi spunti per vedere il problema dal punto di vista di chi dovrebbe o vorrebbe gestire la “torta” della sanità integrativa è quello organizzato nei primi giorni di settembre dalla rivista Il Giornale delle Assicurazioni al quale hanno partecipato rappresentati dei principali Gruppi assicurativi. Il principale dubbio delle compagnie è verso i provvedimenti licenziati dal Governo, ma ancora da approvare. La domanda è: daranno una spinta al mercato delle polizze sanitarie oppure saranno un freno? “Il problema principale - ha detto Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza - è quello della fiscalità e le varie circolari fino a oggi emanate dall’amministrazione finanziaria non hanno fatto abbastanza chiarezza; in particolare, i dubbi sono verso il trattamento dei lavoratori subordinati e autonomi.” Per Fabio Carniol, country lob leader di Tower Watson, “il mercato sta vivendo un momento confuso: da una parte abbiamo una domanda crescente di maggior protezione rispetto al tema salute, e dall’altra una normativa ancora incompleta e di non chiara applicazione, che, spesso, mette le aziende nella necessità di chiedere consulenza”. Riportando i dati di una ricerca condotta dalla Tower Watson, in collaborazione con Gfk - Eurisko, Carniol sottolinea che a emergere è che il rimborso delle spese mediche è tra i benefit più apprezzati dal 42% degli impiegati (è il preferito in assoluto) e dal 28% dei quadri dirigenti. Il principale trend del mercato, spiega Carniol, “è un aumento generalizzato nell’offerta di assistenza sanitaria integrativa: tradizionalmente riservata ai dirigenti, ora è proposta dalle aziende a tutti i dipendenti”.
Ma all’aumentare delle richieste, ha spiegato, sono aumentati i costi: +30% tra il 2005-2007 in Italia, contro il 27% degli Usa. Di conseguenza, le compagnie, per contenerli, hanno introdotto franchigie e scoperti, prevedendo prestazioni esclusivamente in centri convenzionati. A sostenere che l’assistenza integrativa potrà essere un’opportunità per le assicurazioni è Maurizio Gottardi, responsabile del ramo infortuni di Generali, convinto che il business assicurativo può esserci e che si debba sviluppare una vera integrazione (e non mera sostituzione) del Ssn. “L’attenzione - dice Gottardi - va posta sui margini di redditività che la compagnia deve ottenere attraverso il recupero di efficienza. Per esempio, il controllo dei costi attraverso il network dei convenzionati è una strada da continuare a percorrere e migliorare, sviluppando nuove tipologie di rapporti con i provider sanitari.” Se da un lato i presupposti positivi per un decollo dell’assistenza integrativa vengono dai dati sulla spesa out of pocket (quella pagata di tasca propria dai cittadini), le criticità sembrano indicare come la normativa sia ancora un cantiere aperto e fino a quando non si individueranno regole certe sarà difficile investire con profitto nel settore. Per rendere appetibile ed equa la sanità integrativa occorrerà fare in modo che sia accessibile a tutta la popolazione e a oggi, hanno evidenziato i relatori, mancano ancora le regole per lo sviluppo dei fondi aperti. Ma non solo. Secondo Placido Putzolu, presidente della Federazione italiana della mutualità integrativa volontaria, “la restrizione del campo operativo alle sole prestazioni integrative, al quale va aggiunto il peso dei due ambiti di intervento di maggior costo privato (la non autosufficienza e l’odontoiatria), richiede un’assunzione di responsabilità sociale diffusa, che coinvolge gli operatori del settore, le istituzioni, in primo luogo quelle locali”.
GdO 2010;13
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